Riuscirai finalmente a sfuggire al dolore di cui porti l’impronta fin dall’adolescenza? Pensi realisticamente di poter trionfare sui condizionamenti subiti prima ancora di imparare a parlare?
L'oroscopo di Internazionale di questa settimana comincia così:
ora, io leggo questo oroscopo perchè di solito cita qualche frase interessante, o dà notizie curiose.
Però stavolta mi sento presa personalmente per il culo. Il che è paranoico, oltre che un tantino egocentrico, lo so.
ma non posso farne a meno.
Mi fa venire voglia di urlare.
Anche perchè poche sere fa ho dimostrato di essere proprio una schiappa, nello sfuggire. E pure nel trionfare.
Merdimonio.
venerdì 31 dicembre 2010
venerdì 24 dicembre 2010
I regali che non ho fatto (elenco)
Da alcuni anni, direi 3-4, rispetto il mio non cattolicesimo non celebrando il natale.
E questo implica anche evitare di fare (e ricevere) regali.
Mi piace fare regali, ma piace farli quando voglio io.
Però, se avessi potuto, questo natale avrei voluto fare questi regali. Non sempre graditi, suppongo, ma eccoli.
- a Vlad, un linguaggio a me chiaro per dirmi i suoi pensieri
- a E., che anche con le lenti a contatto spesso non riesce a vedere oltre il proprio naso, un po' di capacità di cambiare punto di vista.
- a mia madre, la sensazione di non avere affanni, e la soddisfazione nei miei riguardi
- a G., l'entusiasmo visibile ed esternato per qualcosa che non sia quello, e insieme poi quello, meritato e non ancora avuto
- a L. una donna che lo ami e lo sopporti quando dice cose ingestibili
- ad alcune colleghe, un paio di scarpe senza tacchi e una giornata senza specchiarsi
- a C., la maturità per ammettere le proprie schifezze e smetterla di sentirsi vittima
- a me, un passato con meno nodi e meno ricordi.
E questo implica anche evitare di fare (e ricevere) regali.
Mi piace fare regali, ma piace farli quando voglio io.
Però, se avessi potuto, questo natale avrei voluto fare questi regali. Non sempre graditi, suppongo, ma eccoli.
- a Vlad, un linguaggio a me chiaro per dirmi i suoi pensieri
- a E., che anche con le lenti a contatto spesso non riesce a vedere oltre il proprio naso, un po' di capacità di cambiare punto di vista.
- a mia madre, la sensazione di non avere affanni, e la soddisfazione nei miei riguardi
- a G., l'entusiasmo visibile ed esternato per qualcosa che non sia quello, e insieme poi quello, meritato e non ancora avuto
- a L. una donna che lo ami e lo sopporti quando dice cose ingestibili
- ad alcune colleghe, un paio di scarpe senza tacchi e una giornata senza specchiarsi
- a C., la maturità per ammettere le proprie schifezze e smetterla di sentirsi vittima
- a me, un passato con meno nodi e meno ricordi.
sabato 18 dicembre 2010
lunedì 13 dicembre 2010
pensieri oziosi
...all'improvviso arriva la sensazione, o la paura, di non farcela.
Che tutta questa roba, gli sforzi, la fatica, i pensieri, l'attenzione...finiscano in polvere.
Una paura così è inconfessabile, ad alta voce.
Anche perchè, a confessarla, ti tiri addosso la ferocia di chi "per il tuo bene" deve assolutamente trascinarti davanti allo specchio e indicarti a uno a uno i punti deboli.
E ti viene da pensare che faresti meglio a rinunciare a tutto e basta.
Nei prossimi giorni forse dovrò affrontare una situazione particolare.
Qualcosa che sarà un po' lo specchio (deformato) di quella che sarebbe stata la mia, di situazione se, a metà degli anni che ho ora, qualcuno avesse saputo cosa facevo e pensavo.
Mi domando, a tempo perso, cosa sarebbe stato di me se.
Nei film, poi, lo dicono sempre. Dicono "ah..ero così e cosà, ma un giorno quel prete/insegnante/allenatore/fornaio/idraulico/geometra si è accorto di me e mi ha aiutato a cambiare".
E se un giorno di quelli una di quelle persone lì si fosse accorta di me?
Boh.
Sarà strano, essere come a metà, vedere le cose un po' da fuori e un po' da dentro, e cercare di fare il meglio (cioè di evitare i danni più grossi).
Ma, come disse il boia di Londra...è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.
Che tutta questa roba, gli sforzi, la fatica, i pensieri, l'attenzione...finiscano in polvere.
Una paura così è inconfessabile, ad alta voce.
Anche perchè, a confessarla, ti tiri addosso la ferocia di chi "per il tuo bene" deve assolutamente trascinarti davanti allo specchio e indicarti a uno a uno i punti deboli.
E ti viene da pensare che faresti meglio a rinunciare a tutto e basta.
Nei prossimi giorni forse dovrò affrontare una situazione particolare.
Qualcosa che sarà un po' lo specchio (deformato) di quella che sarebbe stata la mia, di situazione se, a metà degli anni che ho ora, qualcuno avesse saputo cosa facevo e pensavo.
Mi domando, a tempo perso, cosa sarebbe stato di me se.
Nei film, poi, lo dicono sempre. Dicono "ah..ero così e cosà, ma un giorno quel prete/insegnante/allenatore/fornaio/idraulico/geometra si è accorto di me e mi ha aiutato a cambiare".
E se un giorno di quelli una di quelle persone lì si fosse accorta di me?
Boh.
Sarà strano, essere come a metà, vedere le cose un po' da fuori e un po' da dentro, e cercare di fare il meglio (cioè di evitare i danni più grossi).
Ma, come disse il boia di Londra...è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.
domenica 12 dicembre 2010
Pavor noctis
Mia madre mi ricorda, a volte, che ne soffrivo.
Che fa parte della crescita.
sicuramente è così.
Ma io è da un pezzo che non cresco più. Invecchio, a ben guardare.
ma non "cresco".
E allora perchè mi torna ancora?
perchè mi sveglio occhi sbarrati e terrore immotivato? sempre tra le 3 e le 4 del mattino, in quel maledetto buio invernale in cui l'alba è lontana almeno altre 3 ore, quando va bene.
Stanotte ho una brutta sensazione.
ho quella sensazione.
Posso tentare di addomesticarla.
Prima di tutto, camomilla.
Poi un libro che mi piaccia, magari già letto, così non ho sorprese ma solo un rassicurante ripetersi (tutto torna, no? Anche i bambini piccoli amano la rilettura, proprio per questo motivo).
Poi un fumettino leggero leggero, per stemperare ancora di più i pensieri.
Di solito tutto questo non è che conti tantissimo, ma alle volte un po' sì.
E "un po'" e "alle volte" sono già abbastanza per farmi decidere di provare, perchè non si sa mai che non sia questa la serata buona.
non fosse che domani inizia una lunga settimana, potrei stare tutta la notte al pc, scribacchiare, guardare qualche vecchio poliziesco, ascoltare podcast. In questo modo ingannerei il buio impedendogli di ghermirmi.
ma non si può.
Occorre affrontare la notte. E se stessi, dentro la notte.
Che fa parte della crescita.
sicuramente è così.
Ma io è da un pezzo che non cresco più. Invecchio, a ben guardare.
ma non "cresco".
E allora perchè mi torna ancora?
perchè mi sveglio occhi sbarrati e terrore immotivato? sempre tra le 3 e le 4 del mattino, in quel maledetto buio invernale in cui l'alba è lontana almeno altre 3 ore, quando va bene.
Stanotte ho una brutta sensazione.
ho quella sensazione.
Posso tentare di addomesticarla.
Prima di tutto, camomilla.
Poi un libro che mi piaccia, magari già letto, così non ho sorprese ma solo un rassicurante ripetersi (tutto torna, no? Anche i bambini piccoli amano la rilettura, proprio per questo motivo).
Poi un fumettino leggero leggero, per stemperare ancora di più i pensieri.
Di solito tutto questo non è che conti tantissimo, ma alle volte un po' sì.
E "un po'" e "alle volte" sono già abbastanza per farmi decidere di provare, perchè non si sa mai che non sia questa la serata buona.
non fosse che domani inizia una lunga settimana, potrei stare tutta la notte al pc, scribacchiare, guardare qualche vecchio poliziesco, ascoltare podcast. In questo modo ingannerei il buio impedendogli di ghermirmi.
ma non si può.
Occorre affrontare la notte. E se stessi, dentro la notte.
domenica 5 dicembre 2010
sabato 4 dicembre 2010
L'angolo del fai-da-te_ Il golem
Queste fredde (e umidissime, e densamente nebbiose) serate di inverno, mi inducono a ritirarmi in casa.
A chiudermi nel mio bozzolo. Per non impigrirsi troppo, niente di meglio di un po' di fai-da-te.
Per esempio, ecco..Come creare un golem
Fase 1
Prendere una grande quantità di terra o argilla.
Fase 2
Impastare l'argilla in una figura simile a un uomo. Lasciare la figura imperfetta, perché solo dio può rendere le cose perfettamente.
Fase 3
Imprimere il nome di dio sul Golem in uno dei seguenti modi: camminare o ballargli attorno pronunciando le lettere dell'alfabeto ebraico che formano il nome segreto di Dio, incidere le lettere ebraiche per la parola "verità" sulla fronte o attaccare una pergamena con il nome di Dio sul braccio del Golem o nella bocca.
Fase 4
Chiedere al golem di eseguire il compito desiderato. Dare gli ordini con precisione, perché il golem eseguirà gli ordini letteralmente .
Fase 5
Disattivare il golem invertendo la procedura utilizzata per crearlo: camminargli o ballargli attorno all'indietro pronunciando il nome di Dio all'incontrario, rimuovere la prima lettera dalla parola "verità", rendendola la parola "morte" o rimuovere la pergamena dalla sua bocca o dal braccio.
Buon divertimento.
A chiudermi nel mio bozzolo. Per non impigrirsi troppo, niente di meglio di un po' di fai-da-te.
Per esempio, ecco..Come creare un golem
Fase 1
Prendere una grande quantità di terra o argilla.
Fase 2
Impastare l'argilla in una figura simile a un uomo. Lasciare la figura imperfetta, perché solo dio può rendere le cose perfettamente.
Fase 3
Imprimere il nome di dio sul Golem in uno dei seguenti modi: camminare o ballargli attorno pronunciando le lettere dell'alfabeto ebraico che formano il nome segreto di Dio, incidere le lettere ebraiche per la parola "verità" sulla fronte o attaccare una pergamena con il nome di Dio sul braccio del Golem o nella bocca.
Fase 4
Chiedere al golem di eseguire il compito desiderato. Dare gli ordini con precisione, perché il golem eseguirà gli ordini letteralmente .
Fase 5
Disattivare il golem invertendo la procedura utilizzata per crearlo: camminargli o ballargli attorno all'indietro pronunciando il nome di Dio all'incontrario, rimuovere la prima lettera dalla parola "verità", rendendola la parola "morte" o rimuovere la pergamena dalla sua bocca o dal braccio.
Buon divertimento.
giovedì 4 novembre 2010
punti interrogativi
a volte vorrei prendere il telefono e chiamare e fare domande.
Chiamare persone che non sento più e chiedere "Ti ricordi quel giorno? Cos'era successo davvero? E quella volta? Tu cosa pensavi? E quando poi...?"
Ho una memoria abbastanza buona, anzi a volte molto buona. Ma la memoria, si sa, non è qualcosa di fisso.
I ricordi pian piano sbiadiscono, e noi li restauriamo come possiamo, come fossero vecchie case.
Non parlo di "falsi ricordi", ma di quelli "veri", di quelli che conserviamo in mente, pensando che siano il ritratto fedele di una qualche realtà.
A volte mi confondo. A volte penso a qualcosa, e mi domando se quello che ho è un ricordo vero o qualcosa di rattoppato nel momento in cui cominciava a sbiadire.
Per questo vorrei sempre parlare, parlare. Chiedere. Sentirmi dare l'altra versione, sentirmi dire cosa è accaduto e cosa no, e quando e come.
E com'era l'aria quel giorno , e se l'autobus era affollato,e se era mirto il liquore, e se avevi in mano dei crakers, e se la moquette era blu scuro, e se e se e se.
Ci sono poche costanti nella mia vita. Poche persone rimaste nel tempo.
A volte le interrogo, chiedo, ricordo. Quando è possibile, lo faccio. Di solito ottengo facce stupite, e "come fai a ricordatelo? Io l'avevo dimenticato...".
Mi resta come un senso di incompiutezza, quando affiorano dubbi e ricordi su qualcuno che per vari ed eventuali motivi non posso avere sottomano, o anche solo sottovoce (anche nel senso di non urlarle, le domande, che non è per rabbia, ma quasi sempre solo per bisogno di sapere).
Suppongo che prima o poi si attenuerà. Probabilmente quando la mia memoria vacillerà al punto da non riuscire più a ricordare a chi chiedere cosa.
A quel punto, però, non so più nemmeno chi o cosa sarò io, probabilmente.
Chiamare persone che non sento più e chiedere "Ti ricordi quel giorno? Cos'era successo davvero? E quella volta? Tu cosa pensavi? E quando poi...?"
Ho una memoria abbastanza buona, anzi a volte molto buona. Ma la memoria, si sa, non è qualcosa di fisso.
I ricordi pian piano sbiadiscono, e noi li restauriamo come possiamo, come fossero vecchie case.
Non parlo di "falsi ricordi", ma di quelli "veri", di quelli che conserviamo in mente, pensando che siano il ritratto fedele di una qualche realtà.
A volte mi confondo. A volte penso a qualcosa, e mi domando se quello che ho è un ricordo vero o qualcosa di rattoppato nel momento in cui cominciava a sbiadire.
Per questo vorrei sempre parlare, parlare. Chiedere. Sentirmi dare l'altra versione, sentirmi dire cosa è accaduto e cosa no, e quando e come.
E com'era l'aria quel giorno , e se l'autobus era affollato,e se era mirto il liquore, e se avevi in mano dei crakers, e se la moquette era blu scuro, e se e se e se.
Ci sono poche costanti nella mia vita. Poche persone rimaste nel tempo.
A volte le interrogo, chiedo, ricordo. Quando è possibile, lo faccio. Di solito ottengo facce stupite, e "come fai a ricordatelo? Io l'avevo dimenticato...".
Mi resta come un senso di incompiutezza, quando affiorano dubbi e ricordi su qualcuno che per vari ed eventuali motivi non posso avere sottomano, o anche solo sottovoce (anche nel senso di non urlarle, le domande, che non è per rabbia, ma quasi sempre solo per bisogno di sapere).
Suppongo che prima o poi si attenuerà. Probabilmente quando la mia memoria vacillerà al punto da non riuscire più a ricordare a chi chiedere cosa.
A quel punto, però, non so più nemmeno chi o cosa sarò io, probabilmente.
giovedì 21 ottobre 2010
si preferisce. Perchè a volte, è come avere.
Sophie preferisce avere lo stomaco in subbuglio piuttosto che andare in coma e dormire tutto il tempo. Il tempo passato a dormire è tempo senza Solomon...
Wallace. Questa è l'acqua.
"...tu prendi le cose così. come se dovessero andare male. ma tu non stai morendo..."
Certo.
Ma a volte la testa non lo sa, che le cose non stanno così. E non ti fa dormire. Perchè il tempo passato a dormire è tempo senza.
...come avere sempre davanti e sotto un enorme buco nero senza fondo, un buco nero, nerissimo, con dentro qualche spunzone, magari, e tu fai parte di quel buco, e cadi anche quando rimani dove sei (...magari quando capisci che il buco sei tu e nient'altro...)
Wallace. Questa è l'acqua
Wallace. Questa è l'acqua.
"...tu prendi le cose così. come se dovessero andare male. ma tu non stai morendo..."
Certo.
Ma a volte la testa non lo sa, che le cose non stanno così. E non ti fa dormire. Perchè il tempo passato a dormire è tempo senza.
...come avere sempre davanti e sotto un enorme buco nero senza fondo, un buco nero, nerissimo, con dentro qualche spunzone, magari, e tu fai parte di quel buco, e cadi anche quando rimani dove sei (...magari quando capisci che il buco sei tu e nient'altro...)
Wallace. Questa è l'acqua
Etichette:
...libri...frasi...,
a bunny's life
lunedì 4 ottobre 2010
sono una creatura orrenda.
Questa volta attesto a me stessa di aver fatto veramente del mio meglio per:
- essere comprensiva
- essere diplomatica
- andare incontro all'altrui esigenza
- rispettare l'altrui volere
- non far pesare il mio lato della faccenda (la mia stanchezza, la mia delusione, il mio dispiacere).
Ora parte il secondo step.
Essere contenta di questo. Stringermi la mano da sola e dirmi che questo è il comportamento adeguato, fino a ricavarne una consapevolezza che sia bastevole per esser soddisfatta.
Il secondo step è arrivare a considerare questo il risultato finale, a essere contenta di questo e a prenderlo come cosa buona.
Sono ben lontana, dal secondo step.
Sono ancora, con tutte le scarpe, nella fase in cui vorrei che mi venisse riconosciuto lo sforzo. In cui vorrei che ci si mettesse nei miei panni.
anche se so benissimo che non ho ancora finito di mettermi in quelli altrui.
Porca miseria, che fatica che si fa.
mi sa che sono proprio un'orrenda creatura, alle volte.
Non faccio in tempo a comportarmi in maniera civile e normale, che vorrei immediatamente essere ricompensata. Senza riuscire ad infilare nella mia testa durissima che se tutti ragionassero come me, sai che giostra.
- essere comprensiva
- essere diplomatica
- andare incontro all'altrui esigenza
- rispettare l'altrui volere
- non far pesare il mio lato della faccenda (la mia stanchezza, la mia delusione, il mio dispiacere).
Ora parte il secondo step.
Essere contenta di questo. Stringermi la mano da sola e dirmi che questo è il comportamento adeguato, fino a ricavarne una consapevolezza che sia bastevole per esser soddisfatta.
Il secondo step è arrivare a considerare questo il risultato finale, a essere contenta di questo e a prenderlo come cosa buona.
Sono ben lontana, dal secondo step.
Sono ancora, con tutte le scarpe, nella fase in cui vorrei che mi venisse riconosciuto lo sforzo. In cui vorrei che ci si mettesse nei miei panni.
anche se so benissimo che non ho ancora finito di mettermi in quelli altrui.
Porca miseria, che fatica che si fa.
mi sa che sono proprio un'orrenda creatura, alle volte.
Non faccio in tempo a comportarmi in maniera civile e normale, che vorrei immediatamente essere ricompensata. Senza riuscire ad infilare nella mia testa durissima che se tutti ragionassero come me, sai che giostra.
mercoledì 29 settembre 2010
rimuovere
Ci sono pensieri talmente bui che non vogliono nemmeno essere condivisi.
me ne accorgo stasera, mentre le dita scivolano sui tasti evitando accuratamente di dire davvero.
Chi è che diceva che è solo "altro materiale da romanzo" o qualcosa del genere? Flaubert?
non so, non ricordo, sono confusa.
probabilmente lo è, probabilmente potrebbe diventarlo.
O lo diventerà.
Di sicuro non può restare per sempre chiuso nel breve spazio tra gli occhi rossi e la punta delle dita.
Eppure, questa sera non riesce a uscire.
A volte vorrei solo avere una grossa gomma per cancellare. E aver scritto la mia vita in leggeri tratti di matita.
me ne accorgo stasera, mentre le dita scivolano sui tasti evitando accuratamente di dire davvero.
Chi è che diceva che è solo "altro materiale da romanzo" o qualcosa del genere? Flaubert?
non so, non ricordo, sono confusa.
probabilmente lo è, probabilmente potrebbe diventarlo.
O lo diventerà.
Di sicuro non può restare per sempre chiuso nel breve spazio tra gli occhi rossi e la punta delle dita.
Eppure, questa sera non riesce a uscire.
A volte vorrei solo avere una grossa gomma per cancellare. E aver scritto la mia vita in leggeri tratti di matita.
mercoledì 15 settembre 2010
Avevo pensato di rispondere, contemporaneamente, a più richieste, alla richiesta plurima e detta con parole diverse "scrivi cose gioiose/felici/allegre etc", mettendomi a scrivere qualcosa di bello, di veramente bello, non appena fosse accaduto.
Avevo aspettato...scommettendo tra me e me. Che la prossima volta sarebbe stata quella buona.
Credo però di avere un qualche difetto agli occhiali. Vedo appannato, forse.
Sarà quello, che non mi fa vedere le cose belle che sicuramente accadono ("capitano a tutti, capitano!"?
una cosa carina è successa, sì, vogliamo considerarla, sì, certo, ma se la penso...mi ha solo sfiorato.
L'ho vissuta da sola, perchè mancava chi avrei voluto al fianco.
L'ho vissuta di striscio, indecisa fino all'ultimo se prendervi parte o no.
Ed è stato tutto effimero, come quell'insetto..che si chiama così se non sbaglio, proprio perchè non è che abbia una vita tanto lunga.
Ci sono state piccole e medie delusioni, quelle grande le ho messe da parte insieme alle loro gemelle, le grandi speranze.
A questo punto, avrei dovuto aspettare ancora, per rispettare la scommessa tra me e me stessa.
Ma dato che alla fine la scrittura è terapeutica, per me....questo conta, e a questo voglio pensare. Che conti. Che serva. Che sia.
E' tornato l'autunno.
Sono tornate tante cose.
Ci sono state nuove parole, in parte smentite dai fatti quando erano ancora teneri embrioni.
Inizio a tacere, a trattenere scampoli di informazioni, a rispondere vaga, per non dover ascoltare sospiri di compatimento.
Un fatto. Indegno di nota, ma piccolo e incis(iv)o. L'altro giorno, fila in banca.
Sfoglio distratta un giornale. Un giornale maschile.
Apro a caso.
Pagina intera, un uomo dai capelli bianchi corti, fisico asciutto, solleva in aria una ridente donna di 30-35 anni.
Titolo della pubblicità: hai 50 anni e ti senti un leone?
e poi non ricordo, ma credo vendessero integratori o qualcosa del genere.
Perchè lui se si sente un leone deve sollevare allegramente una di vent'anni più giovane?
Perchè non il contrario?
Perchè non possono essere coetanei?
Perchè perchè perchè?
Ho odiato quella pagina. Per un attimo.
Non mi interessa chi ha quanti anni e che animale si sente chi.
Ma l'immagine mi ha innervosita. Per un attimo.
poi ci ha pensato la bancaria più svogliata del mondo a farmi indirizzare altrove il livore.
Comunque sia, i giorni si affastellano gli uni sugli altri.
Costruisco mobiletti per la casa. Poi, incredula, li fotografo anche.
Perfeziono la mia abilità nello stirare senza ferro da stiro.
Tengo in più o meno ordine, gatto casinaro permettendo.
Ho vissuto momenti peggiori, questo è certo.
Avevo aspettato...scommettendo tra me e me. Che la prossima volta sarebbe stata quella buona.
Credo però di avere un qualche difetto agli occhiali. Vedo appannato, forse.
Sarà quello, che non mi fa vedere le cose belle che sicuramente accadono ("capitano a tutti, capitano!"?
una cosa carina è successa, sì, vogliamo considerarla, sì, certo, ma se la penso...mi ha solo sfiorato.
L'ho vissuta da sola, perchè mancava chi avrei voluto al fianco.
L'ho vissuta di striscio, indecisa fino all'ultimo se prendervi parte o no.
Ed è stato tutto effimero, come quell'insetto..che si chiama così se non sbaglio, proprio perchè non è che abbia una vita tanto lunga.
Ci sono state piccole e medie delusioni, quelle grande le ho messe da parte insieme alle loro gemelle, le grandi speranze.
A questo punto, avrei dovuto aspettare ancora, per rispettare la scommessa tra me e me stessa.
Ma dato che alla fine la scrittura è terapeutica, per me....questo conta, e a questo voglio pensare. Che conti. Che serva. Che sia.
E' tornato l'autunno.
Sono tornate tante cose.
Ci sono state nuove parole, in parte smentite dai fatti quando erano ancora teneri embrioni.
Inizio a tacere, a trattenere scampoli di informazioni, a rispondere vaga, per non dover ascoltare sospiri di compatimento.
Un fatto. Indegno di nota, ma piccolo e incis(iv)o. L'altro giorno, fila in banca.
Sfoglio distratta un giornale. Un giornale maschile.
Apro a caso.
Pagina intera, un uomo dai capelli bianchi corti, fisico asciutto, solleva in aria una ridente donna di 30-35 anni.
Titolo della pubblicità: hai 50 anni e ti senti un leone?
e poi non ricordo, ma credo vendessero integratori o qualcosa del genere.
Perchè lui se si sente un leone deve sollevare allegramente una di vent'anni più giovane?
Perchè non il contrario?
Perchè non possono essere coetanei?
Perchè perchè perchè?
Ho odiato quella pagina. Per un attimo.
Non mi interessa chi ha quanti anni e che animale si sente chi.
Ma l'immagine mi ha innervosita. Per un attimo.
poi ci ha pensato la bancaria più svogliata del mondo a farmi indirizzare altrove il livore.
Comunque sia, i giorni si affastellano gli uni sugli altri.
Costruisco mobiletti per la casa. Poi, incredula, li fotografo anche.
Perfeziono la mia abilità nello stirare senza ferro da stiro.
Tengo in più o meno ordine, gatto casinaro permettendo.
Ho vissuto momenti peggiori, questo è certo.
martedì 24 agosto 2010
la fonte eterna...
Scrivere continua ad avere una funzione auto-terapeutica.
Faccio anche i compiti, mi impegno e poi relaziono ogni due settimane.
E oltretutto, sto facendo gli esercizi di TA, anche se non mi vengono proprio bene bene....
La cosa difficile è che per ogni progresso,per ogni rattoppo fatto...salta fuori una nuova difficoltà, una nuova prova.
Mi domando se sarò in grado di affrontare tutto questo. O se prima o poi non ne verrò sopraffatta.
Da tutta questa faticosa me stessa.
E' come se tutto questo dolore, tutta questa lava che mi brucia dentro, non facessero altro che scavarsi nuove strade per uscire, quando a me sembra di averne ripulita finalmente un'altra, e un'altra, e un'altra.
A volte è davvero desolante.
Faccio anche i compiti, mi impegno e poi relaziono ogni due settimane.
E oltretutto, sto facendo gli esercizi di TA, anche se non mi vengono proprio bene bene....
La cosa difficile è che per ogni progresso,per ogni rattoppo fatto...salta fuori una nuova difficoltà, una nuova prova.
Mi domando se sarò in grado di affrontare tutto questo. O se prima o poi non ne verrò sopraffatta.
Da tutta questa faticosa me stessa.
E' come se tutto questo dolore, tutta questa lava che mi brucia dentro, non facessero altro che scavarsi nuove strade per uscire, quando a me sembra di averne ripulita finalmente un'altra, e un'altra, e un'altra.
A volte è davvero desolante.
lunedì 16 agosto 2010
di nuovo
Il mio malessere è ciclico, evidentemente.
Come un sacco di altre cose.
Solo che non segue un processo regolare e prevedibile, e così ogni volta mi trova impreparata.
Se avesse una cadenza mensile sarebbe diverso, saprei quando aspettarmi "questo" e, non so, mi organizzerei in qualche modo, per non essere sola per esempio. Barerei, cercherei in ogni modo di fregarlo.
Ma probabilmente lui si sposterebbe di un giorno, e il gioco sarebbe uguale a prima.
Forse, se riuscissi davvero a capire questo, mi sentirei meglio.
Probabilmente il trucco sta nel lasciar fluire le cose, nell'accettare questa sensazione, nel lasciare che faccia il suo corso, perchè solo così la si può esorcizzare.
Ripeto a me stessa che sono migliorata.
Ma ancora non ci credo.
E vorrei cancellare fette di passato.
Come un sacco di altre cose.
Solo che non segue un processo regolare e prevedibile, e così ogni volta mi trova impreparata.
Se avesse una cadenza mensile sarebbe diverso, saprei quando aspettarmi "questo" e, non so, mi organizzerei in qualche modo, per non essere sola per esempio. Barerei, cercherei in ogni modo di fregarlo.
Ma probabilmente lui si sposterebbe di un giorno, e il gioco sarebbe uguale a prima.
Forse, se riuscissi davvero a capire questo, mi sentirei meglio.
Probabilmente il trucco sta nel lasciar fluire le cose, nell'accettare questa sensazione, nel lasciare che faccia il suo corso, perchè solo così la si può esorcizzare.
Ripeto a me stessa che sono migliorata.
Ma ancora non ci credo.
E vorrei cancellare fette di passato.
martedì 10 agosto 2010
libri
"La realtà è dolorosa e imperfetta", mi diceva (mia madre), "è questa la sua natura e per questo la distinguiamo dai sogni.
La realtà ci ferisce, anche quando, per un attimo, ci sembra un sogno.
nei libri c'è tutto ciò che esiste, spesso con colori più autentici, e senza il dolore vero di tutto ciò che realmente esiste. Tra la vita e i libri, figlio, scegli i libri."
Agualusa_ Il venditore di passati
Mia madre non ha mai parlato così chiaramente.
Però mi faceva leggere.
Prima dei 16 anni avevo già divorato Tolstoj, Dostoevskij, Marquez, Zola...e poi La morte a Venezia, Schiavo d'amore, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, e tanto altro.
Leggevo.
Adesso ho il doppio di quegli anni, e ancora leggo, leggo, leggo.
Anche e soprattutto d'estate, chiusa in casa, in penombra.
La realtà mi ferisce. Mi assedia.
Continuo ad esser fatta di carta velina, mi stropiccio facilmente e mi lacero, quasi senza far rumore.
Le mie brevi sortite nella realtà, quella vera, quella che non è lavoro nè obbligo, hanno spesso un retrogusto amarognolo. Come se una sostanza vischiosa mi ricoprisse e non mi permettesse di toccare davvero le cose.
Tutto ciò che vorrei è condividere davvero. Ho viaggiato per anni, da sola.
La realtà ci ferisce, anche quando, per un attimo, ci sembra un sogno.
nei libri c'è tutto ciò che esiste, spesso con colori più autentici, e senza il dolore vero di tutto ciò che realmente esiste. Tra la vita e i libri, figlio, scegli i libri."
Agualusa_ Il venditore di passati
Mia madre non ha mai parlato così chiaramente.
Però mi faceva leggere.
Prima dei 16 anni avevo già divorato Tolstoj, Dostoevskij, Marquez, Zola...e poi La morte a Venezia, Schiavo d'amore, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, e tanto altro.
Leggevo.
Adesso ho il doppio di quegli anni, e ancora leggo, leggo, leggo.
Anche e soprattutto d'estate, chiusa in casa, in penombra.
La realtà mi ferisce. Mi assedia.
Continuo ad esser fatta di carta velina, mi stropiccio facilmente e mi lacero, quasi senza far rumore.
Le mie brevi sortite nella realtà, quella vera, quella che non è lavoro nè obbligo, hanno spesso un retrogusto amarognolo. Come se una sostanza vischiosa mi ricoprisse e non mi permettesse di toccare davvero le cose.
Tutto ciò che vorrei è condividere davvero. Ho viaggiato per anni, da sola.
Iscriviti a:
Post (Atom)