Ci sono pensieri talmente bui che non vogliono nemmeno essere condivisi.
me ne accorgo stasera, mentre le dita scivolano sui tasti evitando accuratamente di dire davvero.
Chi è che diceva che è solo "altro materiale da romanzo" o qualcosa del genere? Flaubert?
non so, non ricordo, sono confusa.
probabilmente lo è, probabilmente potrebbe diventarlo.
O lo diventerà.
Di sicuro non può restare per sempre chiuso nel breve spazio tra gli occhi rossi e la punta delle dita.
Eppure, questa sera non riesce a uscire.
A volte vorrei solo avere una grossa gomma per cancellare. E aver scritto la mia vita in leggeri tratti di matita.
mercoledì 29 settembre 2010
mercoledì 15 settembre 2010
Avevo pensato di rispondere, contemporaneamente, a più richieste, alla richiesta plurima e detta con parole diverse "scrivi cose gioiose/felici/allegre etc", mettendomi a scrivere qualcosa di bello, di veramente bello, non appena fosse accaduto.
Avevo aspettato...scommettendo tra me e me. Che la prossima volta sarebbe stata quella buona.
Credo però di avere un qualche difetto agli occhiali. Vedo appannato, forse.
Sarà quello, che non mi fa vedere le cose belle che sicuramente accadono ("capitano a tutti, capitano!"?
una cosa carina è successa, sì, vogliamo considerarla, sì, certo, ma se la penso...mi ha solo sfiorato.
L'ho vissuta da sola, perchè mancava chi avrei voluto al fianco.
L'ho vissuta di striscio, indecisa fino all'ultimo se prendervi parte o no.
Ed è stato tutto effimero, come quell'insetto..che si chiama così se non sbaglio, proprio perchè non è che abbia una vita tanto lunga.
Ci sono state piccole e medie delusioni, quelle grande le ho messe da parte insieme alle loro gemelle, le grandi speranze.
A questo punto, avrei dovuto aspettare ancora, per rispettare la scommessa tra me e me stessa.
Ma dato che alla fine la scrittura è terapeutica, per me....questo conta, e a questo voglio pensare. Che conti. Che serva. Che sia.
E' tornato l'autunno.
Sono tornate tante cose.
Ci sono state nuove parole, in parte smentite dai fatti quando erano ancora teneri embrioni.
Inizio a tacere, a trattenere scampoli di informazioni, a rispondere vaga, per non dover ascoltare sospiri di compatimento.
Un fatto. Indegno di nota, ma piccolo e incis(iv)o. L'altro giorno, fila in banca.
Sfoglio distratta un giornale. Un giornale maschile.
Apro a caso.
Pagina intera, un uomo dai capelli bianchi corti, fisico asciutto, solleva in aria una ridente donna di 30-35 anni.
Titolo della pubblicità: hai 50 anni e ti senti un leone?
e poi non ricordo, ma credo vendessero integratori o qualcosa del genere.
Perchè lui se si sente un leone deve sollevare allegramente una di vent'anni più giovane?
Perchè non il contrario?
Perchè non possono essere coetanei?
Perchè perchè perchè?
Ho odiato quella pagina. Per un attimo.
Non mi interessa chi ha quanti anni e che animale si sente chi.
Ma l'immagine mi ha innervosita. Per un attimo.
poi ci ha pensato la bancaria più svogliata del mondo a farmi indirizzare altrove il livore.
Comunque sia, i giorni si affastellano gli uni sugli altri.
Costruisco mobiletti per la casa. Poi, incredula, li fotografo anche.
Perfeziono la mia abilità nello stirare senza ferro da stiro.
Tengo in più o meno ordine, gatto casinaro permettendo.
Ho vissuto momenti peggiori, questo è certo.
Avevo aspettato...scommettendo tra me e me. Che la prossima volta sarebbe stata quella buona.
Credo però di avere un qualche difetto agli occhiali. Vedo appannato, forse.
Sarà quello, che non mi fa vedere le cose belle che sicuramente accadono ("capitano a tutti, capitano!"?
una cosa carina è successa, sì, vogliamo considerarla, sì, certo, ma se la penso...mi ha solo sfiorato.
L'ho vissuta da sola, perchè mancava chi avrei voluto al fianco.
L'ho vissuta di striscio, indecisa fino all'ultimo se prendervi parte o no.
Ed è stato tutto effimero, come quell'insetto..che si chiama così se non sbaglio, proprio perchè non è che abbia una vita tanto lunga.
Ci sono state piccole e medie delusioni, quelle grande le ho messe da parte insieme alle loro gemelle, le grandi speranze.
A questo punto, avrei dovuto aspettare ancora, per rispettare la scommessa tra me e me stessa.
Ma dato che alla fine la scrittura è terapeutica, per me....questo conta, e a questo voglio pensare. Che conti. Che serva. Che sia.
E' tornato l'autunno.
Sono tornate tante cose.
Ci sono state nuove parole, in parte smentite dai fatti quando erano ancora teneri embrioni.
Inizio a tacere, a trattenere scampoli di informazioni, a rispondere vaga, per non dover ascoltare sospiri di compatimento.
Un fatto. Indegno di nota, ma piccolo e incis(iv)o. L'altro giorno, fila in banca.
Sfoglio distratta un giornale. Un giornale maschile.
Apro a caso.
Pagina intera, un uomo dai capelli bianchi corti, fisico asciutto, solleva in aria una ridente donna di 30-35 anni.
Titolo della pubblicità: hai 50 anni e ti senti un leone?
e poi non ricordo, ma credo vendessero integratori o qualcosa del genere.
Perchè lui se si sente un leone deve sollevare allegramente una di vent'anni più giovane?
Perchè non il contrario?
Perchè non possono essere coetanei?
Perchè perchè perchè?
Ho odiato quella pagina. Per un attimo.
Non mi interessa chi ha quanti anni e che animale si sente chi.
Ma l'immagine mi ha innervosita. Per un attimo.
poi ci ha pensato la bancaria più svogliata del mondo a farmi indirizzare altrove il livore.
Comunque sia, i giorni si affastellano gli uni sugli altri.
Costruisco mobiletti per la casa. Poi, incredula, li fotografo anche.
Perfeziono la mia abilità nello stirare senza ferro da stiro.
Tengo in più o meno ordine, gatto casinaro permettendo.
Ho vissuto momenti peggiori, questo è certo.
martedì 24 agosto 2010
la fonte eterna...
Scrivere continua ad avere una funzione auto-terapeutica.
Faccio anche i compiti, mi impegno e poi relaziono ogni due settimane.
E oltretutto, sto facendo gli esercizi di TA, anche se non mi vengono proprio bene bene....
La cosa difficile è che per ogni progresso,per ogni rattoppo fatto...salta fuori una nuova difficoltà, una nuova prova.
Mi domando se sarò in grado di affrontare tutto questo. O se prima o poi non ne verrò sopraffatta.
Da tutta questa faticosa me stessa.
E' come se tutto questo dolore, tutta questa lava che mi brucia dentro, non facessero altro che scavarsi nuove strade per uscire, quando a me sembra di averne ripulita finalmente un'altra, e un'altra, e un'altra.
A volte è davvero desolante.
Faccio anche i compiti, mi impegno e poi relaziono ogni due settimane.
E oltretutto, sto facendo gli esercizi di TA, anche se non mi vengono proprio bene bene....
La cosa difficile è che per ogni progresso,per ogni rattoppo fatto...salta fuori una nuova difficoltà, una nuova prova.
Mi domando se sarò in grado di affrontare tutto questo. O se prima o poi non ne verrò sopraffatta.
Da tutta questa faticosa me stessa.
E' come se tutto questo dolore, tutta questa lava che mi brucia dentro, non facessero altro che scavarsi nuove strade per uscire, quando a me sembra di averne ripulita finalmente un'altra, e un'altra, e un'altra.
A volte è davvero desolante.
lunedì 16 agosto 2010
di nuovo
Il mio malessere è ciclico, evidentemente.
Come un sacco di altre cose.
Solo che non segue un processo regolare e prevedibile, e così ogni volta mi trova impreparata.
Se avesse una cadenza mensile sarebbe diverso, saprei quando aspettarmi "questo" e, non so, mi organizzerei in qualche modo, per non essere sola per esempio. Barerei, cercherei in ogni modo di fregarlo.
Ma probabilmente lui si sposterebbe di un giorno, e il gioco sarebbe uguale a prima.
Forse, se riuscissi davvero a capire questo, mi sentirei meglio.
Probabilmente il trucco sta nel lasciar fluire le cose, nell'accettare questa sensazione, nel lasciare che faccia il suo corso, perchè solo così la si può esorcizzare.
Ripeto a me stessa che sono migliorata.
Ma ancora non ci credo.
E vorrei cancellare fette di passato.
Come un sacco di altre cose.
Solo che non segue un processo regolare e prevedibile, e così ogni volta mi trova impreparata.
Se avesse una cadenza mensile sarebbe diverso, saprei quando aspettarmi "questo" e, non so, mi organizzerei in qualche modo, per non essere sola per esempio. Barerei, cercherei in ogni modo di fregarlo.
Ma probabilmente lui si sposterebbe di un giorno, e il gioco sarebbe uguale a prima.
Forse, se riuscissi davvero a capire questo, mi sentirei meglio.
Probabilmente il trucco sta nel lasciar fluire le cose, nell'accettare questa sensazione, nel lasciare che faccia il suo corso, perchè solo così la si può esorcizzare.
Ripeto a me stessa che sono migliorata.
Ma ancora non ci credo.
E vorrei cancellare fette di passato.
martedì 10 agosto 2010
libri
"La realtà è dolorosa e imperfetta", mi diceva (mia madre), "è questa la sua natura e per questo la distinguiamo dai sogni.
La realtà ci ferisce, anche quando, per un attimo, ci sembra un sogno.
nei libri c'è tutto ciò che esiste, spesso con colori più autentici, e senza il dolore vero di tutto ciò che realmente esiste. Tra la vita e i libri, figlio, scegli i libri."
Agualusa_ Il venditore di passati
Mia madre non ha mai parlato così chiaramente.
Però mi faceva leggere.
Prima dei 16 anni avevo già divorato Tolstoj, Dostoevskij, Marquez, Zola...e poi La morte a Venezia, Schiavo d'amore, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, e tanto altro.
Leggevo.
Adesso ho il doppio di quegli anni, e ancora leggo, leggo, leggo.
Anche e soprattutto d'estate, chiusa in casa, in penombra.
La realtà mi ferisce. Mi assedia.
Continuo ad esser fatta di carta velina, mi stropiccio facilmente e mi lacero, quasi senza far rumore.
Le mie brevi sortite nella realtà, quella vera, quella che non è lavoro nè obbligo, hanno spesso un retrogusto amarognolo. Come se una sostanza vischiosa mi ricoprisse e non mi permettesse di toccare davvero le cose.
Tutto ciò che vorrei è condividere davvero. Ho viaggiato per anni, da sola.
La realtà ci ferisce, anche quando, per un attimo, ci sembra un sogno.
nei libri c'è tutto ciò che esiste, spesso con colori più autentici, e senza il dolore vero di tutto ciò che realmente esiste. Tra la vita e i libri, figlio, scegli i libri."
Agualusa_ Il venditore di passati
Mia madre non ha mai parlato così chiaramente.
Però mi faceva leggere.
Prima dei 16 anni avevo già divorato Tolstoj, Dostoevskij, Marquez, Zola...e poi La morte a Venezia, Schiavo d'amore, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, e tanto altro.
Leggevo.
Adesso ho il doppio di quegli anni, e ancora leggo, leggo, leggo.
Anche e soprattutto d'estate, chiusa in casa, in penombra.
La realtà mi ferisce. Mi assedia.
Continuo ad esser fatta di carta velina, mi stropiccio facilmente e mi lacero, quasi senza far rumore.
Le mie brevi sortite nella realtà, quella vera, quella che non è lavoro nè obbligo, hanno spesso un retrogusto amarognolo. Come se una sostanza vischiosa mi ricoprisse e non mi permettesse di toccare davvero le cose.
Tutto ciò che vorrei è condividere davvero. Ho viaggiato per anni, da sola.
sabato 31 luglio 2010
Jesus....
Sono stata qualche giorno in Belgio.
A Bruxelles (bella bella bella), ma non solo.
A Bruges, per esempio.
tra i vari posticini interessanti, per chi ha voglia di gironzolare, c'è il Begijnhof.
Ora, quel giorno io stavo cercando una casettina, di quelle piccole e orrende, che la mia mater dolorosa colleziona, e volevo far bella figura passandola a trovare e portandogliene una belga.
Ho pensato che una casuccia delle beghine di Bruges potesse piacerle.
E così, sono arrancata anche dentro il negozietto, lì al Beghinaggio.
Negozietto straripante articoli religiosi di dubbio gusto.
Perchè non si dica che è il mio ateismo a farmi dubitare della soavità degli oggettini, mi produco in una prova fotografica.
Per quanto mi riguarda, il premio di souvenir catto-trash dell'anno va a questa gomma da cancellare:
A Bruxelles (bella bella bella), ma non solo.
A Bruges, per esempio.
tra i vari posticini interessanti, per chi ha voglia di gironzolare, c'è il Begijnhof.
Ora, quel giorno io stavo cercando una casettina, di quelle piccole e orrende, che la mia mater dolorosa colleziona, e volevo far bella figura passandola a trovare e portandogliene una belga.
Ho pensato che una casuccia delle beghine di Bruges potesse piacerle.
E così, sono arrancata anche dentro il negozietto, lì al Beghinaggio.
Negozietto straripante articoli religiosi di dubbio gusto.
Perchè non si dica che è il mio ateismo a farmi dubitare della soavità degli oggettini, mi produco in una prova fotografica.
Per quanto mi riguarda, il premio di souvenir catto-trash dell'anno va a questa gomma da cancellare:
giovedì 22 luglio 2010
se telefonando...
- Raccontami meglio.
- ma te l'ho già detto..c'era quest'uomo...
- com'era?
-...sui 50..vestito in maniera sobria...con la faccia da brava persona, molto composto...
- mmmm...e il viso?
- e il viso niente, non lo ricordo, un uomo, un uomo sui 50 ma lo sapevo più che vederlo, cioè il viso c'era ma non lo so non era un viso che ti so dire.
- mmm. E che faceva?
-...mi umiliava. mi trattava male. Diceva delle cose, so che io provavo a ribellarmi ai suoi discorsi e lui continuava...
- ok. ma tipo..che diceva? che faceva?
- diceva che non valgo niente, diceva che sono una stupida, una cretina, non ricordo bene le parole esatte, e mi teneva per il polso. io cercavo di interromperlo e lui continuava a bassa voce, intorno c'era gente e lui non voleva che si accorgessero.
Mi stringeva il polso. Mi diceva a bassa voce queste cose terribili.
- ma chi era? lo conoscevi? dai ...lo sai.
- nnnno...non credo. Cioè...aveva delle cose che boh, che mi ricordavano qualcuno, ma forse era un puzzle di più persone. So solo che io volevo fargli gestacci, insultarlo, andarmene, e non potevo ma non so perchè.
- che brutta sensazione...
- sì. A un certo punto mi veniva da piangere...poi ...boh...poi è arrivato qualcuno...e lì non mi ricordo più. Mi sono svegliata. Che poi, non c'entra niente, ma appena sveglia ho fatto due cose.
Ho dato da mangiare a Vlad, uno. Ho buttato via quelle 3 rose secche, due.
- quelle?
- quelle.
- ...alleluja! però vedi che un legame c'è?
- mmmm...può darsi. cambiamo argomento?
- sì. però, comunque, alleluja. e anche vaffanculo.
- grazie.
- non a te.
- lo so. grazie.
- ecco. Comunque, parlando d'altro....
- ma te l'ho già detto..c'era quest'uomo...
- com'era?
-...sui 50..vestito in maniera sobria...con la faccia da brava persona, molto composto...
- mmmm...e il viso?
- e il viso niente, non lo ricordo, un uomo, un uomo sui 50 ma lo sapevo più che vederlo, cioè il viso c'era ma non lo so non era un viso che ti so dire.
- mmm. E che faceva?
-...mi umiliava. mi trattava male. Diceva delle cose, so che io provavo a ribellarmi ai suoi discorsi e lui continuava...
- ok. ma tipo..che diceva? che faceva?
- diceva che non valgo niente, diceva che sono una stupida, una cretina, non ricordo bene le parole esatte, e mi teneva per il polso. io cercavo di interromperlo e lui continuava a bassa voce, intorno c'era gente e lui non voleva che si accorgessero.
Mi stringeva il polso. Mi diceva a bassa voce queste cose terribili.
- ma chi era? lo conoscevi? dai ...lo sai.
- nnnno...non credo. Cioè...aveva delle cose che boh, che mi ricordavano qualcuno, ma forse era un puzzle di più persone. So solo che io volevo fargli gestacci, insultarlo, andarmene, e non potevo ma non so perchè.
- che brutta sensazione...
- sì. A un certo punto mi veniva da piangere...poi ...boh...poi è arrivato qualcuno...e lì non mi ricordo più. Mi sono svegliata. Che poi, non c'entra niente, ma appena sveglia ho fatto due cose.
Ho dato da mangiare a Vlad, uno. Ho buttato via quelle 3 rose secche, due.
- quelle?
- quelle.
- ...alleluja! però vedi che un legame c'è?
- mmmm...può darsi. cambiamo argomento?
- sì. però, comunque, alleluja. e anche vaffanculo.
- grazie.
- non a te.
- lo so. grazie.
- ecco. Comunque, parlando d'altro....
lunedì 19 luglio 2010
p.r.
giovedì 15 luglio 2010
ma perchè.
Ho fatto un errore.
a cui, al momento, non posso riparare.
la magia del telefono fa si che io non possa farlo, perchè per parlare al telefono bisogna essere in due.
E' anche giusto.
Ho fatto un errore e ora pago le conseguenze.
Non è che si possa riparare così, automaticamente, no?
Errore --> conseguenza.
La conseguenza te la devi vivere tutta, in questa notte d'estate in cui le goccioline di sudore scivolano giù lungo il collo, nonostante io scriva al buio per avere l'illusione del fresco.
Ho una capacità, che si potrebbe dire invidiabile, ci fosse qualcosa da invidiare, di spappolare con le mie mani le cose buone che la vita ogni tanto mi lascia cadere in grembo.
Perchè lo faccio?
non sono l'unica, lo so.
Ho avuto onore e onere di conoscere altre persone, quasi altrettanto brave a farlo.
ma al momento mi chiedo, limitandomi a me stessa, perchè lo faccio. Perchè non riesco a non rovinare sempre tutto.
Ho un sacco di ore notturne per pensarci.
chissà che tra una sudata e l'altra io non trovi anche qualche risposta.
a cui, al momento, non posso riparare.
la magia del telefono fa si che io non possa farlo, perchè per parlare al telefono bisogna essere in due.
E' anche giusto.
Ho fatto un errore e ora pago le conseguenze.
Non è che si possa riparare così, automaticamente, no?
Errore --> conseguenza.
La conseguenza te la devi vivere tutta, in questa notte d'estate in cui le goccioline di sudore scivolano giù lungo il collo, nonostante io scriva al buio per avere l'illusione del fresco.
Ho una capacità, che si potrebbe dire invidiabile, ci fosse qualcosa da invidiare, di spappolare con le mie mani le cose buone che la vita ogni tanto mi lascia cadere in grembo.
Perchè lo faccio?
non sono l'unica, lo so.
Ho avuto onore e onere di conoscere altre persone, quasi altrettanto brave a farlo.
ma al momento mi chiedo, limitandomi a me stessa, perchè lo faccio. Perchè non riesco a non rovinare sempre tutto.
Ho un sacco di ore notturne per pensarci.
chissà che tra una sudata e l'altra io non trovi anche qualche risposta.
mercoledì 14 luglio 2010
se son d'umore nero allora scrivo...
In realtà io scrivo spesso, anche quando sono di umore grigio, come stasera.
Grigio come le magliette che indosso ultimamente, apro l'armadio e scopro di avere un paio di camicette bianche, un paio di gonne al ginocchio, grigioline, un paio nere, e nei cassetti...magliette nere, magliette grigie.
C'è stato un periodo di color...come si chiama...fucsia?, nella mia vita.
E anche un breve, brevissimo, periodo di turchesi e azzurri.
Pantaloni chiari, persino, un'estate. Un paio, si intende.
Sono tornata ai grigi, ai neri.
Con l'aggiunta di gonne più lunghe, tacchi bassi.
Oggi il mio unico acquisto di saldi è stato definito "carino...sembri una suora laica."
L'abito forse non fa il monaco, ma nel mio caso il monaco si veste come si sente.
Grigio.
Come se la cenere del vulcano islandese stesse approdando ora sulla mia testa.
E' tutto sbagliato, nella mia testa si intende.
Ho finito con la porca seconda laurea. Sto riuscendo, più o meno, a fare la mamma-gatto.
Sono, più o meno, di nuovo in salute.
Mi hanno persino accettato il pezzettino micro al micro concorsetto di scrittura.
E allora?
Allora ci sono tutte queste "piccole" cose che non funzionano, che non si incastrano, che vanno male.
Ci sono tutte queste tensioni, questi "no", questi "scusa ma", questi "ma" senza "scusa", che minano le radici delle mie piccole gioie riarse.
Perchè faccio così? perchè certe cose mi toccano così tanto più di altre?
Il mio umore si fa grigio, la bocca si piega all'ingiù come quella di un bambino a cui avevano promesso il gelato, ma poi ogni giorno non si ha tempo, non si può andare, c'è troppa fila, fa troppo caldo o troppo freddo, finchè nemmeno lo vuole più, il gelato.
Ho desideri infantili che scoppiano come bolle di sapone.
Forse dovrei costruire desideri più adulti, di ferro e cemento. Solidi, pratici.
Desideri grigi come il materiale di cui sarebbero fatti.
Adesso tutto quello che posso fare è scavare dentro di me. Capire se il gioco che sto giocando vale la candela.
Sarebbe simpatico però prima di tutto capire se c'è, la candela.
A volte la perdo di vista, e forse per questo poi sto così.
Metto per iscritto una promessa: domani. domani mi impegnerò per non indossare grigio, nè dentro nè fuori.
Fingerò di avere dentro i colori che metterò fuori, anche se non si va oltre il marrone e il viola, è già qualcosa, è giù un tentativo.
A forza di fingere, a volte, ci si convince. L'abito modella il monaco? Speriamo di sì, anche perchè sarebbe tutto di guadagnato.
Grigio come le magliette che indosso ultimamente, apro l'armadio e scopro di avere un paio di camicette bianche, un paio di gonne al ginocchio, grigioline, un paio nere, e nei cassetti...magliette nere, magliette grigie.
C'è stato un periodo di color...come si chiama...fucsia?, nella mia vita.
E anche un breve, brevissimo, periodo di turchesi e azzurri.
Pantaloni chiari, persino, un'estate. Un paio, si intende.
Sono tornata ai grigi, ai neri.
Con l'aggiunta di gonne più lunghe, tacchi bassi.
Oggi il mio unico acquisto di saldi è stato definito "carino...sembri una suora laica."
L'abito forse non fa il monaco, ma nel mio caso il monaco si veste come si sente.
Grigio.
Come se la cenere del vulcano islandese stesse approdando ora sulla mia testa.
E' tutto sbagliato, nella mia testa si intende.
Ho finito con la porca seconda laurea. Sto riuscendo, più o meno, a fare la mamma-gatto.
Sono, più o meno, di nuovo in salute.
Mi hanno persino accettato il pezzettino micro al micro concorsetto di scrittura.
E allora?
Allora ci sono tutte queste "piccole" cose che non funzionano, che non si incastrano, che vanno male.
Ci sono tutte queste tensioni, questi "no", questi "scusa ma", questi "ma" senza "scusa", che minano le radici delle mie piccole gioie riarse.
Perchè faccio così? perchè certe cose mi toccano così tanto più di altre?
Il mio umore si fa grigio, la bocca si piega all'ingiù come quella di un bambino a cui avevano promesso il gelato, ma poi ogni giorno non si ha tempo, non si può andare, c'è troppa fila, fa troppo caldo o troppo freddo, finchè nemmeno lo vuole più, il gelato.
Ho desideri infantili che scoppiano come bolle di sapone.
Forse dovrei costruire desideri più adulti, di ferro e cemento. Solidi, pratici.
Desideri grigi come il materiale di cui sarebbero fatti.
Adesso tutto quello che posso fare è scavare dentro di me. Capire se il gioco che sto giocando vale la candela.
Sarebbe simpatico però prima di tutto capire se c'è, la candela.
A volte la perdo di vista, e forse per questo poi sto così.
Metto per iscritto una promessa: domani. domani mi impegnerò per non indossare grigio, nè dentro nè fuori.
Fingerò di avere dentro i colori che metterò fuori, anche se non si va oltre il marrone e il viola, è già qualcosa, è giù un tentativo.
A forza di fingere, a volte, ci si convince. L'abito modella il monaco? Speriamo di sì, anche perchè sarebbe tutto di guadagnato.
lunedì 5 luglio 2010
estate
In questi giorni fa troppo caldo.
O forse è solo che a me non piace l'estate.
Stavo per dire che non mi è mai piaciuta, ma ricordo che quando ero piccola andavo al mare con la mia nonna, e mi piaceva. Stavo sotto l'ombrellone a leggere, o in acqua a sguazzare.
Mi sa che mi piaceva, l'estate.
Giugno era tra i miei mesi preferiti, anche se negli ultimi anni non è più così nemmeno questo.
C. ha da poco festeggiato il suo primo anniversario, le brillano gli occhi quando dice "te lo aspetavi? dopo qullo che era l'anno scorso di sti tempi...".
Già. L'anno scorso di sti tempi.
Un anno è passato. Un anno?! Davvero?! Davvero. Un anno.
da un'estate all'altra.
Di solito l'incidenza delle depressioni e dei suicidi ha un picco in autunno, e verso natale.
Mi piacerebbe controllare se anche l'estate fa questo effetto ad altri, oltre che a me.
Quando non sono a lavoro me ne sto rintanata in casa, tapparelle abbassate per fare più buio possibile, ma a quanto pare non basta.
La pressione si abbassa, col caldo. sale la nausea, il fastidio.
E' colpa loro? E' colpa della pressione, del caldo, della nausea?
immagino di no. O almeno non del tutto.
Vorrei solo capire cosa mi sta succedendo, e sono così terrorizzata che ho paura di aprire gli occhi e vedere la realtà, e di chiuderli e vedere i miei pensieri.
Ho aspettato il 29 di giugno come se fosse chissà quale evento, chissà quale limite, superato il quale tutto sarebbe stato più facile.
Adesso non ho più nemmeno questo fragile alibi, e mi sembra che tutto intorno a me sia troppo fragile, troppo friabile.
Ho voglia di chiudermi dentro me stessa, nel buio, nel fresco. Di non sentire niente.
Vorrei spegnermi.
Ho preso una decisione. E il solo pensarla mi fa annaspare come stessi annegando.
Vorrei pace.
L'ho cercata in tanti modi. Vediamo se questo è peggiore degli altri.
O forse è solo che a me non piace l'estate.
Stavo per dire che non mi è mai piaciuta, ma ricordo che quando ero piccola andavo al mare con la mia nonna, e mi piaceva. Stavo sotto l'ombrellone a leggere, o in acqua a sguazzare.
Mi sa che mi piaceva, l'estate.
Giugno era tra i miei mesi preferiti, anche se negli ultimi anni non è più così nemmeno questo.
C. ha da poco festeggiato il suo primo anniversario, le brillano gli occhi quando dice "te lo aspetavi? dopo qullo che era l'anno scorso di sti tempi...".
Già. L'anno scorso di sti tempi.
Un anno è passato. Un anno?! Davvero?! Davvero. Un anno.
da un'estate all'altra.
Di solito l'incidenza delle depressioni e dei suicidi ha un picco in autunno, e verso natale.
Mi piacerebbe controllare se anche l'estate fa questo effetto ad altri, oltre che a me.
Quando non sono a lavoro me ne sto rintanata in casa, tapparelle abbassate per fare più buio possibile, ma a quanto pare non basta.
La pressione si abbassa, col caldo. sale la nausea, il fastidio.
E' colpa loro? E' colpa della pressione, del caldo, della nausea?
immagino di no. O almeno non del tutto.
Vorrei solo capire cosa mi sta succedendo, e sono così terrorizzata che ho paura di aprire gli occhi e vedere la realtà, e di chiuderli e vedere i miei pensieri.
Ho aspettato il 29 di giugno come se fosse chissà quale evento, chissà quale limite, superato il quale tutto sarebbe stato più facile.
Adesso non ho più nemmeno questo fragile alibi, e mi sembra che tutto intorno a me sia troppo fragile, troppo friabile.
Ho voglia di chiudermi dentro me stessa, nel buio, nel fresco. Di non sentire niente.
Vorrei spegnermi.
Ho preso una decisione. E il solo pensarla mi fa annaspare come stessi annegando.
Vorrei pace.
L'ho cercata in tanti modi. Vediamo se questo è peggiore degli altri.
martedì 29 giugno 2010
108.
Come l'altra volta. stesso voto.
Applauso della commissione. Solo di quella. Perchè non c'era nessun altro, ad ascoltarmi.
La laurea fumò via senza festeggiamenti e nessuno gli ebbe offerto neppure un cinzano.
(Carlo Emilio G._La cognizione del dolore).
Applauso della commissione. Solo di quella. Perchè non c'era nessun altro, ad ascoltarmi.
La laurea fumò via senza festeggiamenti e nessuno gli ebbe offerto neppure un cinzano.
(Carlo Emilio G._La cognizione del dolore).
venerdì 25 giugno 2010
giornata ufficiale
Forse la mia percezione di "importante" è fallata.
Mi sa proprio di sì.
Al momento gli eventi sono " discussione 29 giugno", "assenza di G.", "assenza di E.".
L'evento importante, in teoria, è la giornata.
In pratica, invece, sento soprattutto le assenze, (im)previste assenze, di chi aveva detto "ci sarò" e poi non ci può essere. Per motivi validi.
Ma i motivi validi li capisce il cervello.
Il resto di me rimane triste.
Nonostante la cosa importante sia la giornata, no?
2 anni e mezzo che l'aspetti, la giornata.
che la insegui, che la costruisci.
E poi? e poi bastano due persone in meno per?
A mia discolpa dico che erano anche le uniche due persone che sarebbero state presenti.
Quindi diciamo che 2-2 =0.
Ecco.
Forse per questo sono triste?
Forse.
Nella mia visione del mondo le cose sono più vere, quando condivise.
Di per sè non hanno valore, o almeno non ne hanno poi molto, se non ho nessuno da abbracciare alla fine.
Che poi sarà un abbraccio a scoppio ritardato, no?
mi abbracceranno dopo, no?
cosa mi rattrista, allora?
Forse che il 29 segna la fine dell'ennesimo periodo della mia vita, e mi fa un po' paura.
Sarà che avrei voluto non essere sola.
Sarà che ci tenevo a fare bella figura davanti a loro, anche se avevo paura di falllire.
A questo punto non importa.
Devo solo concentrarmi ancora qualche giorno, fino a martedi.
Considerando che lunedi si lavora, i due giorni da far passare sono sabato e domenica.
il solito, maledetto, lunghissimo finesettimana da sola.
Deve passare la nottata. anche quando dura più di 48 ore filate.
Mi sa proprio di sì.
Al momento gli eventi sono " discussione 29 giugno", "assenza di G.", "assenza di E.".
L'evento importante, in teoria, è la giornata.
In pratica, invece, sento soprattutto le assenze, (im)previste assenze, di chi aveva detto "ci sarò" e poi non ci può essere. Per motivi validi.
Ma i motivi validi li capisce il cervello.
Il resto di me rimane triste.
Nonostante la cosa importante sia la giornata, no?
2 anni e mezzo che l'aspetti, la giornata.
che la insegui, che la costruisci.
E poi? e poi bastano due persone in meno per?
A mia discolpa dico che erano anche le uniche due persone che sarebbero state presenti.
Quindi diciamo che 2-2 =0.
Ecco.
Forse per questo sono triste?
Forse.
Nella mia visione del mondo le cose sono più vere, quando condivise.
Di per sè non hanno valore, o almeno non ne hanno poi molto, se non ho nessuno da abbracciare alla fine.
Che poi sarà un abbraccio a scoppio ritardato, no?
mi abbracceranno dopo, no?
cosa mi rattrista, allora?
Forse che il 29 segna la fine dell'ennesimo periodo della mia vita, e mi fa un po' paura.
Sarà che avrei voluto non essere sola.
Sarà che ci tenevo a fare bella figura davanti a loro, anche se avevo paura di falllire.
A questo punto non importa.
Devo solo concentrarmi ancora qualche giorno, fino a martedi.
Considerando che lunedi si lavora, i due giorni da far passare sono sabato e domenica.
il solito, maledetto, lunghissimo finesettimana da sola.
Deve passare la nottata. anche quando dura più di 48 ore filate.
martedì 8 giugno 2010
io
Un anno e un giorno fa "festeggiavo" i miei 30 anni.
Scrissi un post.
E da quel post, ma non solo, ma io ricordo quello, quante cose vennero poi.
Quest'anno, memore di questo, scrivo solo il giorno dopo.
Eccoci qua. giorno dopo giorno, giorni di vita passati in più.
Scrissi un post.
E da quel post, ma non solo, ma io ricordo quello, quante cose vennero poi.
Quest'anno, memore di questo, scrivo solo il giorno dopo.
Eccoci qua. giorno dopo giorno, giorni di vita passati in più.
domenica 6 giugno 2010
sin decir adios
La vida me esta enseñando
lo que no queria aprender
cosas que negamos a la razon
Huellas de tus pasos...
clavadas en mi corazon.
Sin decir adios, sin decir adiooos,
sin decir adios me abandonaste sin dejar rastros de ti.
lo que no queria aprender
cosas que negamos a la razon
Huellas de tus pasos...
clavadas en mi corazon.
Sin decir adios, sin decir adiooos,
sin decir adios me abandonaste sin dejar rastros de ti.
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