mercoledì 31 dicembre 2008

niente

Non farò nessun bilancio di quest'anno.
Non è il momento, ho una dolorosissima morsa di cervicale che mi affonda nel collo e nella testa e devo anche spremermi le meningi per inventare pagine e pagine di una relazione totalmente inutile.
Per cui, rimando il bilancio, alla fine del 2009.
Gli anni dispari mi sono sempre stati più simpatici, per cui per favore, signor 2009, veda di non farmi cambiare idea.
e poi 9 per me significa chiusura di una decade, per cui cazzarola, cerchiamo di fare una cosetta dignitosa, che io me ne possa ricordare come di un periodo persino piacevole, grazie.
Poi vediamo..cosa manca?
L'anno scorso avevo fatto qualche buon proposito?
Mumble. Il guaio dei propositi è che poi non sono un fulmine di guerra, a ricordarmeli nel dettaglio.
Mumble.
Comunque sia...spero quest'anno di indirizzare bene le mie energie, di non sprecarle con sanguisughe e paludi varie. Spero di imparare un po' di cose, di sentirmi finalmente crescere e non solo di età.
E poi basta.

lunedì 29 dicembre 2008

15 anni

Mi piacerebbe sapere come ti immagini, tu che stai leggendo, tra 15 anni.
Io ci stavo pensando, qualche ora fa.

Chissà se tra 15 anni...chissà come sarò io.
Posto di arrivarci, avrò 44 anni
Guardavo quegli occhi che cambiano sfumatura a seconda della luce, e pensavo..chissà io, chissà.
chissà se anch'io sarò mai così. Mi piacerebbe davvero.
Ma chissà come sarò, io, tra 15 anni.
Da ragazzina pensavo che a 30 anni avrei avuto perlomeno una famiglia, dei figli, immaginavo un lavoro fisso.
mai fidarsi di quello che si pensa a 15 anni!!!
Ora non so...tra 15 anni...dunque...come immagino...ho paura di immaginarmi poco diversa da ora, ancora precaria, solo più stanca, più arrabbiata, e ancora sola. magari però avrò imparato ad essere completamente felice, da sola.
Chissà cosa avrò fatto ai miei poveri capelli, magari mi sarò decisa per un bel taglio corto secco, e poi avrò finito di pagare il mutuo.
Avrò un gatto, o un cane, o conoscendomi, entrambi.


E tu...chiunque tu sia, capitato qui per caso o per voglia, tra 15 anni, come sarai?

domenica 28 dicembre 2008

stamattina

Nevica un pochino, fuori dalle mie finestre.
Pulivo la cucina, e ogni tanto sollevavo il tendino e guardavo fuori.
Come al solito, in questi momenti, avrei voluto voltarmi verso qualcuno e dire "guarda, nevica", oppure" svegliati svegliati nevica".
Già.
E' domenica, anche. Domenica, neve.
Tutto ciò mi fa presagire che tu non verrai.
La domenica passerà com'è iniziata, con le pulizie, con le ricerche su internet (ho trovato un sacco di modi per usare i collant smagliati, wow), con il silenzio rotto solo dalla radio.
La neve. E io. A che scopo, senza nessuno con cui condividerci?

la notte

è il momento peggiore.
Mi sento una volpe braccata dai miei pensieri come cani affamati.
Una volpina rossa persa in mezzo a un paesaggio artico e bianco.
Non ho dove nascondermi, e mi balzano tutti addosso mordendomi e io non so come difendermi.
Occhi sbarrati nel letto, cambio posizione finchè le coperte non formano un unico enorme grumo.
Non c'è verso di riaddormentarsi.
Le preoccupazioni che di giorno riesco a scansare mi hanno teso un agguato.
Che schifo di nottata.

sabato 27 dicembre 2008

one shot one kill.

"e, quest'altra cosa volevo dirti; tu che di anni non ne hai ancora trenta, 
non farti affossare dai finti amori, dai porci e dagli idioti."

Cosa posso risponderti.
Non è facile. Ma ci proverò.
Grazie. sul serio.

giovedì 25 dicembre 2008

citazionismo. Ovvero: a natale la mente vaga, ma mai a caso (e mi si perdoni se, forse, qualche parola è inesatta)

Che dire di meglio, per descrivere questa giornata.
Qualcuno ebbe a dire, parlando d'altro, che " fumò via senza festeggiamenti e nessuno gli ebbe offerto neppure un cinzano."
Esattamente.
Fuma via senza festeggiamenti, e nessuno mi ebbe offerto neppure un cinzano.
Tanto, a me, il cinzano non piace. ecco.
E anch'io, ora, qui, riavvio i capelli, effusi dalla fronte senza carezze come quelli di Re Lear.

Vagava, nella casa, come cercando il sentiero misterioso che l’avrebbe condotta ad incontrare qualcuno: o forse una solitudine soltanto, priva d’ogni pietà e d’ogni imagine.
(Carlo Emilio G., 1963)

mercoledì 24 dicembre 2008

mi deseo

Quello che vorrei stasera non si può dire.
O meglio, non si può esprimere ad alta voce.
Si dovrebbero aprire parentesi dare spiegazioni fornire dettagli districare incomprensioni.
E cosa resterebbe di questo mio desiderio?
Niente di più di una poltiglia fangosa, come la neve dopo che troppe auto le sono passate sopra.
E' un desiderio che muore su se stesso, troppo semplice per essere realizzabile.
Le cose non funzionano così.
E' una questione di realtà. E di mente umana, che le cose deve complicarsele sempre.
La realtà ha questo brutto vizio, di irrompere così, senza avvisare, e rovinare le mie sceneggiature di fumo.
Ma non in questo caso.
Perchè adesso io mi avvolgo meglio nel plaid giallo con l'ombra del lupo stampata sopra.
Perchè adesso io chiudo gli occhi.
Perchè adesso io, senza dirlo a nessuno, immagino.

martedì 23 dicembre 2008

sussurri e grida.

Eccoci.
Da oggi pomeriggio iniziano le feste di natale, ufficialmente.
I giorni festivi appunto, i giorni in cui tutti, anche il più fottuto dei criminali nazisti, hanno qualcuno vicino.
Tutti, tranne la sottoscritta.
E, mi lascino parlare, frigide gentildonne della giuria, e non me ne frega un cazzo, in questo momento, se non è vero.
Se magari in Papuasia, o in qualche angolo della tundra, qualcun altro sta maledicendo se stesso e la sua gente perchè si sente così solo da non essere neanche più sicuro di esisere.
In questo momento, sissignore e sissignori, non me ne frega un beato e ciondolante cazzo.
Mi sono rotta. Oggi è una giornata di merda, le uniche cose luminose sono stati i baci e gli abbracci degli studenti.
Cari, loro. quei 9-10 anni che ci separano me li fanno vedere dorati e lucenti di una giovinezza ancora incartata.
Non so. come se io fossi già andata a male.
Oggi va così. Oggi iniziano le cazzo di feste, e vorrei solo che fossero finite.
Questo sdrucciolio di ore vuote, senza una voce (come diceva quell'altro? Non odo parole che dici umane... Qua non si ode proprio niente, caro lei!!!!), senza un incontro, senza un bel niente di niente.
Vorrei urlare.
Il brindisi coi ragazzi lascia il cervello un po' intontito, appena smaltisco quelle due gocce d'alcol prendo i guantoni e festeggio.
Il mio sacco è rosso, posso immaginare di pestare il vecchiaccio portatore di regali? Perchè no.
Almeno faccio qualcosa.
Vorrei anestetizzarmi finchè non è passato tutto.
Oppure non so, trovare qualcosa da fare, ogni minuto della giornata.
Riscopro l'utilità di questa troiata di seconda laurea: se recupero qualche libro, magari studio per gli esami. scrivo tesine. Relazioni. Appunti.
Qualsiasi cosa che ovatti le sensazioni dal mondo.
Perchè sì, perchè odio essere qui in queste cazzo di giornate a guardare le mie occhiaie allo specchio senza mai la speranza di occhi diversi dai miei.
Perchè è così e basta, basta coi discorsi non esci abbastanza esci nei posti sbagliati sei qui e sei lì e sei là.
Oggi sono incazzata. Triste e incazzata.
E comunque, comunque, comunque, vaffanculo al natale al capodanno al santo stefano e alla vigilia.
Si fottano queste cazzo di feste, questi cazzo di giorni di obbligata serenità e abbracci e baci e calore.
Ma per favore. Qui c'è un freddo che se piango mi si fa una stalagmite nell'occhio.
Merdimonio.
M.E.R.D.I.M.O.N.I.O.

lunedì 22 dicembre 2008

feeling this way...



about Christmas

avrei solo voluto

una carezza da parte tua.
E visto che era impossibile, avrei voluto che fosse almeno la tua voce, a farmela.
Sentire che in qualche modo..non lo so...in qualche modo mi pensavi.
Ora mi sento lo stomaco un po' accartocciato, e la bocca prende una piega amare che non vuole sparire.
Forse avrei dovuto chiedere, avrei dovuto sillabare il mio bisogno, canino, di una carezza.
Non sarebbe stata spontanea, ma forse sarebbe stata comunque meglio di questo freddo.
Non so da che parte guardare, in questi giorni, per trovare qualcosa di fermo, di buono.
Sono stanca e ho bisogno di faticare, di lavorare, perchè se mi fermo il silenzio si fa soffocante, doloroso, pungente.
Meglio arrivare a sera stremata, meglio così che avere tanto tempo per pensare.
Le festività mi fanno sempre un effetto urticante, qe poi....uff...tutti a sciorinarmi le loro attività matrimonial-familiari. Non mi è mai piaciuto, tutto ciò. Quest'anno, credo, più del solito.

sabato 20 dicembre 2008

Sarah Kane. Da "Febbre"

Un monologo stupendo. Da leggere tutto d'un fiato. Anche da sola, tra me e me. a voce bassa.

"E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuocollo i tuoi seni il tuo culo il tuo

e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e la’ltro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te."

e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita

e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita

e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita


Fu qualche anno fa, la prima volta che questa frase strisciò dentro di me.
E da allora, da allora, non riesco a dimenticarla. Dolorosamente mia.

giovedì 18 dicembre 2008

si va

ieri 28.
oggi 30.
non riesco neanche a calcolare quanti ne mancano.
So che almeno,ora, posso dire che sono oltre metà. in meno di metà tempo.
dai. su. continuiamo.

martedì 16 dicembre 2008

I regali che non faccio - parte 2

A L.: una boa fucsia di finte piume di struzzo, per quando ti senti anni '80 e un abbraccio, di quelli lunghi e stretti che una volta riempivano i nostri incontri. E un bacio leggero sulle labbra.

A Ilaria: quel viaggio a Parigi.

A Sara: un pugno in faccia. Con la mano destra. Un bel diretto.

A Kuma: il filmato, che purtroppo non esiste, di una notte di fine agosto...con l'augurio di sognartelo anche di notte.

A Federica: un uomo paziente e innamorato di lei.

in ritardo, ma comunque sia


un saluto, inutile ormai, a un uomo che illuminava gli schermi della mia infanzia.
Horst. Beh. che dire. Piacevi tanto anche a nonna. nel caso, fa buon viaggio.

Spunti di riflessione.

"I tesori che raccogli (e questo l'ho detto tante volte a me stesso quando piangevo e mi disperavo; e me lo dico ancor oggi) sono i tuoi tesori. Tu sei lo scrigno che raccoglie se stessa e, pietra preziosa, si chiude nel suo forziere per non farsi calpestare dai porci o dagli idioti. Tu sei quel tesoro!"

Copioincollo.
E sottolineo.
Non farsi calpestare. Anche questo è un piano piuttosto ambizioso.
Ci lavorerò sopra.
E intanto, grazie. Rifletto. Rifletto. Rifletto. Decisamente sì.