giovedì 3 febbraio 2011

interrogando

"Mi sembra quel qualcosa non vada...tono di voce freddo...lontano...va tutto bene?..."
Ad libitum.
Deformazione professionale, chiedersi sempre perchè e percome, e chiedersi da dove derivi questo "qualcosa":
è in chi riceve il messaggio (il portatore di tono freddo) o in chi sta parlando (e allora trattasi di proiezione, nonno Siggy docet)?
Alle dieci di sera, non essendo io il dottor Freud, non sono nè abbastanza lucida nè abbastanza geniale da saper rispondere.
D'altra parte, altra deformazione: è forse davvero importante sapere chi? alla fine, ciò che conta, non è forse il vissuto?
Se il qualcosa si sente, è importante il suo esistere? Non esiste già in quanto nominato?
Suppongo che non troverò risposta a queste domande, per farlo dovrei scavare a fondo e rischierei di non riuscire a trovare la via d'uscita.
In ogni caso, le cose non sono così facili come vorrebbero sembrare. E io ho la sensazione, alle volte, di esserne fin troppo consapevole.

giovedì 27 gennaio 2011

Probabilmente dovrei vergognarmi dei miei gusti, ma ho sempre trovato la serie sul canadese gentile estremamente rilassante.
Al momento ho bisogno di ricaricarmi, quindi...cantiamo...

lunedì 24 gennaio 2011

repetita

La stanchezza la fa da padrona.
La motivazione langue.
E' tutto un po' rimescolato, come una scatola di cioccolatini rotolata dalle scale. Peccato che nelle scatole di cioccolatini, ognuno abbia il suo posto preciso, basta un po' di pazienza e si rimette tutto in ordine.
nella mia testa non ci sono stampi preformati pronti ad accogliere ogni pensiero e sistemarlo in file e righe.
E' tutto rimescolato, cambiano le inquadrature e primi piani e sfondo si scambiano continuamente di posto, creando uno strano effetto sfocato.
E' sempre più difficile capire se certe cose le voglio davvero, o se mi ci sono aggrappata solo per dare a me stessa una forma e un ruolo.
Dovrei prendere una decisione, ciclicamente lo penso e poi rimando, investendo ancora tempo energie soldi vita in qualcosa che forse è solo una fata morgana.
O che forse, semplicemente, non è la meta che davvero voglio o sono in grado di raggiungere.
Ho timore di sbagliare. Di fare l'ennesima svolta sbagliata.
Di deludere chi ha creduto in me.
...alla fin fine, gli anni passano, ma il mio leitmotiv resta: e se mi rivelassi una delusione? la riproduzione in cartone di un essere umano? mah.

domenica 16 gennaio 2011

sogno

Stanotte, nei fumi del sonno e della febbre, ho fatto un sogno che non ricordo più molto bene.
So che c'entrava qualcuno, qualcuno che si chiamava Lupo di nome, o che aveva un cane lupo, o aveva un cane lupo di nome Lupo. Non ricordo più bene nemmeno questo.
Nel sogno questa persona mi creava un problema. Arrivava in ritardo? Mi faceva arrivare in ritardo?
Boh. Che sogno confuso.
Però mi ricordo che mi mettevo a borbottare, con la persona in questione: che era inaffidabile, e che mi aveva creato un guaio. E concionavo anche sul fatto che il suo chiamarsi Lupo (suo di lui o del cane, ah, la memoria) mi irritava, e questionavo, questionavo...praticamente rompevo le palle a caso, mi sa :-)
A questo punto, fine del sogno (interrotto bruscamente da un risveglio gatto-causato).
Stamattina ci ho ripensato, al sogno. E mi ha fatto ridacchiare. così, tra me e me.
mi ha fatto ridere quel che ricordavo, il mio rompere le palle, il mio prendere in giro il nome dell'uomo o del cane. Mi ha fatto ridere doverci pensare su un pochino, prima di capire su cosa mai stessi bofonchiando, nel sogno.

venerdì 31 dicembre 2010

prese in giro stellari

Riuscirai finalmente a sfuggire al dolore di cui porti l’impronta fin dall’adolescenza? Pensi realisticamente di poter trionfare sui condizionamenti subiti prima ancora di imparare a parlare?

L'oroscopo di Internazionale di questa settimana comincia così:
ora, io leggo questo oroscopo perchè di solito cita qualche frase interessante, o dà notizie curiose.
Però stavolta mi sento presa personalmente per il culo. Il che è paranoico, oltre che un tantino egocentrico, lo so.
ma non posso farne a meno.
Mi fa venire voglia di urlare.
Anche perchè poche sere fa ho dimostrato di essere proprio una schiappa, nello sfuggire. E pure nel trionfare.
Merdimonio.

venerdì 24 dicembre 2010

I regali che non ho fatto (elenco)

Da alcuni anni, direi 3-4, rispetto il mio non cattolicesimo non celebrando il natale.
E questo implica anche evitare di fare (e ricevere) regali.
Mi piace fare regali, ma piace farli quando voglio io.
Però, se avessi potuto, questo natale avrei voluto fare questi regali. Non sempre graditi, suppongo, ma eccoli.

- a Vlad, un linguaggio a me chiaro per dirmi i suoi pensieri
- a E., che anche con le lenti a contatto spesso non riesce a vedere oltre il proprio naso, un po' di capacità di cambiare punto di vista.
- a mia madre, la sensazione di non avere affanni, e la soddisfazione nei miei riguardi
- a G., l'entusiasmo visibile ed esternato per qualcosa che non sia quello, e insieme poi quello, meritato e non ancora avuto
- a L. una donna che lo ami e lo sopporti quando dice cose ingestibili
- ad alcune colleghe, un paio di scarpe senza tacchi e una giornata senza specchiarsi
- a C., la maturità per ammettere le proprie schifezze e smetterla di sentirsi vittima
- a me, un passato con meno nodi e meno ricordi.

sabato 18 dicembre 2010

resisto come il cuoio, ma muoio...

lunedì 13 dicembre 2010

pensieri oziosi

...all'improvviso arriva la sensazione, o la paura, di non farcela.
Che tutta questa roba, gli sforzi, la fatica, i pensieri, l'attenzione...finiscano in polvere.
Una paura così è inconfessabile, ad alta voce.
Anche perchè, a confessarla, ti tiri addosso la ferocia di chi "per il tuo bene" deve assolutamente trascinarti davanti allo specchio e indicarti a uno a uno i punti deboli.
E ti viene da pensare che faresti meglio a rinunciare a tutto e basta.


Nei prossimi giorni forse dovrò affrontare una situazione particolare.
Qualcosa che sarà un po' lo specchio (deformato) di quella che sarebbe stata la mia, di situazione se, a metà degli anni che ho ora, qualcuno avesse saputo cosa facevo e pensavo.
Mi domando, a tempo perso, cosa sarebbe stato di me se.
Nei film, poi, lo dicono sempre. Dicono "ah..ero così e cosà, ma un giorno quel prete/insegnante/allenatore/fornaio/idraulico/geometra si è accorto di me e mi ha aiutato a cambiare".
E se un giorno di quelli una di quelle persone lì si fosse accorta di me?
Boh.
Sarà strano, essere come a metà, vedere le cose un po' da fuori e un po' da dentro, e cercare di fare il meglio (cioè di evitare i danni più grossi).
Ma, come disse il boia di Londra...è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

domenica 12 dicembre 2010

Pavor noctis

Mia madre mi ricorda, a volte, che ne soffrivo.
Che fa parte della crescita.
sicuramente è così.
Ma io è da un pezzo che non cresco più. Invecchio, a ben guardare.
ma non "cresco".
E allora perchè mi torna ancora?
perchè mi sveglio occhi sbarrati e terrore immotivato? sempre tra le 3 e le 4 del mattino, in quel maledetto buio invernale in cui l'alba è lontana almeno altre 3 ore, quando va bene.
Stanotte ho una brutta sensazione.
ho quella sensazione.
Posso tentare di addomesticarla.
Prima di tutto, camomilla.
Poi un libro che mi piaccia, magari già letto, così non ho sorprese ma solo un rassicurante ripetersi (tutto torna, no? Anche i bambini piccoli amano la rilettura, proprio per questo motivo).
Poi un fumettino leggero leggero, per stemperare ancora di più i pensieri.
Di solito tutto questo non è che conti tantissimo, ma alle volte un po' sì.
E "un po'" e "alle volte" sono già abbastanza per farmi decidere di provare, perchè non si sa mai che non sia questa la serata buona.
non fosse che domani inizia una lunga settimana, potrei stare tutta la notte al pc, scribacchiare, guardare qualche vecchio poliziesco, ascoltare podcast. In questo modo ingannerei il buio impedendogli di ghermirmi.
ma non si può.
Occorre affrontare la notte. E se stessi, dentro la notte.

domenica 5 dicembre 2010

sabato 4 dicembre 2010

L'angolo del fai-da-te_ Il golem

Queste fredde (e umidissime, e densamente nebbiose) serate di inverno, mi inducono a ritirarmi in casa.
A chiudermi nel mio bozzolo. Per non impigrirsi troppo, niente di meglio di un po' di fai-da-te.
Per esempio, ecco..Come creare un golem

Fase 1
Prendere una grande quantità di terra o argilla.

Fase 2
Impastare l'argilla in una figura simile a un uomo. Lasciare la figura imperfetta, perché solo dio può rendere le cose perfettamente.

Fase 3
Imprimere il nome di dio sul Golem in uno dei seguenti modi: camminare o ballargli attorno pronunciando le lettere dell'alfabeto ebraico che formano il nome segreto di Dio, incidere le lettere ebraiche per la parola "verità" sulla fronte o attaccare una pergamena con il nome di Dio sul braccio del Golem o nella bocca.

Fase 4
Chiedere al golem di eseguire il compito desiderato. Dare gli ordini con precisione, perché il golem eseguirà gli ordini letteralmente .


Fase 5
Disattivare il golem invertendo la procedura utilizzata per crearlo: camminargli o ballargli attorno all'indietro pronunciando il nome di Dio all'incontrario, rimuovere la prima lettera dalla parola "verità", rendendola la parola "morte" o rimuovere la pergamena dalla sua bocca o dal braccio.

Buon divertimento.

giovedì 4 novembre 2010

punti interrogativi

a volte vorrei prendere il telefono e chiamare e fare domande.
Chiamare persone che non sento più e chiedere "Ti ricordi quel giorno? Cos'era successo davvero? E quella volta? Tu cosa pensavi? E quando poi...?"
Ho una memoria abbastanza buona, anzi a volte molto buona. Ma la memoria, si sa, non è qualcosa di fisso.
I ricordi pian piano sbiadiscono, e noi li restauriamo come possiamo, come fossero vecchie case.
Non parlo di "falsi ricordi", ma di quelli "veri", di quelli che conserviamo in mente, pensando che siano il ritratto fedele di una qualche realtà.
A volte mi confondo. A volte penso a qualcosa, e mi domando se quello che ho è un ricordo vero o qualcosa di rattoppato nel momento in cui cominciava a sbiadire.
Per questo vorrei sempre parlare, parlare. Chiedere. Sentirmi dare l'altra versione, sentirmi dire cosa è accaduto e cosa no, e quando e come.
E com'era l'aria quel giorno , e se l'autobus era affollato,e se era mirto il liquore, e se avevi in mano dei crakers, e se la moquette era blu scuro, e se e se e se.
Ci sono poche costanti nella mia vita. Poche persone rimaste nel tempo.
A volte le interrogo, chiedo, ricordo. Quando è possibile, lo faccio. Di solito ottengo facce stupite, e "come fai a ricordatelo? Io l'avevo dimenticato...".
Mi resta come un senso di incompiutezza, quando affiorano dubbi e ricordi su qualcuno che per vari ed eventuali motivi non posso avere sottomano, o anche solo sottovoce (anche nel senso di non urlarle, le domande, che non è per rabbia, ma quasi sempre solo per bisogno di sapere).
Suppongo che prima o poi si attenuerà. Probabilmente quando la mia memoria vacillerà al punto da non riuscire più a ricordare a chi chiedere cosa.
A quel punto, però, non so più nemmeno chi o cosa sarò io, probabilmente.

giovedì 21 ottobre 2010

si preferisce. Perchè a volte, è come avere.

Sophie preferisce avere lo stomaco in subbuglio piuttosto che andare in coma e dormire tutto il tempo. Il tempo passato a dormire è tempo senza Solomon...
Wallace. Questa è l'acqua.

"...tu prendi le cose così. come se dovessero andare male. ma tu non stai morendo..."
Certo.
Ma a volte la testa non lo sa, che le cose non stanno così. E non ti fa dormire. Perchè il tempo passato a dormire è tempo senza.

...come avere sempre davanti e sotto un enorme buco nero senza fondo, un buco nero, nerissimo, con dentro qualche spunzone, magari, e tu fai parte di quel buco, e cadi anche quando rimani dove sei (...magari quando capisci che il buco sei tu e nient'altro...)
Wallace. Questa è l'acqua

lunedì 4 ottobre 2010

sono una creatura orrenda.

Questa volta attesto a me stessa di aver fatto veramente del mio meglio per:
- essere comprensiva
- essere diplomatica
- andare incontro all'altrui esigenza
- rispettare l'altrui volere
- non far pesare il mio lato della faccenda (la mia stanchezza, la mia delusione, il mio dispiacere).
Ora parte il secondo step.
Essere contenta di questo. Stringermi la mano da sola e dirmi che questo è il comportamento adeguato, fino a ricavarne una consapevolezza che sia bastevole per esser soddisfatta.
Il secondo step è arrivare a considerare questo il risultato finale, a essere contenta di questo e a prenderlo come cosa buona.
Sono ben lontana, dal secondo step.
Sono ancora, con tutte le scarpe, nella fase in cui vorrei che mi venisse riconosciuto lo sforzo. In cui vorrei che ci si mettesse nei miei panni.
anche se so benissimo che non ho ancora finito di mettermi in quelli altrui.
Porca miseria, che fatica che si fa.
mi sa che sono proprio un'orrenda creatura, alle volte.
Non faccio in tempo a comportarmi in maniera civile e normale, che vorrei immediatamente essere ricompensata. Senza riuscire ad infilare nella mia testa durissima che se tutti ragionassero come me, sai che giostra.

mercoledì 29 settembre 2010

rimuovere

Ci sono pensieri talmente bui che non vogliono nemmeno essere condivisi.
me ne accorgo stasera, mentre le dita scivolano sui tasti evitando accuratamente di dire davvero.
Chi è che diceva che è solo "altro materiale da romanzo" o qualcosa del genere? Flaubert?
non so, non ricordo, sono confusa.
probabilmente lo è, probabilmente potrebbe diventarlo.
O lo diventerà.
Di sicuro non può restare per sempre chiuso nel breve spazio tra gli occhi rossi e la punta delle dita.
Eppure, questa sera non riesce a uscire.

A volte vorrei solo avere una grossa gomma per cancellare. E aver scritto la mia vita in leggeri tratti di matita.