sabato 4 dicembre 2010

L'angolo del fai-da-te_ Il golem

Queste fredde (e umidissime, e densamente nebbiose) serate di inverno, mi inducono a ritirarmi in casa.
A chiudermi nel mio bozzolo. Per non impigrirsi troppo, niente di meglio di un po' di fai-da-te.
Per esempio, ecco..Come creare un golem

Fase 1
Prendere una grande quantità di terra o argilla.

Fase 2
Impastare l'argilla in una figura simile a un uomo. Lasciare la figura imperfetta, perché solo dio può rendere le cose perfettamente.

Fase 3
Imprimere il nome di dio sul Golem in uno dei seguenti modi: camminare o ballargli attorno pronunciando le lettere dell'alfabeto ebraico che formano il nome segreto di Dio, incidere le lettere ebraiche per la parola "verità" sulla fronte o attaccare una pergamena con il nome di Dio sul braccio del Golem o nella bocca.

Fase 4
Chiedere al golem di eseguire il compito desiderato. Dare gli ordini con precisione, perché il golem eseguirà gli ordini letteralmente .


Fase 5
Disattivare il golem invertendo la procedura utilizzata per crearlo: camminargli o ballargli attorno all'indietro pronunciando il nome di Dio all'incontrario, rimuovere la prima lettera dalla parola "verità", rendendola la parola "morte" o rimuovere la pergamena dalla sua bocca o dal braccio.

Buon divertimento.

giovedì 4 novembre 2010

punti interrogativi

a volte vorrei prendere il telefono e chiamare e fare domande.
Chiamare persone che non sento più e chiedere "Ti ricordi quel giorno? Cos'era successo davvero? E quella volta? Tu cosa pensavi? E quando poi...?"
Ho una memoria abbastanza buona, anzi a volte molto buona. Ma la memoria, si sa, non è qualcosa di fisso.
I ricordi pian piano sbiadiscono, e noi li restauriamo come possiamo, come fossero vecchie case.
Non parlo di "falsi ricordi", ma di quelli "veri", di quelli che conserviamo in mente, pensando che siano il ritratto fedele di una qualche realtà.
A volte mi confondo. A volte penso a qualcosa, e mi domando se quello che ho è un ricordo vero o qualcosa di rattoppato nel momento in cui cominciava a sbiadire.
Per questo vorrei sempre parlare, parlare. Chiedere. Sentirmi dare l'altra versione, sentirmi dire cosa è accaduto e cosa no, e quando e come.
E com'era l'aria quel giorno , e se l'autobus era affollato,e se era mirto il liquore, e se avevi in mano dei crakers, e se la moquette era blu scuro, e se e se e se.
Ci sono poche costanti nella mia vita. Poche persone rimaste nel tempo.
A volte le interrogo, chiedo, ricordo. Quando è possibile, lo faccio. Di solito ottengo facce stupite, e "come fai a ricordatelo? Io l'avevo dimenticato...".
Mi resta come un senso di incompiutezza, quando affiorano dubbi e ricordi su qualcuno che per vari ed eventuali motivi non posso avere sottomano, o anche solo sottovoce (anche nel senso di non urlarle, le domande, che non è per rabbia, ma quasi sempre solo per bisogno di sapere).
Suppongo che prima o poi si attenuerà. Probabilmente quando la mia memoria vacillerà al punto da non riuscire più a ricordare a chi chiedere cosa.
A quel punto, però, non so più nemmeno chi o cosa sarò io, probabilmente.

giovedì 21 ottobre 2010

si preferisce. Perchè a volte, è come avere.

Sophie preferisce avere lo stomaco in subbuglio piuttosto che andare in coma e dormire tutto il tempo. Il tempo passato a dormire è tempo senza Solomon...
Wallace. Questa è l'acqua.

"...tu prendi le cose così. come se dovessero andare male. ma tu non stai morendo..."
Certo.
Ma a volte la testa non lo sa, che le cose non stanno così. E non ti fa dormire. Perchè il tempo passato a dormire è tempo senza.

...come avere sempre davanti e sotto un enorme buco nero senza fondo, un buco nero, nerissimo, con dentro qualche spunzone, magari, e tu fai parte di quel buco, e cadi anche quando rimani dove sei (...magari quando capisci che il buco sei tu e nient'altro...)
Wallace. Questa è l'acqua

lunedì 4 ottobre 2010

sono una creatura orrenda.

Questa volta attesto a me stessa di aver fatto veramente del mio meglio per:
- essere comprensiva
- essere diplomatica
- andare incontro all'altrui esigenza
- rispettare l'altrui volere
- non far pesare il mio lato della faccenda (la mia stanchezza, la mia delusione, il mio dispiacere).
Ora parte il secondo step.
Essere contenta di questo. Stringermi la mano da sola e dirmi che questo è il comportamento adeguato, fino a ricavarne una consapevolezza che sia bastevole per esser soddisfatta.
Il secondo step è arrivare a considerare questo il risultato finale, a essere contenta di questo e a prenderlo come cosa buona.
Sono ben lontana, dal secondo step.
Sono ancora, con tutte le scarpe, nella fase in cui vorrei che mi venisse riconosciuto lo sforzo. In cui vorrei che ci si mettesse nei miei panni.
anche se so benissimo che non ho ancora finito di mettermi in quelli altrui.
Porca miseria, che fatica che si fa.
mi sa che sono proprio un'orrenda creatura, alle volte.
Non faccio in tempo a comportarmi in maniera civile e normale, che vorrei immediatamente essere ricompensata. Senza riuscire ad infilare nella mia testa durissima che se tutti ragionassero come me, sai che giostra.

mercoledì 29 settembre 2010

rimuovere

Ci sono pensieri talmente bui che non vogliono nemmeno essere condivisi.
me ne accorgo stasera, mentre le dita scivolano sui tasti evitando accuratamente di dire davvero.
Chi è che diceva che è solo "altro materiale da romanzo" o qualcosa del genere? Flaubert?
non so, non ricordo, sono confusa.
probabilmente lo è, probabilmente potrebbe diventarlo.
O lo diventerà.
Di sicuro non può restare per sempre chiuso nel breve spazio tra gli occhi rossi e la punta delle dita.
Eppure, questa sera non riesce a uscire.

A volte vorrei solo avere una grossa gomma per cancellare. E aver scritto la mia vita in leggeri tratti di matita.

mercoledì 15 settembre 2010

Avevo pensato di rispondere, contemporaneamente, a più richieste, alla richiesta plurima e detta con parole diverse "scrivi cose gioiose/felici/allegre etc", mettendomi a scrivere qualcosa di bello, di veramente bello, non appena fosse accaduto.
Avevo aspettato...scommettendo tra me e me. Che la prossima volta sarebbe stata quella buona.
Credo però di avere un qualche difetto agli occhiali. Vedo appannato, forse.
Sarà quello, che non mi fa vedere le cose belle che sicuramente accadono ("capitano a tutti, capitano!"?
una cosa carina è successa, sì, vogliamo considerarla, sì, certo, ma se la penso...mi ha solo sfiorato.
L'ho vissuta da sola, perchè mancava chi avrei voluto al fianco.
L'ho vissuta di striscio, indecisa fino all'ultimo se prendervi parte o no.
Ed è stato tutto effimero, come quell'insetto..che si chiama così se non sbaglio, proprio perchè non è che abbia una vita tanto lunga.
Ci sono state piccole e medie delusioni, quelle grande le ho messe da parte insieme alle loro gemelle, le grandi speranze.
A questo punto, avrei dovuto aspettare ancora, per rispettare la scommessa tra me e me stessa.
Ma dato che alla fine la scrittura è terapeutica, per me....questo conta, e a questo voglio pensare. Che conti. Che serva. Che sia.

E' tornato l'autunno.
Sono tornate tante cose.
Ci sono state nuove parole, in parte smentite dai fatti quando erano ancora teneri embrioni.
Inizio a tacere, a trattenere scampoli di informazioni, a rispondere vaga, per non dover ascoltare sospiri di compatimento.

Un fatto. Indegno di nota, ma piccolo e incis(iv)o. L'altro giorno, fila in banca.
Sfoglio distratta un giornale. Un giornale maschile.
Apro a caso.
Pagina intera, un uomo dai capelli bianchi corti, fisico asciutto, solleva in aria una ridente donna di 30-35 anni.
Titolo della pubblicità: hai 50 anni e ti senti un leone?
e poi non ricordo, ma credo vendessero integratori o qualcosa del genere.
Perchè lui se si sente un leone deve sollevare allegramente una di vent'anni più giovane?
Perchè non il contrario?
Perchè non possono essere coetanei?
Perchè perchè perchè?
Ho odiato quella pagina. Per un attimo.
Non mi interessa chi ha quanti anni e che animale si sente chi.
Ma l'immagine mi ha innervosita. Per un attimo.
poi ci ha pensato la bancaria più svogliata del mondo a farmi indirizzare altrove il livore.
Comunque sia, i giorni si affastellano gli uni sugli altri.

Costruisco mobiletti per la casa. Poi, incredula, li fotografo anche.
Perfeziono la mia abilità nello stirare senza ferro da stiro.
Tengo in più o meno ordine, gatto casinaro permettendo.
Ho vissuto momenti peggiori, questo è certo.

martedì 24 agosto 2010

la fonte eterna...

Scrivere continua ad avere una funzione auto-terapeutica.
Faccio anche i compiti, mi impegno e poi relaziono ogni due settimane.
E oltretutto, sto facendo gli esercizi di TA, anche se non mi vengono proprio bene bene....
La cosa difficile è che per ogni progresso,per ogni rattoppo fatto...salta fuori una nuova difficoltà, una nuova prova.
Mi domando se sarò in grado di affrontare tutto questo. O se prima o poi non ne verrò sopraffatta.
Da tutta questa faticosa me stessa.
E' come se tutto questo dolore, tutta questa lava che mi brucia dentro, non facessero altro che scavarsi nuove strade per uscire, quando a me sembra di averne ripulita finalmente un'altra, e un'altra, e un'altra.
A volte è davvero desolante.

lunedì 16 agosto 2010

di nuovo

Il mio malessere è ciclico, evidentemente.
Come un sacco di altre cose.
Solo che non segue un processo regolare e prevedibile, e così ogni volta mi trova impreparata.
Se avesse una cadenza mensile sarebbe diverso, saprei quando aspettarmi "questo" e, non so, mi organizzerei in qualche modo, per non essere sola per esempio. Barerei, cercherei in ogni modo di fregarlo.
Ma probabilmente lui si sposterebbe di un giorno, e il gioco sarebbe uguale a prima.
Forse, se riuscissi davvero a capire questo, mi sentirei meglio.
Probabilmente il trucco sta nel lasciar fluire le cose, nell'accettare questa sensazione, nel lasciare che faccia il suo corso, perchè solo così la si può esorcizzare.
Ripeto a me stessa che sono migliorata.
Ma ancora non ci credo.
E vorrei cancellare fette di passato.

martedì 10 agosto 2010

libri

"La realtà è dolorosa e imperfetta", mi diceva (mia madre), "è questa la sua natura e per questo la distinguiamo dai sogni.
La realtà ci ferisce, anche quando, per un attimo, ci sembra un sogno.
nei libri c'è tutto ciò che esiste, spesso con colori più autentici, e senza il dolore vero di tutto ciò che realmente esiste. Tra la vita e i libri, figlio, scegli i libri."
Agualusa_ Il venditore di passati

Mia madre non ha mai parlato così chiaramente.
Però mi faceva leggere.
Prima dei 16 anni avevo già divorato Tolstoj, Dostoevskij, Marquez, Zola...e poi La morte a Venezia, Schiavo d'amore, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, e tanto altro.
Leggevo.
Adesso ho il doppio di quegli anni, e ancora leggo, leggo, leggo.
Anche e soprattutto d'estate, chiusa in casa, in penombra.
La realtà mi ferisce. Mi assedia.
Continuo ad esser fatta di carta velina, mi stropiccio facilmente e mi lacero, quasi senza far rumore.
Le mie brevi sortite nella realtà, quella vera, quella che non è lavoro nè obbligo, hanno spesso un retrogusto amarognolo. Come se una sostanza vischiosa mi ricoprisse e non mi permettesse di toccare davvero le cose.
Tutto ciò che vorrei è condividere davvero. Ho viaggiato per anni, da sola.

sabato 31 luglio 2010

Jesus....

Sono stata qualche giorno in Belgio.
A Bruxelles (bella bella bella), ma non solo.
A Bruges, per esempio.
tra i vari posticini interessanti, per chi ha voglia di gironzolare, c'è il Begijnhof.
Ora, quel giorno io stavo cercando una casettina, di quelle piccole e orrende, che la mia mater dolorosa colleziona, e volevo far bella figura passandola a trovare e portandogliene una belga.
Ho pensato che una casuccia delle beghine di Bruges potesse piacerle.
E così, sono arrancata anche dentro il negozietto, lì al Beghinaggio.
Negozietto straripante articoli religiosi di dubbio gusto.
Perchè non si dica che è il mio ateismo a farmi dubitare della soavità degli oggettini, mi produco in una prova fotografica.
Per quanto mi riguarda, il premio di souvenir catto-trash dell'anno va a questa gomma da cancellare:

giovedì 22 luglio 2010

se telefonando...

- Raccontami meglio.
- ma te l'ho già detto..c'era quest'uomo...
- com'era?
-...sui 50..vestito in maniera sobria...con la faccia da brava persona, molto composto...
- mmmm...e il viso?
- e il viso niente, non lo ricordo, un uomo, un uomo sui 50 ma lo sapevo più che vederlo, cioè il viso c'era ma non lo so non era un viso che ti so dire.
- mmm. E che faceva?
-...mi umiliava. mi trattava male. Diceva delle cose, so che io provavo a ribellarmi ai suoi discorsi e lui continuava...
- ok. ma tipo..che diceva? che faceva?
- diceva che non valgo niente, diceva che sono una stupida, una cretina, non ricordo bene le parole esatte, e mi teneva per il polso. io cercavo di interromperlo e lui continuava a bassa voce, intorno c'era gente e lui non voleva che si accorgessero.
Mi stringeva il polso. Mi diceva a bassa voce queste cose terribili.
- ma chi era? lo conoscevi? dai ...lo sai.
- nnnno...non credo. Cioè...aveva delle cose che boh, che mi ricordavano qualcuno, ma forse era un puzzle di più persone. So solo che io volevo fargli gestacci, insultarlo, andarmene, e non potevo ma non so perchè.
- che brutta sensazione...
- sì. A un certo punto mi veniva da piangere...poi ...boh...poi è arrivato qualcuno...e lì non mi ricordo più. Mi sono svegliata. Che poi, non c'entra niente, ma appena sveglia ho fatto due cose.
Ho dato da mangiare a Vlad, uno. Ho buttato via quelle 3 rose secche, due.
- quelle?
- quelle.
- ...alleluja! però vedi che un legame c'è?
- mmmm...può darsi. cambiamo argomento?
- sì. però, comunque, alleluja. e anche vaffanculo.
- grazie.
- non a te.
- lo so. grazie.
- ecco. Comunque, parlando d'altro....

lunedì 19 luglio 2010

p.r.

Che non si dica che certe cose non sono avvenute.
Che non si provi a negare.
Che non si tenti di far passare tutto sotto silenzio.

giovedì 15 luglio 2010

ma perchè.

Ho fatto un errore.
a cui, al momento, non posso riparare.
la magia del telefono fa si che io non possa farlo, perchè per parlare al telefono bisogna essere in due.
E' anche giusto.
Ho fatto un errore e ora pago le conseguenze.
Non è che si possa riparare così, automaticamente, no?
Errore --> conseguenza.
La conseguenza te la devi vivere tutta, in questa notte d'estate in cui le goccioline di sudore scivolano giù lungo il collo, nonostante io scriva al buio per avere l'illusione del fresco.
Ho una capacità, che si potrebbe dire invidiabile, ci fosse qualcosa da invidiare, di spappolare con le mie mani le cose buone che la vita ogni tanto mi lascia cadere in grembo.
Perchè lo faccio?
non sono l'unica, lo so.
Ho avuto onore e onere di conoscere altre persone, quasi altrettanto brave a farlo.
ma al momento mi chiedo, limitandomi a me stessa, perchè lo faccio. Perchè non riesco a non rovinare sempre tutto.
Ho un sacco di ore notturne per pensarci.
chissà che tra una sudata e l'altra io non trovi anche qualche risposta.

mercoledì 14 luglio 2010

se son d'umore nero allora scrivo...

In realtà io scrivo spesso, anche quando sono di umore grigio, come stasera.
Grigio come le magliette che indosso ultimamente, apro l'armadio e scopro di avere un paio di camicette bianche, un paio di gonne al ginocchio, grigioline, un paio nere, e nei cassetti...magliette nere, magliette grigie.
C'è stato un periodo di color...come si chiama...fucsia?, nella mia vita.
E anche un breve, brevissimo, periodo di turchesi e azzurri.
Pantaloni chiari, persino, un'estate. Un paio, si intende.
Sono tornata ai grigi, ai neri.
Con l'aggiunta di gonne più lunghe, tacchi bassi.
Oggi il mio unico acquisto di saldi è stato definito "carino...sembri una suora laica."
L'abito forse non fa il monaco, ma nel mio caso il monaco si veste come si sente.
Grigio.
Come se la cenere del vulcano islandese stesse approdando ora sulla mia testa.
E' tutto sbagliato, nella mia testa si intende.
Ho finito con la porca seconda laurea. Sto riuscendo, più o meno, a fare la mamma-gatto.
Sono, più o meno, di nuovo in salute.
Mi hanno persino accettato il pezzettino micro al micro concorsetto di scrittura.
E allora?
Allora ci sono tutte queste "piccole" cose che non funzionano, che non si incastrano, che vanno male.
Ci sono tutte queste tensioni, questi "no", questi "scusa ma", questi "ma" senza "scusa", che minano le radici delle mie piccole gioie riarse.
Perchè faccio così? perchè certe cose mi toccano così tanto più di altre?
Il mio umore si fa grigio, la bocca si piega all'ingiù come quella di un bambino a cui avevano promesso il gelato, ma poi ogni giorno non si ha tempo, non si può andare, c'è troppa fila, fa troppo caldo o troppo freddo, finchè nemmeno lo vuole più, il gelato.
Ho desideri infantili che scoppiano come bolle di sapone.
Forse dovrei costruire desideri più adulti, di ferro e cemento. Solidi, pratici.
Desideri grigi come il materiale di cui sarebbero fatti.
Adesso tutto quello che posso fare è scavare dentro di me. Capire se il gioco che sto giocando vale la candela.
Sarebbe simpatico però prima di tutto capire se c'è, la candela.
A volte la perdo di vista, e forse per questo poi sto così.
Metto per iscritto una promessa: domani. domani mi impegnerò per non indossare grigio, nè dentro nè fuori.
Fingerò di avere dentro i colori che metterò fuori, anche se non si va oltre il marrone e il viola, è già qualcosa, è giù un tentativo.
A forza di fingere, a volte, ci si convince. L'abito modella il monaco? Speriamo di sì, anche perchè sarebbe tutto di guadagnato.

lunedì 5 luglio 2010

estate

In questi giorni fa troppo caldo.
O forse è solo che a me non piace l'estate.
Stavo per dire che non mi è mai piaciuta, ma ricordo che quando ero piccola andavo al mare con la mia nonna, e mi piaceva. Stavo sotto l'ombrellone a leggere, o in acqua a sguazzare.
Mi sa che mi piaceva, l'estate.
Giugno era tra i miei mesi preferiti, anche se negli ultimi anni non è più così nemmeno questo.
C. ha da poco festeggiato il suo primo anniversario, le brillano gli occhi quando dice "te lo aspetavi? dopo qullo che era l'anno scorso di sti tempi...".
Già. L'anno scorso di sti tempi.
Un anno è passato. Un anno?! Davvero?! Davvero. Un anno.
da un'estate all'altra.
Di solito l'incidenza delle depressioni e dei suicidi ha un picco in autunno, e verso natale.
Mi piacerebbe controllare se anche l'estate fa questo effetto ad altri, oltre che a me.
Quando non sono a lavoro me ne sto rintanata in casa, tapparelle abbassate per fare più buio possibile, ma a quanto pare non basta.
La pressione si abbassa, col caldo. sale la nausea, il fastidio.
E' colpa loro? E' colpa della pressione, del caldo, della nausea?
immagino di no. O almeno non del tutto.
Vorrei solo capire cosa mi sta succedendo, e sono così terrorizzata che ho paura di aprire gli occhi e vedere la realtà, e di chiuderli e vedere i miei pensieri.
Ho aspettato il 29 di giugno come se fosse chissà quale evento, chissà quale limite, superato il quale tutto sarebbe stato più facile.
Adesso non ho più nemmeno questo fragile alibi, e mi sembra che tutto intorno a me sia troppo fragile, troppo friabile.
Ho voglia di chiudermi dentro me stessa, nel buio, nel fresco. Di non sentire niente.
Vorrei spegnermi.
Ho preso una decisione. E il solo pensarla mi fa annaspare come stessi annegando.
Vorrei pace.
L'ho cercata in tanti modi. Vediamo se questo è peggiore degli altri.