Fuori dal finestrino del treno delle 7.3o (quello che prendeva la Pausini dopo che Marco se l'era filata?), la neve cancella la linea dell'orizzonte.
E' tutto perfettamente bianco. Uniforme.
Sembra di correre attraverso il niente, viene da chiedersi, come in Amarcord, e se la morte fosse così?
"....ma se la morte è così...non è un bel lavoro..."
Ogni tanto appoggio la fronte al vetro, e dopo qualche secondo la puntura del freddo mi dice che, ancora, sono viva, e che no, non sono già nell'anticamera artica dell'inferno.
lunedì 21 dicembre 2009
sabato 19 dicembre 2009
bollettino
Davanti casa, stamattina affondavo fino a metà polpaccio. Era strano, tutto buio e un vorticare bianco.
Continua a nevicare.
I termosifoni continuano ad essere rotti.
In casa continuano ad esserci 14°C.
Io continuo a dormire con la cuffia di lana e a tenere i mezzi guanti anche quando mangio.
In pratica..niente di nuovo sul bianco fronte occidentale
p.s. aggiunto dopo il commento di Wolf.
Il freddo non mi piega. sono un coniglietto tosto, vedere per credere:
Continua a nevicare.
I termosifoni continuano ad essere rotti.
In casa continuano ad esserci 14°C.
Io continuo a dormire con la cuffia di lana e a tenere i mezzi guanti anche quando mangio.
In pratica..niente di nuovo sul bianco fronte occidentale
p.s. aggiunto dopo il commento di Wolf.
Il freddo non mi piega. sono un coniglietto tosto, vedere per credere:
giovedì 17 dicembre 2009
in un libro letto qualche tempo fa
c'era questa battuta.
A me era piaciuta molto, oggi mi torna in mente.
"A proposito, la sai questa? Qual è la fregatura peggiore dell'essere atei?"
"Mi arrendo"
"Non hai nessuno a cui parlare mentre vieni".
(L'inferno comincia dal giardino, J. Lethem)
A me era piaciuta molto, oggi mi torna in mente.
"A proposito, la sai questa? Qual è la fregatura peggiore dell'essere atei?"
"Mi arrendo"
"Non hai nessuno a cui parlare mentre vieni".
(L'inferno comincia dal giardino, J. Lethem)
mercoledì 16 dicembre 2009
Definizioni
Se fossi napoletana direi che mi sento "una mappina".
Se fossi milanese userei la parola"rumenta".
Volendo evitare i dialettismi, al momento, sul dizionario, alla voce Alice trovate la seguente definizione: "bolo di cibo e pelo vomitato dal gatto di casa in una giornata di particolare acidità di stomaco".
Gioiamone.
...e comunque sia...fottuto 2009, ti stai giocando le ultime cartucce.
Stai per finire. Com'era la frase?
Merda eri e merda ritornerai?
E' proprio il caso di dirlo. Merdimonio.
Se fossi milanese userei la parola"rumenta".
Volendo evitare i dialettismi, al momento, sul dizionario, alla voce Alice trovate la seguente definizione: "bolo di cibo e pelo vomitato dal gatto di casa in una giornata di particolare acidità di stomaco".
Gioiamone.
...e comunque sia...fottuto 2009, ti stai giocando le ultime cartucce.
Stai per finire. Com'era la frase?
Merda eri e merda ritornerai?
E' proprio il caso di dirlo. Merdimonio.
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solitude standing
lunedì 14 dicembre 2009
Oggi era una giornata lunga, piena di impegni.
E c'era anche la neve.
E poi ...e poi...e poi , maestra, il cane mi ha mangiato i compiti, ecco.
Chissà se tutto questo giustifica il fatto che a un certo punto, alle 5 del pomeriggio, nella mezz'ora tra un paziente e l'altro...dovevo riguardare alcune cose..e invece ho chiuso gli occhi un attimo.
E nella mia testa si è formata la frase: "...e così l'ingegnere era diventato un cavedano".
Ci sarà da preoccuparsi? Boh..so solo che stavo per addormentarmi e quella frase mi ha risvegliata.
E subito dopo, senza soluzione di continuità, ho visto per un momento davanti a me la tua faccia e ho pensato,tra me e me:"...da allora non mi è più capitato di fare l'amore".
E' più assurda la metamorfosi ittica di un ingegnere, o il fatto che il fare l'amore possa "capitare"?
Boh.
Forse è colpa della neve. O che avevo mangiato poco a pranzo. O del falco che è sceso in picchiata rubandomi i compiti, lo giuro signora maestra.
non lo so.
E' stata una giornata così.
E ora torno a casa e penso ancora ai cavedani, che mio padre li pescava, tutti quegli anni fa.
E penso un attimo a te, al fatto che vorrei prenderti a pugni le braccia, perchè non possano, ancora, stringere un'altra donna.
E' stata una giornata così.
Mi perdoni, mi perdoni, mi perdoni, signora maestra.
Ora vado alla lavagna e scrivo cento volte "devo lavorare meno e dormire di più."
E c'era anche la neve.
E poi ...e poi...e poi , maestra, il cane mi ha mangiato i compiti, ecco.
Chissà se tutto questo giustifica il fatto che a un certo punto, alle 5 del pomeriggio, nella mezz'ora tra un paziente e l'altro...dovevo riguardare alcune cose..e invece ho chiuso gli occhi un attimo.
E nella mia testa si è formata la frase: "...e così l'ingegnere era diventato un cavedano".
Ci sarà da preoccuparsi? Boh..so solo che stavo per addormentarmi e quella frase mi ha risvegliata.
E subito dopo, senza soluzione di continuità, ho visto per un momento davanti a me la tua faccia e ho pensato,tra me e me:"...da allora non mi è più capitato di fare l'amore".
E' più assurda la metamorfosi ittica di un ingegnere, o il fatto che il fare l'amore possa "capitare"?
Boh.
Forse è colpa della neve. O che avevo mangiato poco a pranzo. O del falco che è sceso in picchiata rubandomi i compiti, lo giuro signora maestra.
non lo so.
E' stata una giornata così.
E ora torno a casa e penso ancora ai cavedani, che mio padre li pescava, tutti quegli anni fa.
E penso un attimo a te, al fatto che vorrei prenderti a pugni le braccia, perchè non possano, ancora, stringere un'altra donna.
E' stata una giornata così.
Mi perdoni, mi perdoni, mi perdoni, signora maestra.
Ora vado alla lavagna e scrivo cento volte "devo lavorare meno e dormire di più."
venerdì 11 dicembre 2009
ecco. esattamente così, la penso.
"Se il Natale fosse una persona, uscirei in una notte di nebbia a tagliargli la gola, poi mi costituirei e passerei felice il resto della mia vita a guardare video dietro le sbarre"
(Curtin - La lega antiNatale)
Etichette:
...libri...frasi...,
a bunny's life
giovedì 10 dicembre 2009
ma tu
L'atmosfera, nei colloqui con C., è sempre particolare.
A metà tra infanzia e giovinezza, a metà tra una realtà condivisa e una in cui non può entrare nessuno.
Il confine è fragile, sottile. Nello spazio tra una parola e l'altra può succedere di tutto.
Ora che si è fatto inverno, ho messo una coperta, lì, sul tavolino.
A volte qualcuno si lamenta che nello studio fa un po' freddo. Coscienziosamente, mi domando se non sia un modo per dire che mi sentono fredda, che non si sentono abbastanza accolti.
ma potrebbe anche essere freddo e basta ( a volte un sigaro è solo un sigaro).
E così ho aggiunto la coperta. utilissima una coperta, Linus dei Peanuts insegna.
A C. piace, la coperta. Si raggomitola lì sotto, o la usa come scialle, come bandiera, come tenda tra noi, alle volte.
Questa volta se l'è tirata bene bene su, fino quasi al naso, mentre divaga sulla sua storia d'amore con questo attore californiano di cui ora non ricordo il nome.
...
Io: vedi...c'è una cosa che vorrei capire meglio. Cosa intendi tu per "avere un ragazzo"? Per esempio, io penso sia difficile avere una storia d'amore con qualcuno che non si conosce.
Lei: (abbassando la coperta di colpo, e inclinandosi verso di me)...ma perchè..tu...tu quando avevi il moroso, lo conoscevi?
...
Sul momento ho sorriso, prima di rispondere con un'altra domanda. La coperta, nel frattempo, fluttua all'altezza dello sterno. Siamo in una giornata produttiva.
Poi C. mi abbraccia e se ne va, e la mia testa deve fare posto a qualcun altro.
Solo che quella frase, boh, si è impigliata da quache parte, e così ci ripenso, ora che giro per casa e ogni tanto trovo oggetti che ora sono miei ma che furono dono o traccia di qualcun altro.
Ma io. quando avevo il moroso. io. lo conoscevo?
Quanto effettivamente conosciamo qualcuno, e quanto invece non siamo noi ad appiccicargli addosso una serie di post it con i nostri pregiudizi, intuizioni, speranze, esperienze pregresse, e così via.
Ma anche volendo...sarebbe possibile spogliarsi di tutto ciò?
Che domande difficili fanno, a volte, i pazienti.
A metà tra infanzia e giovinezza, a metà tra una realtà condivisa e una in cui non può entrare nessuno.
Il confine è fragile, sottile. Nello spazio tra una parola e l'altra può succedere di tutto.
Ora che si è fatto inverno, ho messo una coperta, lì, sul tavolino.
A volte qualcuno si lamenta che nello studio fa un po' freddo. Coscienziosamente, mi domando se non sia un modo per dire che mi sentono fredda, che non si sentono abbastanza accolti.
ma potrebbe anche essere freddo e basta ( a volte un sigaro è solo un sigaro).
E così ho aggiunto la coperta. utilissima una coperta, Linus dei Peanuts insegna.
A C. piace, la coperta. Si raggomitola lì sotto, o la usa come scialle, come bandiera, come tenda tra noi, alle volte.
Questa volta se l'è tirata bene bene su, fino quasi al naso, mentre divaga sulla sua storia d'amore con questo attore californiano di cui ora non ricordo il nome.
...
Io: vedi...c'è una cosa che vorrei capire meglio. Cosa intendi tu per "avere un ragazzo"? Per esempio, io penso sia difficile avere una storia d'amore con qualcuno che non si conosce.
Lei: (abbassando la coperta di colpo, e inclinandosi verso di me)...ma perchè..tu...tu quando avevi il moroso, lo conoscevi?
...
Sul momento ho sorriso, prima di rispondere con un'altra domanda. La coperta, nel frattempo, fluttua all'altezza dello sterno. Siamo in una giornata produttiva.
Poi C. mi abbraccia e se ne va, e la mia testa deve fare posto a qualcun altro.
Solo che quella frase, boh, si è impigliata da quache parte, e così ci ripenso, ora che giro per casa e ogni tanto trovo oggetti che ora sono miei ma che furono dono o traccia di qualcun altro.
Ma io. quando avevo il moroso. io. lo conoscevo?
Quanto effettivamente conosciamo qualcuno, e quanto invece non siamo noi ad appiccicargli addosso una serie di post it con i nostri pregiudizi, intuizioni, speranze, esperienze pregresse, e così via.
Ma anche volendo...sarebbe possibile spogliarsi di tutto ciò?
Che domande difficili fanno, a volte, i pazienti.
mercoledì 2 dicembre 2009
ah..i dubbi.
Ho ricominciato a scrivere.
Ecco, magari "scrivere", è un po' eccessivo.
ho ricominciato a mettere su carta, o su file .doc, le storie che a volte si dipanano nella mia testa.
Era tanto che non scrivevo, a parte quel racconto nato in quella stanzetta d'albergo mesi fa.
Ora ho ricominciato.
Trascrivo le parole prima che si dissolvano nuovamente.
Partecipo, senza parere, a qualche concorsetto qua e là. E questo, davvero, erano secoli.
Secoli che non lo facevo.
L'ultima vittoria a quanti anni fa risale? parecchi, roba di adolescenza, presumibilmente.
Cosa vorrà dire?
Proviamo con il sillogismo alla Woody Allen
"a) Socrate è un uomo;
b)ogni uomo è mortale.
Quindi ogni uomo è Socrate? Quindi ogni uomo è omosessuale"
Duuunque
a) scrivo quando sono triste
b) scrivere mi fa bene
c) essere triste mi fa bene? Scrivere mi fa diventare triste? O forse sono Socrate e sono omosessuale?
nel dubbio, io continuo.
Ecco, magari "scrivere", è un po' eccessivo.
ho ricominciato a mettere su carta, o su file .doc, le storie che a volte si dipanano nella mia testa.
Era tanto che non scrivevo, a parte quel racconto nato in quella stanzetta d'albergo mesi fa.
Ora ho ricominciato.
Trascrivo le parole prima che si dissolvano nuovamente.
Partecipo, senza parere, a qualche concorsetto qua e là. E questo, davvero, erano secoli.
Secoli che non lo facevo.
L'ultima vittoria a quanti anni fa risale? parecchi, roba di adolescenza, presumibilmente.
Cosa vorrà dire?
Proviamo con il sillogismo alla Woody Allen
"a) Socrate è un uomo;
b)ogni uomo è mortale.
Quindi ogni uomo è Socrate? Quindi ogni uomo è omosessuale"
Duuunque
a) scrivo quando sono triste
b) scrivere mi fa bene
c) essere triste mi fa bene? Scrivere mi fa diventare triste? O forse sono Socrate e sono omosessuale?
nel dubbio, io continuo.
lunedì 30 novembre 2009
insight
A volte all'improvviso si squarcia il velo di Maya, e intravedo qualcosa di me che non vorrei vedere.
Mi costa uno sforzo enorme, continuare a guardare.
Certe volte mi deludo proprio, da sola.
Come quando mi rendo conto, in un momento, di aver perso di vista tutto tranne il dolore che sento io.
Oggi ti ho guardata, e ho visto la gioia e la bellezza e la vita. Non vedevo altro.
Poi c'è stato quel piccolo movimento, e mi sono ricordata di un'altra volta in cui l'hai fatto.
E mi sono ricordata di quanto stavi male, per quanto non ne parlassi mai.
E' questo che mi ha colpita. Tu non ne parlavi mai. Ne hai accennato solo qualche mese fa.
Solo ora che l'uragano è passato. E allora ho cominciato a capire. A vedere.
E mi domando se non avrei potuto fare di più, per aiutarti e per metterti in condizione di sentirti accolta, di sentire che avresti potuto parlarne.
Perchè è così, avresti potuto.
Eppure...tu non parlavi e io non vedevo. E ora che stai bene e hai pian piano raccontato...ora che stai bene io ti guardo e il primo istinto è dirti "ora stai bene".
Che cazzo di persona, che sono a volte. Che cazzo di amica.
E' faticoso, ammetterlo. Che certe volte sono proprio peggio di quanto credessi.
A questo punto...come mi hanno insegnato..ci lavorerò sopra. Anche se, persino adesso, una parte di me ha voglia di ricucire lo strappo e far finta di non avere visto. E fare finta di non essere ancora così indietro, nel mio lavoro su me stessa.
Mi costa uno sforzo enorme, continuare a guardare.
Certe volte mi deludo proprio, da sola.
Come quando mi rendo conto, in un momento, di aver perso di vista tutto tranne il dolore che sento io.
Oggi ti ho guardata, e ho visto la gioia e la bellezza e la vita. Non vedevo altro.
Poi c'è stato quel piccolo movimento, e mi sono ricordata di un'altra volta in cui l'hai fatto.
E mi sono ricordata di quanto stavi male, per quanto non ne parlassi mai.
E' questo che mi ha colpita. Tu non ne parlavi mai. Ne hai accennato solo qualche mese fa.
Solo ora che l'uragano è passato. E allora ho cominciato a capire. A vedere.
E mi domando se non avrei potuto fare di più, per aiutarti e per metterti in condizione di sentirti accolta, di sentire che avresti potuto parlarne.
Perchè è così, avresti potuto.
Eppure...tu non parlavi e io non vedevo. E ora che stai bene e hai pian piano raccontato...ora che stai bene io ti guardo e il primo istinto è dirti "ora stai bene".
Che cazzo di persona, che sono a volte. Che cazzo di amica.
E' faticoso, ammetterlo. Che certe volte sono proprio peggio di quanto credessi.
A questo punto...come mi hanno insegnato..ci lavorerò sopra. Anche se, persino adesso, una parte di me ha voglia di ricucire lo strappo e far finta di non avere visto. E fare finta di non essere ancora così indietro, nel mio lavoro su me stessa.
domenica 29 novembre 2009
sabato 28 novembre 2009
Nourishing & soothing coconut body cream
Ho soppesato il vasetto di crema tra le dita, guardandolo perplessa per qualche istante.
Mi sono ripromessa di agire, con cura, con precisione, senza pensare neanche per un attimo, finchè non avrò finito.
Colonizzazione del bagno di casa dei miei, eseguita.
Conquista della vasca da bagno, vero obiettivo, eseguita con altrettanto successo.
Lavato capelli con quella specie di shampoo che sa di rosmarino, e poi messo anche il balsamo per vedere di districare i fili di ragnatela che costituiscono la mia capigliatura.
Ho preso da casa il vasetto, pieno a metà, regalo di un compleanno di qualche anno fa.
Dev'essere bello tosto, l'aroma che ci hanno ficcato dentro, perchè basta svitare il tappo per essere immersi in un delizioso (almeno per me) profumo di cocco.
Ed è stato qui che il pensiero si è fatto avanti, il maledetto.
Una vocina che sussurra, con aria noncurante: ma cosa ti metti a darti la crema a fare, mi spieghi? ma cosa ti scortichi la pelle con quella spazzola dura...nessuno deve vederti nuda, nessuno ti sfiorerà nemmeno un centimetro di pelle, nessuno si avvicinerà quel tanto da sentire che odori di cocco come un grosso biscottone.
Ma è stato solo un attimo. mi ero ripromessa che oggi avrei fatto le cose per bene, SENZA dover per forza avere un motivo.
E così, ho ficcato le dita nella crema e ho iniziato giudiziosamente a spalmarla come mi avevano insegnato. In cerchi concentrici. ho solo dimenticato se bisogna andare in senso orario o al contrario, ma anche Mowgli, appena uscito dalla jungla, avrà avuto i suoi problemini, no?
Mi sono ripromessa di agire, con cura, con precisione, senza pensare neanche per un attimo, finchè non avrò finito.
Colonizzazione del bagno di casa dei miei, eseguita.
Conquista della vasca da bagno, vero obiettivo, eseguita con altrettanto successo.
Lavato capelli con quella specie di shampoo che sa di rosmarino, e poi messo anche il balsamo per vedere di districare i fili di ragnatela che costituiscono la mia capigliatura.
Ho preso da casa il vasetto, pieno a metà, regalo di un compleanno di qualche anno fa.
Dev'essere bello tosto, l'aroma che ci hanno ficcato dentro, perchè basta svitare il tappo per essere immersi in un delizioso (almeno per me) profumo di cocco.
Ed è stato qui che il pensiero si è fatto avanti, il maledetto.
Una vocina che sussurra, con aria noncurante: ma cosa ti metti a darti la crema a fare, mi spieghi? ma cosa ti scortichi la pelle con quella spazzola dura...nessuno deve vederti nuda, nessuno ti sfiorerà nemmeno un centimetro di pelle, nessuno si avvicinerà quel tanto da sentire che odori di cocco come un grosso biscottone.
Ma è stato solo un attimo. mi ero ripromessa che oggi avrei fatto le cose per bene, SENZA dover per forza avere un motivo.
E così, ho ficcato le dita nella crema e ho iniziato giudiziosamente a spalmarla come mi avevano insegnato. In cerchi concentrici. ho solo dimenticato se bisogna andare in senso orario o al contrario, ma anche Mowgli, appena uscito dalla jungla, avrà avuto i suoi problemini, no?
La macchia umana
"Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui."
P. Roth
Non serve dire che l'onorevolissimo Philip R. a me provoca dipendenza.
E che mi prostro ogni volta di fronte a ciò che scrive.
Che dire? oggi più che mai, mi torna in mente questa frase, tra le tante di questo romanzo potente.
E, vai tu a capire la mente umana, sull'onda delle letture rothiane, ricito,da Everyman:
"Solo di sfuggita gli sovvenne che poteva essere illusorio pensare, a cinquant'anni, di poter trovare un buco che sostituisse tutto il resto."
P. Roth
Non serve dire che l'onorevolissimo Philip R. a me provoca dipendenza.
E che mi prostro ogni volta di fronte a ciò che scrive.
Che dire? oggi più che mai, mi torna in mente questa frase, tra le tante di questo romanzo potente.
E, vai tu a capire la mente umana, sull'onda delle letture rothiane, ricito,da Everyman:
"Solo di sfuggita gli sovvenne che poteva essere illusorio pensare, a cinquant'anni, di poter trovare un buco che sostituisse tutto il resto."
mercoledì 25 novembre 2009
paura
Normalmente, io a quest'ora dormo.
O almeno ci provo.
Ora invece col cavolo.
Mi ha svegliata un rumore, come le la mia porta di casa godesse di vita propria, per qualche attimo.
Come se qualcuno, fuori, scarabattolasse per entrare. Senza le chiavi, si intende.
Sarà stato uno spostamento d'aria, qualcuno che ha aperto e chiuso altre porte in altri piani, facendo risvegliare anche la mia.
Sicuramente.
ma mi sono alzata, dopo un po', mica subito, per controllare che la sbarra e il resto fossero ben salde.
E adesso...di dormire..non se ne parla.
Mi sa che sono più paurosa di quanto pensassi.
O almeno ci provo.
Ora invece col cavolo.
Mi ha svegliata un rumore, come le la mia porta di casa godesse di vita propria, per qualche attimo.
Come se qualcuno, fuori, scarabattolasse per entrare. Senza le chiavi, si intende.
Sarà stato uno spostamento d'aria, qualcuno che ha aperto e chiuso altre porte in altri piani, facendo risvegliare anche la mia.
Sicuramente.
ma mi sono alzata, dopo un po', mica subito, per controllare che la sbarra e il resto fossero ben salde.
E adesso...di dormire..non se ne parla.
Mi sa che sono più paurosa di quanto pensassi.
lunedì 23 novembre 2009
senza.
Non riesco ad accettare questa cosa.
Non riesco nemmeno ad affrontarla. Neanche a parlare con quel fottuto dottore.
Tutto ciò si porta dietro il fatto che temo che mi renda impossibile l'essere amata.
Non potrò mai essere oggetto d'amore, io. Non sono un essere meritevole d'amore.
Una donna, è certo, non è solo questo. E le sue conseguenze esteriori non sono nulla di ineliminabile. Certo.
Entrambe le cose però, il non avere, il non poter essere, e queste prove esterne che io sono il contrario di cil che dovrei.
Ecco. Sento che sono incompleta.
Che sono sbagliata. Un fake. Uno scherzo di natura.
cazzo cazzo cazzo.
Non riesco nemmeno ad affrontarla. Neanche a parlare con quel fottuto dottore.
Tutto ciò si porta dietro il fatto che temo che mi renda impossibile l'essere amata.
Non potrò mai essere oggetto d'amore, io. Non sono un essere meritevole d'amore.
Una donna, è certo, non è solo questo. E le sue conseguenze esteriori non sono nulla di ineliminabile. Certo.
Entrambe le cose però, il non avere, il non poter essere, e queste prove esterne che io sono il contrario di cil che dovrei.
Ecco. Sento che sono incompleta.
Che sono sbagliata. Un fake. Uno scherzo di natura.
cazzo cazzo cazzo.
domenica 22 novembre 2009
non ci dovevo pensare
L'idea di tornare dal medico mi mette ansia.
Non mi va neanche di pensarci, in realtà.
E proprio perchè non mi va, mi viene in mente.
Prima rischiavo che mi scappasse la mano, mentre tagliavo la zucca, perchè quando faccio qualcosa di manuale che non mi impegna troppo la testa, i pensieri divagano.
E all'improvviso mi sono letta in mente che domani o dopodomani al massimo (la nobile arte del procastinare) devo tornare dal medico.
Non ci vado quasi mai. Per fortuna.
Non lo stimo e non ho fiducia in lui. Lo cerco quelle volte che per il lavoro serve qualche certificato.
E ora devo tornarci. Dopo l'ultima volta credevo che non ci saremmo visti per un pezzo.
So già come andrà.
Dovrò ripetere le cose sempre due volte, e mentre io parlo lui non mi guarda e all'improvviso mi interrompe e chiede come sta mio padre, perchè da ragazzi, mi pare, si conoscevano.
E perde il filo del discorso. E così io devo ripetere due volte tutta la storia, e chiederà perchè non sono andata dalla dottoressa, e dovrò dirgli che lei è l'ultima opzione, perchè lei fa quelle cazzo di punture che mi fanno male per giorni, dopo.
E cazzo. Non esiste un altro cazzo di metodo?
Anzi lo so che esiste. E glielo dovrò dire io, che mi prescriva quell'altra merda. E' un medico, d'altronde.
...
...
...
Forse fa quasi meno male la puntura.
Non mi va neanche di pensarci, in realtà.
E proprio perchè non mi va, mi viene in mente.
Prima rischiavo che mi scappasse la mano, mentre tagliavo la zucca, perchè quando faccio qualcosa di manuale che non mi impegna troppo la testa, i pensieri divagano.
E all'improvviso mi sono letta in mente che domani o dopodomani al massimo (la nobile arte del procastinare) devo tornare dal medico.
Non ci vado quasi mai. Per fortuna.
Non lo stimo e non ho fiducia in lui. Lo cerco quelle volte che per il lavoro serve qualche certificato.
E ora devo tornarci. Dopo l'ultima volta credevo che non ci saremmo visti per un pezzo.
So già come andrà.
Dovrò ripetere le cose sempre due volte, e mentre io parlo lui non mi guarda e all'improvviso mi interrompe e chiede come sta mio padre, perchè da ragazzi, mi pare, si conoscevano.
E perde il filo del discorso. E così io devo ripetere due volte tutta la storia, e chiederà perchè non sono andata dalla dottoressa, e dovrò dirgli che lei è l'ultima opzione, perchè lei fa quelle cazzo di punture che mi fanno male per giorni, dopo.
E cazzo. Non esiste un altro cazzo di metodo?
Anzi lo so che esiste. E glielo dovrò dire io, che mi prescriva quell'altra merda. E' un medico, d'altronde.
...
...
...
Forse fa quasi meno male la puntura.
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