lunedì 10 agosto 2009

pioggia

Oggi, dopo molti giorni, c'è stato un temporale.
Con tuoni, fulmini, tutta la scenografia.
Io sono uscita di casa, in pantaloncini e canottiera, a fiutare l'asfalto e la terra bagnati, a ricevere addosso le gocce, via via sempre più fredde e sferzanti.
Tu mi sei passato davanti.
Avevi una camicia grigia e un giornale sulla testa a ripararti inutilmente dall'acqua.
A parte alcuni dettagli che nell'avvicinarsi rendevano chiara la realtà, c'eri.
Eri tu. Mi è mancato il fiato per un attimo. Perchè nel passare mi hai anche guardata, sai?
Mah. Non importa.
D'improvviso, quel "tuo" sguardo, mi ha come aperto gli occhi.
E ho capito che lo avevi già fatto e che lo farai ancora.
E che ti farai probabilmente le stesse domande, dopo, guardandoti le mani sporche di sangue.
Si chiama natura? Carattere? Propensione? fottuta coazione a ripetere?
Mi rende un po' triste, questo pensiero.
O forse è solo che il temporale è durato troppo poco.E all'improvviso, così com'era arrivato, è scomparso, e la terra sembra già riarsa.
Vien da chiedersi se non mi sono immaginata anche la pioggia.

giovedì 6 agosto 2009

il mostro (4)

Mi ero illusa, in maniera del tutto arbitraria e stupida, che si fosse distratto.
Che io potessi riprendermi me stessa.
Sono io, a colpire il sacco. Io, a prendere più o meno la mira.
E invece all'improvviso torna il dolore, sordo, come se mi avessero colpita fortissimo all'inguine.
Come se mi avessero pugnalata.
Mi accartoccio su me stessa, le mani ancora bloccate dai guantoni, il sudore gelido già per la schiena.
Istintivamente mi guardo il ventre, a cercare la ferita, il sangue che scorre. Un dolore così non può che essere una pugnalata.
invece no, lo so.
E' "solo" il mostro. E' il mostro che mi prende a calci dall'interno.
Che morde, che graffia, che cerca di strapparmi pezzi di carne da dentro la pancia.
Non hai idea di quanto ti odio. mi odio. Dopotutto, chi ti ha creato?
Ma ricordati, mostro. E' iniziato il conto alla rovescia, per te.

martedì 4 agosto 2009

per favore

Smettela di dire cazzate.
Opinioni non richieste, risposte a domande che non ho fatto, teorie a seguito di indizi che vi siete creati da soli.
Per favore.
Smettetela.
Chiamatela pure solitudine, chiamatela se volete incapacità di amare, chiamatela carattere di merda, anche.
Non è un affare vostro.
Per favore.
Non continuate la vostra ridda di ipotesi cretine, lasciate perdere quelle che vi sembrano prove inconfuntabili.
Per favore.
C'è solo una persona che sa la verità. Al limite due. E sappiate che la seconda sono io.
Per favore.
Fatevi i cazzi vostri. O sarò costretta a reagire.

domenica 2 agosto 2009

in memoriam

Mamma dice sempre che faceva caldo.
Io ero piccolissima, con gli occhi a mandorlona, i buchini cicciosi sulle mani e i capelli lisci sempre sudati.
Io non ricordo nulla.
Mamma dice che faceva caldo, e che lei era in casa.
Aveva ancora i capelli permanentati, allora, era a casa da lavorare come ogni estate.
Mamma teneva la tv in bianco e nero accesa, a volte, per farsi compagnia.
Babbo sui treni ci lavorava, non ricordo dove fosse quel giorno.
Di certo,non a casa con noi. Se no mamma non si sarebbe preoccupata così.
Sarebbe stato terribile lo stesso, dice, ma in modo diverso, ammette.
Mamma dice che era spesso preoccupata, a quel tempo. In ansia. Gli anni di piombo, dice.
Noi eravamo familiari di un ferroviere, senza soldi era fondamentale quella tesserina che ti faceva viaggiare gratis sui treni.
Ci passavamo una vita, sui treni, noi.
Mamma si ricorda ancora della paura. Non c'erano i cellulari. Solo il telefono con la rotella che sentivi gracchiare ogni volta che facevi un numero.
Mamma dice che è stata un bruttissima giornata, anche se noi a Bologna per fortuna non c'eravamo.

sabato 1 agosto 2009

ritratto in seppia...


Nemmeno qui riesco a dormire, la notte. Non c'è abbastanza aria, qui dentro.
Questo piccolo spazio si satura di me, della mia presenza, del mio respiro.
Mi guardo intorno ed è strano, essere qui. 2 m x 5 circa di stanza, ci entri dentro e ti sembra di vedere tutto attraverso un filtro color seppia.
Il ventilatore antidiluviano che ronza inefficace, la carta da parati beige scrostata, il tavolino traballante, le lenzuola, persino il minuscolo lavabo...tutto ha questa patina polverosa ...seppia, appunto.
Mi sento una specie di detective privato di qualche film anni '40...o un killer di serie b.
Di quelli che vengono a nascondersi in un posto così, a sudare anche l'anima in attesa di fare il loro lavoro.
Se qualcuno entrasse in questo momento, chissà se vedrebbe anche me, in tinta seppia, mentre boccheggio cercando un punto del letto su cui rinfrescare la pelle sudata.
La finestrella, senza tende, dà direttamente sulla sua gemella di fronte, allungando un braccio potrei quasi toccarne il vetro. Immagino che al di là vedrei solo un altro letto in ferro battuto, un comodino zoppo e magari un ventilatore grigio e asmatico.
Mi hanno assicurato che non c'è nessuno, in quella stanza, non devo preoccuparmi di non avere tende nella mia.
Il problema non si pone, la finestra resta sempre spalancata. L'aria, in compenso, resta immobile.
Nemmeno qui, di notte, riesco a dormire.
Continuo a dare la colpa al caldo. Mi fa smaniare, il caldo.
Mi addormento e arrivano i sogni, sgradevoli. Ricomincio a sudare, torna il dolore, sordo.
Ho bisogno di fresco.
Mi hanno detto che posso usare il bagno quando voglio, che non c'è problema. Posso fare la doccia ogni volta che lo desidero.
Mi ha detto che a parte loro, ci sono solo io. Come se avessi un bagno solo mio, alla fine dei corridoi. Posso anche girare nuda se voglio, ma l'altro ha aggiunto che è meglio se mi avvolgo nell'asciugamano almeno, non si sa mai. Mi hanno dato anche l'asciugamano, subito dopo.
In effetti non incontro mai nessuno. La doccia è sempre asciutta, le porte tutte chiuse. Entro ed esco ed è come essere un fantasma.
Solo di notte, ogni tanto, sento qualcuno che tossisce, o che cammina piano, e sembra vicinissimo.
Se non facesse così caldo sono sicura che starei bene, qui.
E' tutto così chiuso e labirintico che i rumori si perdono prima di arrivare, si sente solo un continuo rumore di acqua...una tubatura che perde, o qualcosa del genere.
E dire che le stradine qui intorno, dal tramonto all'alba, rigurgitano puttane ad ogni angolo.
Quando il sole inizia a calare io esco, protetta dagli occhiali scuri, e il loro vociare mi abbaglia.
Ridono forte, qualcuna piange, mi guardano solo per un attimo e subito cercano altrove.
Io passo oltre, è facile cambiare zona e trovarsi nel niente, o in mezzo al traffico.
E' il bello di questo posto. Non ci vuol niente, a sparire.
Mi piace perdermi in mezzo alla gente che sta tornando a casa. Guardare le facce. Sentire le voci cercando di intuire di cosa parlano. Sono abituata a passare inosservata.
Se fossi un killer pagato da qualcuno, avrei un bersaglio a cui mirare, il mio sguardo non vagherebbe così, pigro, da un dettaglio all'altro.
Me ne starei chiusa dentro a riflettere, a ripassare orari e spostamenti. Sul letto, insieme ai pochi vestiti, i ferri del mestiere. Ho portato il caos con me, come sempre. Chissà come sarebbe, con anche una pistola a far parte dell'arredo.
Ho studiato a sufficienza la cartina, cammino per strada con l'aria di chi sa dove va, parlando il meno possibile, per non far trapelare l'accento italiano. Per ora funziona.
Le vecchie mura della città non sono lontane da qui, basta aver voglia di camminare qualche minuto in salita, e fino al tramonto è possibile farsi tutto il percorso qui sopra, un saliscendi di camminamenti in mezzo alle feritoie e ai resti delle torri. Pittoresco, in effeti.
Si vede quasi tutto, da qui sopra, i tetti delle case a perdita d'occhio, i parchi, le montagne sullo sfondo.
Arrivati quasi alla fine, prima di scendere, si aprono due strade.
Una è leggermente più ripida, finisce dritta nella vecchia zona del ghetto, ora formicaio di negozietti di bigiotteria scadente, kebab e tatuatori.
L'altra scende piano, verso un quartiere che conosco meno. Una zona più ricca, a giudicare dalle case, e da quel che occhieggia dalle finestre aperte.
Da questo punto si vede la terrazza, metri sotto, quasi nel centro un uomo col giornale, seduto su una panca a leggere. E' girato verso il sole, la sua testa pelata luccica di sudore, immagino un viso arrossato e il colletto della camicia un po' aperto, sotto.
Anche se si voltasse non credo potrebbe vedere molto, una fila di alberi nasconde chi si trova sulle mura alla vista di chi è sotto.
Penso oziosamente alla caducità della vita. Ai pochi secondi che ci vogliono per scendere nel ghetto, da lì, perdendosi nella folla.

venerdì 31 luglio 2009

promessa

...bi-bip...bi-bip.
"Ciao quando mi vieni a trovare? Non ti sei tagliata i capelli vero? Io non fumo ancora ma è fatica. Mi manchi vieni a trovarmi."

No, non mi sono tagliata i capelli.
Una promessa è una promessa.
Anche se iniziano a essere fastidiosi, con questo caldo. Li tengo sempre legati, quando verrò a trovarti li porterò sciolti giù così vedi.
Sapevo che mi avresti scritto, che ai tuoi occhi di spillo non sarebbe sfuggita la mia assenza di qualche settimana.
Verrò a trovarti lo sai. Non manco mai per troppo tempo.
Sono fiera di te e del tuo mantenere la nostra promessa, se bastasse questo a estiparti tutto quel nero da dentro mi farei crescere i capelli fino ai piedi.
Purtroppo, lo sai anche tu, non funziona così. Io posso esserci, e posso fare il tifo. Ma nient'altro.
Quando mi abbracci ti conto le costole, sei così magro che mi viene paura di spezzarti, se stringo.
Mi mordo le labbra per non dirti di mangiare un po', lo so che ce la stai mettendo tutta.
Tua madre mi ferma nel corridoio, quando mi vede. Non è del tutto convinta che tu possa farcela. In fondo, sei sempre stato un guaio...e poi è tutta questione di volontà, in fondo, in queste cose, dice lei.
Si aggrappa un po' al mio braccio,è contenta che qualcuno ti venga a trovare perchè stai troppo solo, se tu fossi più socievole, dice.
Parliamo un po', a volte le faccio notare i tempi, i cambiamenti, la tua forza e anche la sua di sostenerti. A volte è solo un "gli dico sempre, di mangiare, che gli fa bene", "oggi ha un bel colorito...magari lo mandano a casa presto", "ma lei che l'ha visto...cosa dice? sta meglio?"
Se sapesse che, nei fatti, tutto quello che posso fare per te è non tagliarmi i capelli, forse mi guarderebbe con meno rispetto.
Dillo anche a lei, che verrò prestissimo. Promesso. La prossima settimana.
Ci avviciniamo all'autunno, lo sai?
A settembre sarà un anno. E saranno anche..fammi pensare..7 mesi dal nostro patto.
Io avrò i capelli ancora più lunghi, vedrai. E tu starai ancora meglio. Altrimenti, che cazzo di patto è?

mercoledì 29 luglio 2009

per non smentirsi mai!!!

La sensazione più forte, dopo il dolore alle spalle,è che qui mi sento sicura.
Come se fossi a casa. Anzi, forse di più.
Mi sento invisibile, qui.
E questo mi dà l'illusoria sensazione che nulla possa accadermi.
Sono sempre più convinta che la vita si diverta a colpirti non appena hai qualcosa che vorresti proteggere e curare.
Per cui, al momento, io sono totalmente al sicuro.
Con un preciso e inesorabile effetto domino sono crollate tutte le mie piccole e grandi importanze.
Lo penso, mentre cammino e lo zaino mi sega le spalle e mi preme sulla schiena.
E' un dolore quasi piacevole. So benissimo da dove viene, e so che appena potrò posare in terra tutto e sedermi, si attenuerà.E' bellissimo pensare che è colpa dello zaino, e che tutto ciò che devo fare è fermarmi e togliermelo, per stare bene.
Nel frattempo inizia a farsi caldo, alle 8 c'erano 22 gradi, troppo bello per durare.
Avevo calcolato circa un'ora e mezza, invece sono state circa due..e mi sa che non ne posso quasi più
Mi sono lasciata alle spalle i negozi all'ingrosso di bigiotteria cinese, i negozi di parrucchiere per "africane e latino americane", gli ultimi bar ancora chiusi.
Se sei donna e vai in giro da sola, ti consigliano sempre di camminare come se sapessi dove cazzo stai andando.
Io vado più spedita che posso, con lo sguardo fisso in quella che presumo sia la mia direzione.
Per un paio d'ore posso fingere. bello poter fare così anche riguardo alla mia vita.
Non che una fuga possa risolvere un granchè, dicono che il proprio corpo sia parte imprescindibile del bagaglio a mano.
Allo stesso tempo però, mi cullo nella morbida illusione che serva a qualcosa.
Che succeda qualcosa, il click magico di un interruttore dentro di me, la telefonata che dice "è stato tutto uno sbaglio, sai? " o "ci scusi, abbiamo confuso i suoi dati con quelli di un'altra persona. Sono cose incresciose, ma succedono".
Pace, vorrei un po' di pace.
Vorrei il silenzio buono della serenità, non questa sensazione di assenza di suono da post catastrofe.
Per quanto io cerchi di trovare qualcosa di buono tra le macerie, mi sento come si avessero rovesciata come un guanto per far prendere un po' di aria ai miei intestini. (ma dicono sia una sensazione "normale" anche questa, sì sì).
"...almeno fino all'autunno". "...se ne saprà di più in autunno". Fanculo l'autunno. Una stagione che ho sempre amato...quest'anno sembra non voler arrivare mai. A quanto pare l'autunno porterà risposte, risultati. Conferme e disconferme.
A quanto pare tutti i fili della mia vita sono legati ai prossimi mesi. Sembra un brutto esempio di oroscopo:
lavoro: aspetta l'autunno, per capirci qualcosa.
salute: almeno fino all'autunno. E spera che basti.
fortuna: spera di averla in autunno (vedi sopra)
amore: non c'è autunno che tenga. puoi passare al gattile in qualsiasi stagione.

...
...
...
(3-4 ore dopo) Bastano poche ore e l'illusione dell'incorporeità viene spazzata via dalla mia incrollabile goffaggine.
L'unica zona d'ombra qui intorno sembrava essere la chiesetta.
Oltretutto abbarbicata in cima a un discreto numero di scalini.
Ma nel mio immaginario le chiese sono sempre fresche..e soprattutto dotate di solide panche.
Per cui mi arrampico ed entro.
E avrei dovuto capire immediatamente che non era il posto per me.
Fresco e buio certo, e gradevolmente illuminato dalla luce che entra dai rosoni, mentre lungo le navate bruciano le candele racchiuse nei loro cilindretti rossi. I cilindretti rossi.
Non faccio in tempo a mettere entrambi i piedi dentro, che mi sento scoppiare un petardo nell'orecchio sinistro.
Uno dei cilindretti ha deciso di ammutinarsi e..esplodere, o qualcosa del genere.
Suppongo ci fosse una bolla d'aria dentro, o un qualche altro cazzo di difetto di costruzione.
Visto dove sta inerpicata, e anche l'orario suicida, non mi stupisco che non ci siano fedeli all'interno, ma ho paura che da un secondo all'altro spunti un prete o quel che è e si incazzi con me perchè si è fatto un gran casino di plastica e cera su tutto il banchetto.
Lo sapevo che sarei dovuta andare via subito. Non è di buon auspicio venire accolti dal suicidio di un cero votivo.
Ma il fresco e la penombra...e soprattutto le panche....
Presa da un momento di fame culturale, alzo gli occhi verso il rosone centrale...e il peso dello zaino mi sbilancia indietro.
Su un inginocchiatoio. Che prontamente cede sotto il mio peso e si ribalta, con un boato vergognoso.
Io e lo zaino lo seguiamo a ruota.
Mi pare giusto che a questo punto, mentre mi dibatto come una tartaruga rovesciata, mi esca dalla bocca un profluvio di male parole inadatte al luogo. Chiaramente nell'istante in cui il prete decide di palesarsi. Puttanazza della puttana.
E' giovane e ha l'aria stropicciata di chi stava combattendo il caldo a colpi di pisolini, mi fa sentire un po' in colpa l'averlo svegliato demolendogli il luogo di lavoro.
Non sembra neanche troppo incazzato...a parte che parla velocissimo e io non capisco neanche una parola su tre.
Non si preoccupa di andare a controllare il disastro colato all'ingresso, forse è consapevole di avere una partita di ceri difettosi oppure una donna ululante che martorizza il suo inginocchiatoio gli sembra un'emergenza più grave.
Non mi caccia via, come temevo, ma non se ne va più. Tenta ancora una conversazione surreale in cui mi aggrappo a una parola qui una lì, poi di fronte ai miei sorrisi sempre più perplessi, desiste. Gironzola qui intorno, credo pronto a placcarmi al volo se faccio tanto di avvicinarmi a qualche candelabro o ostensorio. Non sia mai che io proceda nella mia demoniaca opera di distruzione.
E così, mi sono giocata anche questa oasi di pace, non ho il coraggio di stare qui ancora, ho paura di inciampare e scoperchiare la tomba di qualche santo. O starnutire polverizzando una reliquia, che ne so.
Coda fra le gambe, mentre lui non guarda, sgattaiolo fuori.
E' l'ennesima prova che sono la reincarnazione di Re Minchia, tutto ciò a cui mi avvicino (me stessa compresa) crolla, marcisce, esplode o si rivela una fottuta fregatura.

lunedì 27 luglio 2009

il mostro (3)

Mi è anche tornata la nausea.
Dopo un weekend quasi da persona normale.
Che palle. Passo in rassegna ogni attività della giornata, per scovare l'intruso che ha sovvertito il mio delicato equilibrio.
Il guaio è che, vista la situazione, i motivi potrebbero essere molteplici.
Non ultima la capacità di sputar sentenze di alcune gentildonne che dovrebbero, a mio parere, provare i nascosti piaceri dell'adoperare la loro bocca per fellare amabilmente qualcuno, nonchè le mani per aiutarsi, piuttosto che dedicarsi ad altre attività. (nel caso vi sentiate ancora troppo poco impegnate, signore, consiglio sempre di tenere a portata di mano un manico di scopa, e di ficcarvelo bene su per il culo)
Cosa mi rende così suscettibile? Fino a 2-3 giorni fa non avrei reagito così. che cazzo.
Sarà l'ennesimo effetto collaterale?
Quando arrivo a farli tutti, almeno vinco una bambola di pezza, spero.
Tutto questo mi fa vomitare, e non solo in senso metaforico.
Ho anche voglia di urlare, non fosse che ho paura di cosa potrebbe accadere se facessi tanto di aprire la bocca ora.
Che rabbia, che fatica e che rabbia.
L'unica cosa da fare, mi si ripete, è seguire bene le istruzioni, resistere, proseguire almeno per qualche mese. Almeno, qualche mese?
Stiamo scherzando? Io finisco per uccidere qualcuno, se duriamo ancora qualche mese con questa trafila.
Se non funziona neanche questa, stavolta le opzioni da scegliere si riducono a due: Lourdes, o un bravo tassidermista.
E stavolta, davvero, risolviamo i problemi alla radice.

domenica 26 luglio 2009

...non regalate terre promesse a chi non le mantiene...

Sia fatta la tua volontà.
Sia fatta. Sia ciò che vuoi. Sia come vuoi.
Ho le braccia lungo i fianchi, abbandonate. Nessuna luce negli occhi, nessun fremito nella voce.
Sono calma, quieta, come le acque morte di uno stagno senza pesci.
Non c'è increspatura.
E' una cognizione esatta e lucida come un proiettile.
Sia fatta. Sarà fatta. E', già, fatta.
Non c'è più nessun Chisciotte, sulle tue strade, a sproloquiare. Erano mulini a vento? Erano mulini a vento. Sia fatta.
Il secondo pensiero, paziente, aspetta in disparte, levigato, fermo. Preciso.
Qui non ci sono corvi, al momento. Ma solerti cicale friniscono un continuo "mai più. mai più. mai più".
Io sono acqua immobile, come una lastra di metallo sporco. Nessuna corrente sotteranea. Nessuna emozione.
Ora si chiama promessa. Diventerà, poi, serena consapevolezza. Mai più. Mai più questo.
Perchè ho tutte le doti per poterlo fare, lo so. Ho l'istinto di sopravvivenza, ho la memoria. E so come pescare da entrambi e creare qualcosa di nuovo.
A me stessa, prometto.

venerdì 24 luglio 2009

Il mostro(2)

"Mi sembri così strano stamattina! Ti senti bene?"
"Benissimo, mi sento! Da Dio! Buttanazza della miseriazza buttana e figlia di buttanazza porca e fottuta, quantu mi sentu beni! Benissimo mi sento!"

Nella seconda attesa della giornata, Montalbano mi strappa un sorriso.
Forse perchè io non avrei saputo dirlo meglio.
Anche io, in effetti, benissimo mi sento.
Cosa faccio, ora?
Merdimonio. Merdimonio. Merdimonio.

il mostro

Stamattina mi metto alla prova.
Avrei preferito di no. Lo ammetto candidamente.
Avrei preferito di no.
Odio l'attesa fuori, odiole sedie scomode, le altre facce stanche intorno, le riviste, odio tutto.
Non lo dico a nessuno.

"Hai appuntamenti domattina?"
"sì uno..no due...sarò impegnata tutta mattina insomma sì".

Se le cose non le dici ad alta voce non sono vere.
Strizzo fortissimo gli occhi...se sto così ancora un po', a occhi chiusi, nessuno potrà vedermi.
Qualsiasi bimbo lo sa. Basta non vedere per non essere visti.
Io non ci voglio andare.

Mammaaaa non ci voglio andareeeeeee mammaaaaa ti pregooooo...

Ho paura.
Non mi fido di te. Non voglio che mi sezioni come un trancio di carne al mercato.
Non voglio sapere cosa potresti trovare. Non mi fido di me, capisci? Non dovevo farmi questo.
Voglio restare un mistero.
Come il gatto di Schrödinger.
Chissà se c'è chissà se non c'è.
Non dovevo rispondere al telefono. Dovevo dire "non c'è è morta ha sbagliato numero non è qui sono la sorella la mamma la donna delle pulizie è emigrata".
E invece "domattina". Domattina? Cazzo, no.
Oggi? Oggi.
Le ipotesi ormai riempiono la stanza, in un fruscio di ali virano su e giù per la mia testa, impedendomi di concentrarmi su quelle più banali.
C'è qualcosa che voglio dire. NON E' GIUSTO.
Non è giusto. Non mi interessa se è banale, non è giusto.
Al mondo non c'è giustizia, verissimo. E questo ne è un piccolo ma calzante esempio.
E siccome è il mio, io urlo, va bene? Non è giusto.
Sono arrabbiata. Con me stessa. Mi sento tradita e ingannata.
Mi guardo e tutto sembra uguale. Perchè deve essere tutto così nascosto...così indefinito?
E poi, anche...vaffanculo! VAFFANCULO!
Mi sento impotente, e piccolissima. Tradita da me stessa, questa è la parte peggiore.
Questa volta, io che cazzo faccio eh? No dico, stavolta...che cazzo faccio!!!

Ancora 30 minuti. Io odio arrivare in ritardo.
Io arrivo in anticipo. Anche stavolta. Non ti permetto di cambiare la mia routine.
Anche perchè, fino a prova molto molto contraria, tu non esisti.

giovedì 23 luglio 2009


Mi hai seminata di baci e seppellita
Poi mi hai profumata di sguardi e rabbonita
Tra le tue dita di seta mi hai tradita
Poi rigirata ,raggirata ,malamente rammendata

A me la voce di questa donna piace proprio. E questa canzone anche.
Oggi mentre lavoro canticchio. già.
Stasera, cucino per C. e faccio la mamma adottiva.
Pian piano, sorgono nuovi e strani equilibri, precari ma indispensabili.
Prendermi cura di qualcuno, ascoltare musica strana.
Lavorare, programmare.
Faccio elenchi. Canticchio.
Sono fiera, orgogliosa, di poter dire "io c'ero". Io l'ho vissuto. Io ero.
E insieme, piano piano, arriva in sordina "io sono", anche. Ancora. Sono. Qui.
E timidamente si fa strada un sorriso.
E tu dici "mi piace come guardi, è bello, vedrai, non ci credo che lo vedo solo io come sei!" e mi accarezzi la guancia.
E mi accorgo che allora è vero... mi sento meglio...ricomincio a legare i capelli, a scrivere, a pensare.
....mi hai seminata di baci e seppellita...

mercoledì 22 luglio 2009

vita in "famiglia"

"Belli...e dove li hai presi?"
"Da mia madre...non li usa più. li portava da ragazza, dice. Secondo me non li usava mai..così rossi, così lunghi.."
"tua madre è una tipa forte però... bellina, questa?"
" In Spagna, l'anno scorso. I saldi...un negozio bellissimo...con taglie da donna coi fianchi!!!"
"Si va beh ma te sei normale, mica una mucca... oh dì...fa vedere....bellino...beh ma sopra uguale? ciò da buono? daiii che carina...ma questo dove l'hai comp..."
"Non l'ho scelto io."
"ah.
...
...
Oh beh è proprio carino.
Eheh. Dai si vede che non l'hai scelto tu. E' troppo di buon gusto.... Dai ridi. Dai."
"scema... Io ho sempre dei gusti..ehm...splendidi....eheh...non ridere!"
"Ti sta bene però. Almeno te l'ha visto?"
"Sì..."
"Ah. Beh. Allora ciò...non sa cosa si perde...e poi..."
"Lo sa."
...
...
"Oh. Beh. Ci sono io no? Ti guardo iooooo. Dai dai fatti un po' bella per me. Forza."
"...scemissima. Dove preferisci cenare stasera, cara?"
"possiamo tentare indiano...però scusami per .."
"Possiamo. Non tirarti troppo che poi mi ingelosisco. Ormai vivi qui...è strano avere una donna in casa, mi sento molto marito geloso. eheh...è divertente...anche se ancora non capisco cosa cazzo tieni in quella trousse enorme!!!!"


"Oh Ali...ma...se poi con A. va male...posso stare sempre qui?...è che mi manca...vorrei vederlo tutti i giorni.."
"eh, lo so. Tra un po' faremo una comune qui ...anzi vi adotto entrambi. Poi voi figliate e io faccio la zia che li vizia. Dì ad A. che è già tutto deciso e non deve preoccuparsi di niente."
"sì così mi molla subito e mi ritrovo zit...dai cosa mi fai dire che mi vien l'ansia. E se cambia idea?"
"cazzate ti faccio dire. non cambia idea. Gli piaci sul serio. Dai su andiamoooo sei già bellissima."
"see...va beh. anche tu. Indiano allora?"
"Sì. ma tu non bevi. se no mi scambi per A. e mi violenti...."
" eh ti piacerebbe..."
"non provocare donna, non provocare.."
"...dai son contenta che ridi...ogni tanto ti vedo con un faccino..."
"...da culo, lo so."
"Nooo dai...va beh non ne parliamo".


"Oh..."
"eh?"
"dì...ma te...stai bene?"
"certo."
"sicura? non ti dò noia, qui?"
"DORMI. Non dai noia."
"Eh. va beh. scusa che parlo sempre di A., con te mi viene e magari ti rompo...son sempre qua...sempre con lui in testa....".
"Lo so zucchina. Non ti preoccupare. Dormi e sta tranquilla."
"oh...ti voglio bene....mamma".
"....eheh...anch'io, lo sai."

domenica 19 luglio 2009

molto vero. vedi alla voce: grandi vittorie (e qui, davvero, ognuno ha le sue)

...
First, the abuse feels intolerably “bad.”
It fills the child with a palpable, all-consuming, physical sense of badness that may be
wordless and all encompassing. The child becomes the badness. Next, the belief in badness
is a poisonous antidote to the helplessness that is among the most intolerable of emotions...

Assolutamente vero.
Il senso di impotenza e il non riuscire a darsi una spiegazione di fronte a qualcosa che è al di là della nostra comprensione, sono le sensazioni più terribili.
E da sempre, i bambini, e gli adulti, si danno spiegazioni.
E di fronte a un dolore inspiegabile, specie se provocato da qualcuno che non possiamo che considerare "buono", chi può assumersi il ruolo del cattivo?
Tu sei buono. Tu mi fai qualcosa che mi provoca dolore. Tutto ha una spiegazione e un motivo.
Allora sono io. Io sono cattivo.
Grazie signor Lowenstein, fa piacere ritrovare le vecchie fondamenta.

Mi strizzo l'occhio da sola per un attimo, è come essere tra vecchi amici.
A volte mi sembra di essere il mio stesso manuale.
E allo stesso tempo, applausi prego. L'ho fatto anche stavolta, sì.
Era irresistibile, la tentazione di.
Ma questa volta il circolo vizioso si è interrotto. Dicevo, applausi, prego.
Spiegazioni, parole, spiegazioni, ancora parole, ancora ancora ancora, finchè non sono stata sazia.
E sguardi e toni e parole ancora.
Pian piano il mio gioco non funziona più, i motivi ci sono. Le cose si chiariscono.
La bontà resta, l'altro "buono" è preservato nella mia mente e nella realtà.
Ma io non sono cattiva. Non questa volta. Non mi ci sento più.
Grazie. Per aver rotto la mia maledizione, almeno una volta. Già solo per questo, ci dovrebbe essere la fila. Applausi, prego.
Forza, frigide gentildonne della giuria, applaudite.
Per chi ha avuto la grande forza di parlare, e per me anche, un pochino. Per favore.
Perchè per me questa è una vittoria. Preservo te, e questa volta anche me.
A modo mio, è una cazzo di vittoria.

sabato 18 luglio 2009

la strada

Probabilmente ognuno ha la sua, verso una specie di guarigione. O magari almeno verso il fermare le emorragie.
Io, di sicuro, sono in convalescenza.
Di certo, ieri sera non ha contribuito al farmi ricredere su quello che pensavo prima, anzi.
Ci credo ancora di più, nei marziani. Il passo successivo sarà credere che, se campo altri 30 anni, forse torneranno a visitarmi.
Al momento comunque, mi curo a modo mio.
Per esempio, concentrandomi e traducendo.

Studies show that the somatoform symptoms Hollander experienced are commonly reported by incest survivors (Goodwin and Attias 1999; Kessler 2000; McCauley et al. 1997 and Nijenhuis 1999). Often these symptoms can be related to specific forms of sexual abuse: vomiting and choking to oral
sexual abuse, medically unexplained genital and rectal pain or burning to vaginal and/or rectal penetration, arm and leg pain to being physically held down, and itching and burning of the skin to bodily sensations related to being sexually abused.

Ogni tanto mi fermo, e rivolgo una piccolissima preghiera laica ai miei personali dei.
Loro ridono. Li sento, anche se si tengono una mano sulla bocca.
Non importa. Per ora, almeno in parte, mi stanno esaudendo.
Facendomi avere, ancora, notizie da altri pianeti.