"tu hai paura di rimanere da sola".
Molto giusta come analisi per quanto la parola adatta sarebbe PER-manere, non ri-manere.
non ho paura di esserlo di nuovo, ho paura di...continuare ad esserlo, ad libitum.
Non è questione di contenuto mi si dice, ma di ricorrenza del pensiero.
Già...pensiero che ri-corre, corre e per-corre la mia mente a intervalli irregolari.
negli ultimi anni si è acuita quella terribile sensazione di vuoto intorno.
Quando abitavo più lontano, e la mia unica fonte di sostegno poteva essere quella persona...mi dicevo..."beh è normale dai, dopotutto qui non hai nessuno, la tua famiglia non c'è, gli amici nemmeno, non c'è nessuno, è normale dai."
Ora, a voler essere superficiali, i due membri che formano la mia famiglia non vivono tanto distanti, e i miei pochi amici diciamo neppure (non è vero, un paio di persone che vorrei vicine abitano distanti eccome).
Eppure eppure eppure.
non è questione di kilometri.
Sono 3 anni, sono quasi tre anni che è crollato quell'ultimo baluardo.
Prima pensavo che in fondo, in qualche modo, se avessi avuto necessità di essere me stessa senza filtro, con qualcuno, di esprimere tutto quello che sono senza paura di essere fraintesa e giudicata....pensavo che sarei potuta andare da lei.
ora non è possibile, e dirlo magari suona strano, ma non è possibile, non ci sente da quell'orecchio e i miei numerosi sbagli provano quanto sia dannoso per me anche solo fare un goffo tentativo.
E' di questo che ho bisogno, di questo sento la mancanza.
non è la ricorrenza, è il contenuto in realtà.
O forse entrambi, lo stesso contenuto che ricorre.
Non c'è nessuno. Basta fare una breve conta: in famiglia, nessuno. Per ovvi e validissimi motivi non si può contare su.
Amici, per altri validi motivi (non ultimo il mio carattere), pochi e impegnati a barcamenare le loro vite (quasi tutte in procinto di "salti" non indifferenti, convivenze figli assunzioni strane e così via), per cui privi di tempo/energie per ricevere qualcosa di diverso da un sorriso, da me.
Non c'è nessuno con cui possa essere me stessa davvero, con cui possa lasciarmi andare sapendo che per una volta sarò io ad essere contenuta. Piangere, ridere, abbracciare, parlare.
c'è sempre qualcosa che infastidisce, che viene frainteso, che spaventa.
Bisogna stare attenta, non mostrare troppo, non far vedere le crepe, non dimostrarsi meno stabile di una colonna dorica se no sei una delusione.
Tutto deve essere sfumato, la mia indole di istinti e manifestazioni spontanee deve frenarsi sempre, perchè tutto è eccessivo.
Ogni volta che trapela un po' di più, non va bene. Genera fuga.
Si tratti di una lacrima o di un'affermazione di affetto.
Si tratti di un momento di entusiasmo o di sconforto.
Sono stanca di questo. forse non sono forte, tutto qui.
Magari c'è gente brava e così autonoma da farcela sempre senza mai doversi appoggiare, ma io non sono così. Evidentemente sono meno di quanto dovrei. Non lo so.
So solo che non ne posso più, e che si fa sempre più pressante, questa sensazione dolorosa. Ed è sempre più difficile spiegarla, trovare le parole giuste. Mi manca avere ancora qualcuno che mi voglia bene pur conoscendomi davvero. Qualcuno che non si ritragga appena le cose escono dal suo schema.
Forse nessuno può amarti in un modo del genere, tranne...o forse la penso così perchè quell'amore mi manca da morire, perchè è un pezzo grande che manca e che manca sempre di più man mano che si sclerotizza questa situazione che pare sempre più irreversibile.
E' una cosa stupida, probabilmente, o solo da deboli, non lo so, e tanto comunque sia...è. E' quella sensazione notturna di quando sto male e penso che l'unico numero che si può fare è quello del pronto soccorso. esempio semplice ed efficace. Provare per credere.
"Mi manca Lenore, qualche volta. mi manca chiunque. ricordo quando ero giovane e avvertivo una sensazione e la identificavo come nostalgia di casa, e poi pensavo che era proprio strano, visto che a casa ci vivevo. Che diavolo di conclusione trarre da tutto questo?"
lunedì 10 settembre 2007
sabato 25 agosto 2007
storia
Le pietre si sgretolano. Il legno marcisce. La gente, be'... la gente muore.
Ma le cose fragili, come un pensiero, un sogno, una leggenda, durano in eterno.
Se riesci a modificare il modo di pensare delle persone, diceva. Il modo che hanno di vedere se stessi. Il modo che hanno di vedere il mondo. Se riesci a fare questo, allora puoi cambiare il modo in cui vivono. Ed è questa l'unica cosa duratura che una persona può creare.
Tanto prima o poi, diceva sempre la Mamma, i ricordi, le storie e le avventure saranno tutto ciò che rimarrà di te.
C. Palahniuk.
Neanche a me, sai, piacciono molto le persone.
ma le loro storie sì. Mi piace ascoltarle. E raccontare.
Di persone me ne piacciono sempre poche, in realtà. E quelle sono una cosa a parte. Per loro divento volentieri archivio e juke box di parole ricordi fatti oggetti. Conservo e mantengo vivo.
O cerco di farlo, finchè posso, per quelle persone che amo e ho amato.
Ma alla fine di tutto sono le storie, le storie e le emozioni che le colorano, quello che rimarrà.
Ma le cose fragili, come un pensiero, un sogno, una leggenda, durano in eterno.
Se riesci a modificare il modo di pensare delle persone, diceva. Il modo che hanno di vedere se stessi. Il modo che hanno di vedere il mondo. Se riesci a fare questo, allora puoi cambiare il modo in cui vivono. Ed è questa l'unica cosa duratura che una persona può creare.
Tanto prima o poi, diceva sempre la Mamma, i ricordi, le storie e le avventure saranno tutto ciò che rimarrà di te.
C. Palahniuk.
Neanche a me, sai, piacciono molto le persone.
ma le loro storie sì. Mi piace ascoltarle. E raccontare.
Di persone me ne piacciono sempre poche, in realtà. E quelle sono una cosa a parte. Per loro divento volentieri archivio e juke box di parole ricordi fatti oggetti. Conservo e mantengo vivo.
O cerco di farlo, finchè posso, per quelle persone che amo e ho amato.
Ma alla fine di tutto sono le storie, le storie e le emozioni che le colorano, quello che rimarrà.
giovedì 23 agosto 2007
piatti di bilancia
Non avrei fatto il mutuo.
Difficilmente avrei iniziato la professione così.
Non avrei conosciuto alcune persone.
Non sarei stata utile a babbo.
In un anno, questo è il bilancio.
A dire il vero un po' magro.
ma mi chiedo, cosa avrei fatto, allora, se invece?
Avrei continuato quel lavoro, immagino.
Avrei cercato di iniziare.
Mi chiedo se non avrei parlato di un figlio, magari l'anno dopo. Mi chiedo.
E adesso siamo già verso l'autunno.
Un anno. Ormai. E quello che ho fatto...è tutto qui? Non sono fiera di me.
Difficilmente avrei iniziato la professione così.
Non avrei conosciuto alcune persone.
Non sarei stata utile a babbo.
In un anno, questo è il bilancio.
A dire il vero un po' magro.
ma mi chiedo, cosa avrei fatto, allora, se invece?
Avrei continuato quel lavoro, immagino.
Avrei cercato di iniziare.
Mi chiedo se non avrei parlato di un figlio, magari l'anno dopo. Mi chiedo.
E adesso siamo già verso l'autunno.
Un anno. Ormai. E quello che ho fatto...è tutto qui? Non sono fiera di me.
domenica 19 agosto 2007
e sarà troppo tardi
E io forse sorriderò con l'angolo della bocca.
solo per dire "sì ho visto".
E sarà la solita domanda " ma se io", forse.
Ma non ci sarà la risposta. Sarà troppo tardi anche per quello allora.
Qualcosa potrebbe essere diverso, ma non in questa vita.
Sono le tue mani ad assemblare piano piano il fucile, mentre fischietti tra te e te...e io ti guardo. E tu lo sai.
Quando sarà il momento, sono sicura che sparerai e solo dopo ti accorgerai che se buchi il pallone della mongolfiera, questa inevitabilmente inizia a cadere.
E ti volterai verso di me, magari per afferrarmi un gomito e dirmi di guardare, che stiamo cadendo.
E io forse sorriderò con l'angolo della bocca.
solo per dire "sì ho visto".
E sarà la solita domanda " ma se io", forse.
Ma non ci sarà la risposta. Sarà troppo tardi anche per quello allora.
Qualcosa potrebbe essere diverso, ma non in questa vita.
Sono le tue mani ad assemblare piano piano il fucile, mentre fischietti tra te e te...e io ti guardo. E tu lo sai.
Quando sarà il momento, sono sicura che sparerai e solo dopo ti accorgerai che se buchi il pallone della mongolfiera, questa inevitabilmente inizia a cadere.
E ti volterai verso di me, magari per afferrarmi un gomito e dirmi di guardare, che stiamo cadendo.
E io forse sorriderò con l'angolo della bocca.
parole
...le parole sono importanti...
Come diceva Nanni, le parole...sono importanti.
A volte servono a far pensare, a volte fanno ridere, a volte gelano il cuore.
Le parole.
E' c'è chi dice siano ben poca cosa.
Che stupidaggine.
Basta un niente o quasi, una battuta anche solo, detta con la giusta dosa di cattiveria, detta sapendo che l'altro non la prenderà come tale, e ci soffrirà...
Basta un niente, o quasi, un "no" detto in maniera così carina che ti fa sentire come se davvero fosse "no", e se uno ti dice "no" con voce così tranquilla e sicura, allora forse è vero che "no, non sei brutale".
Le parole.
Lette, ascoltate.
Una ti uccide, una ti salva.
E poi ti rendi conto di quanto tutto sia labile, e di quanto sia importante cercare di prendere il buono...e di non attaccarti mai a nessuno, perchè tutti, tutti, se ne andranno.
Che poi non è facile non aspettarsi nulla in cambio, non è facile nemmeno dire "dammi ciò che ti senti", in realtà.
E' un gioco di specchi con noi stessi in cui pollicini infreddoliti raccogliamo le briciole che qualcuno si degna di buttarci, per poi magari calpestarci la mano quando tentiamo di prenderle.
Ci sono parole che fanno tanto male per quanto sono buttate lì senza pensare, e parole che fanno soffrire a dirle, anche solo per il ricordo, per la ferita che brucia ancora, ma poi le rivedi e se "serviranno in futuro" vien da dire che fanno meno male e che queste, sì, non sono gratuite ma hanno acquisito dignità.
Le parole..di chi è la responsabilità? di chi, la colpa?
La responsabilità, per esempio, di queste poche parole che mi hanno fatto male, non è mia, ma la colpa sì, perchè se non avessi permesso di venirmi vicino, ora non potrei esserne ferita.
Le parole sono qualcosa di potente.
Anche se, come i cani, come i piccoli di ogni specie, ho bisogno anche dei gesti.
Ma stasera, a farmi ridere, a farmi piangere, a quanto pare bastano le parole.
Come diceva Nanni, le parole...sono importanti.
A volte servono a far pensare, a volte fanno ridere, a volte gelano il cuore.
Le parole.
E' c'è chi dice siano ben poca cosa.
Che stupidaggine.
Basta un niente o quasi, una battuta anche solo, detta con la giusta dosa di cattiveria, detta sapendo che l'altro non la prenderà come tale, e ci soffrirà...
Basta un niente, o quasi, un "no" detto in maniera così carina che ti fa sentire come se davvero fosse "no", e se uno ti dice "no" con voce così tranquilla e sicura, allora forse è vero che "no, non sei brutale".
Le parole.
Lette, ascoltate.
Una ti uccide, una ti salva.
E poi ti rendi conto di quanto tutto sia labile, e di quanto sia importante cercare di prendere il buono...e di non attaccarti mai a nessuno, perchè tutti, tutti, se ne andranno.
Che poi non è facile non aspettarsi nulla in cambio, non è facile nemmeno dire "dammi ciò che ti senti", in realtà.
E' un gioco di specchi con noi stessi in cui pollicini infreddoliti raccogliamo le briciole che qualcuno si degna di buttarci, per poi magari calpestarci la mano quando tentiamo di prenderle.
Ci sono parole che fanno tanto male per quanto sono buttate lì senza pensare, e parole che fanno soffrire a dirle, anche solo per il ricordo, per la ferita che brucia ancora, ma poi le rivedi e se "serviranno in futuro" vien da dire che fanno meno male e che queste, sì, non sono gratuite ma hanno acquisito dignità.
Le parole..di chi è la responsabilità? di chi, la colpa?
La responsabilità, per esempio, di queste poche parole che mi hanno fatto male, non è mia, ma la colpa sì, perchè se non avessi permesso di venirmi vicino, ora non potrei esserne ferita.
Le parole sono qualcosa di potente.
Anche se, come i cani, come i piccoli di ogni specie, ho bisogno anche dei gesti.
Ma stasera, a farmi ridere, a farmi piangere, a quanto pare bastano le parole.
giovedì 16 agosto 2007
Pistolettate e sangue che scorre
"Mi perdoni, signora, ma quando uno è colpito da una pistola, sanguina. Mi piace questa risposta. Si potrebbe dire che è il fondamento della realtà. Le cose difficili da comprendere, accettarle come tali, e sanguinare. Pistolettate e sangue che scorre. Mi perdoni, signora, ma quando uno è colpito da una pistola, sanguina. E' per questo che scrivo."
La ragazza dello sputnik- Murakami
Già. Quando uno è colpito da una pistola, sanguina.
Solo che a volte siamo noi a correre incontro a qualcuno che neanche sta badando a noi, gli mettiamo in mano la nostra pistola e mentre lui ci ascolta distrattamente gli diciamo sorridendo " se vuoi puoi provare a spararmi, che dici?".
E poi ce ne andiamo in giro accarezzando il foro bruciacchiato lasciato dal proiettile, perchè è tutto ciò che resta di quella persona ormai di nuovo lontana
La ragazza dello sputnik- Murakami
Già. Quando uno è colpito da una pistola, sanguina.
Solo che a volte siamo noi a correre incontro a qualcuno che neanche sta badando a noi, gli mettiamo in mano la nostra pistola e mentre lui ci ascolta distrattamente gli diciamo sorridendo " se vuoi puoi provare a spararmi, che dici?".
E poi ce ne andiamo in giro accarezzando il foro bruciacchiato lasciato dal proiettile, perchè è tutto ciò che resta di quella persona ormai di nuovo lontana
meraviglioso!!!
mercoledì 15 agosto 2007
Buon Ferragosto mammina
- Ti disturbo?
- no
- Sei sveglia?
- sì.
- vai da qualche parte oggi?
- no
- ??? non fai niente?!?!?!
-.....
- certo che non hai mai nessuno...
E' noioso tutto ciò. perchè devi continuamente aver prova della mia inettitudine? Cosa ne sai.
Non ho più voglia di discuterne, i copioni sono impolverati e aperti sempre alla stessa pagina.
Sono sicura che più tardi tenterai di nuovo la solita diffusa trattazione dell'argomento " devi sbrigarti - o sarà sempre peggio" e io scapperò a casa con la voglia di piangere. Buon ferragosto.
- no
- Sei sveglia?
- sì.
- vai da qualche parte oggi?
- no
- ??? non fai niente?!?!?!
-.....
- certo che non hai mai nessuno...
E' noioso tutto ciò. perchè devi continuamente aver prova della mia inettitudine? Cosa ne sai.
Non ho più voglia di discuterne, i copioni sono impolverati e aperti sempre alla stessa pagina.
Sono sicura che più tardi tenterai di nuovo la solita diffusa trattazione dell'argomento " devi sbrigarti - o sarà sempre peggio" e io scapperò a casa con la voglia di piangere. Buon ferragosto.
sabato 4 agosto 2007
"pirle " di saggezza
"la mente dopo che si è aperta a nuove esperienze, non torna più alle dimensioni originali". Albert Einstein
"...il culo anche". Eva Henger
"...il culo anche". Eva Henger
a.b.
"...take care....take care of yourself...hey..remember me....your eyes...you know...je voudrais faire l'amour avec toi...do you remember....and smile...ok? ...remember that evening.. honey, show me your smile again..."
La scala mobile era veloce, gli annunci delle partenze anche. quasi tre anni, da allora.
E' improbabile che tu ricordi. Conoscendomi, ho imparato che sono io, quella con l'ipertrofia mnestica.
Eppure a volte mi piacerebbe, essere ancora da qualche parte, magari anche solo in un cassetto insieme a mille altre immagini.
Mi ricordo soprattutto il ponte, ridevi e mi dicevi.
Mi piacerebbe poterti incontrare di nuovo, ma non è dato farlo.
Anche se forse vorrei più che altro tornare lì, passare di nuovo un giorno dentro il museo e poi uscire e incontrarti per caso e riconoscerci sconosciuti già visti e fermarci.
E quel tuo biglietto "sorry, I can't come tonight" e tu che spunti alle mie spalle e ridi col portiere della mia aria dispiaciuta.
E' incredibile quanto possa fare il tovagliolo di una pasticceria.
Fin là, un abbraccio. Fin là, un buona fortuna. Fin là, ancora un grazie. E ovviamente, uno dei miei migliori sorrisi.
La scala mobile era veloce, gli annunci delle partenze anche. quasi tre anni, da allora.
E' improbabile che tu ricordi. Conoscendomi, ho imparato che sono io, quella con l'ipertrofia mnestica.
Eppure a volte mi piacerebbe, essere ancora da qualche parte, magari anche solo in un cassetto insieme a mille altre immagini.
Mi ricordo soprattutto il ponte, ridevi e mi dicevi.
Mi piacerebbe poterti incontrare di nuovo, ma non è dato farlo.
Anche se forse vorrei più che altro tornare lì, passare di nuovo un giorno dentro il museo e poi uscire e incontrarti per caso e riconoscerci sconosciuti già visti e fermarci.
E quel tuo biglietto "sorry, I can't come tonight" e tu che spunti alle mie spalle e ridi col portiere della mia aria dispiaciuta.
E' incredibile quanto possa fare il tovagliolo di una pasticceria.
Fin là, un abbraccio. Fin là, un buona fortuna. Fin là, ancora un grazie. E ovviamente, uno dei miei migliori sorrisi.
martedì 31 luglio 2007
sabato 28 luglio 2007
casa
Le riconosco al volo le coppie fresche di casa: scelgono i piatti uno a uno, i bicchieri, le tovaglie.
fermandosi a rotolarsi in bocca la parola "nostro".
Starà bene nella nostra sala, lo useremo per i nostri ospiti, finalmente il nostro microonde.
Mi piacciono.
Sono stata così anch'io. Anche se giravamo per negozi "tutto 50 cent " e cose così, lo spirito era quello.
Ho sempre pensato, immaginandomelo, quanto sarebbe stato bello dire "nostro" di una casa.
Quando lo abbiamo fatto eravamo in affitto e non ci importava niente, è stato così bello, divertente, era davvero nostra, chi entrava se ne accorgeva.
Ora che sono io e il mio mutuo e potrei sbizzarrrirmi anche di più, come dice Elena vivo come il prototipo dello scapolo 40enne da telefilm.
A volte tornando la sera mi guardo intorno e me ne accorgo..ma poi non ho mai voglia, energia, desiderio, di pensare alle tende, ai lampadari, a tutte quelle cose che come mi hanno detto "fanno casa".
mah.
fermandosi a rotolarsi in bocca la parola "nostro".
Starà bene nella nostra sala, lo useremo per i nostri ospiti, finalmente il nostro microonde.
Mi piacciono.
Sono stata così anch'io. Anche se giravamo per negozi "tutto 50 cent " e cose così, lo spirito era quello.
Ho sempre pensato, immaginandomelo, quanto sarebbe stato bello dire "nostro" di una casa.
Quando lo abbiamo fatto eravamo in affitto e non ci importava niente, è stato così bello, divertente, era davvero nostra, chi entrava se ne accorgeva.
Ora che sono io e il mio mutuo e potrei sbizzarrrirmi anche di più, come dice Elena vivo come il prototipo dello scapolo 40enne da telefilm.
A volte tornando la sera mi guardo intorno e me ne accorgo..ma poi non ho mai voglia, energia, desiderio, di pensare alle tende, ai lampadari, a tutte quelle cose che come mi hanno detto "fanno casa".
mah.
venerdì 27 luglio 2007
chissà se l'hai capito. stavolta.
"ti ricordi, Michele? ti ricordi? ti ricordi? ti ricordi?"
questa volta...NO.
Spiazzata eh? tu che già pregustavi il calore dolciastro del sangue.
Niente. Non ricordo. Non esiste che io ricordi. Prova a costringermi , ma non ti dirò mai sì.
Mi sono rotta.
Basta. Le cicatrici sono ormai strisce di tigre, tutt'uno col mio corpo.
Le ho fatte mie e le porto in giro come se fossimo nate insieme, naturali e senza dolore.
Non puoi più farmi niente.
Sono giovane e forte. non più piccola e spaventata.
Dovresti finalmente accorgerti che tutto è cambiato.
Io ora sono la tigre, e lei è diventata il mio cucciolo.
Ho grandi zanne e unghie lunghe per difenderla, sappilo.
So ringhiare, balzare e sbranare se necessario.
Non puoi più raggiungerla, se non passando su di me, e sai che non puoi più.
Ricordati di questo. Non hai più breccia da cui passare.
Finchè io sarò qui. E io sarò qui. Sono tornata per restare.
Tu non vedi oltre il tuo naso, non esci mai da te stessa neanche per sfiorare il pensiero altrui. Ma attenta.
Sei sul filo sottile di una corda tesa.
Prima che sia tardi, smettila con gli affondi e le sortite inutili.
Non ti rendi conto che lei è ciò che ti salva?
Tu continui ad attaccare, credendo di vincere. E invece.
Dovesse mai accaderle qualcosa...lo sai...non avresti più nulla, IO non avrei più la sua mano a trattenermi il braccio. Lo capisci questo?
Dura...è questo che pensi di me. Non lo so, non credo.
Ma se ti piace pensalo. E ricordati che ancora non sai cosa sarebbe senza quella mano leggera che mi ferma.
Prega che la stretta non si allenti mai. O che tu capisca in tempo.
E non serve neanche minacciarla con l'assegno.
Non ce n'è bisogno. Una tigre sa sempre come portare cibo al cucciolo. Ricordatelo. Io sono qui, adesso. E ti tengo d'occhio.
questa volta...NO.
Spiazzata eh? tu che già pregustavi il calore dolciastro del sangue.
Niente. Non ricordo. Non esiste che io ricordi. Prova a costringermi , ma non ti dirò mai sì.
Mi sono rotta.
Basta. Le cicatrici sono ormai strisce di tigre, tutt'uno col mio corpo.
Le ho fatte mie e le porto in giro come se fossimo nate insieme, naturali e senza dolore.
Non puoi più farmi niente.
Sono giovane e forte. non più piccola e spaventata.
Dovresti finalmente accorgerti che tutto è cambiato.
Io ora sono la tigre, e lei è diventata il mio cucciolo.
Ho grandi zanne e unghie lunghe per difenderla, sappilo.
So ringhiare, balzare e sbranare se necessario.
Non puoi più raggiungerla, se non passando su di me, e sai che non puoi più.
Ricordati di questo. Non hai più breccia da cui passare.
Finchè io sarò qui. E io sarò qui. Sono tornata per restare.
Tu non vedi oltre il tuo naso, non esci mai da te stessa neanche per sfiorare il pensiero altrui. Ma attenta.
Sei sul filo sottile di una corda tesa.
Prima che sia tardi, smettila con gli affondi e le sortite inutili.
Non ti rendi conto che lei è ciò che ti salva?
Tu continui ad attaccare, credendo di vincere. E invece.
Dovesse mai accaderle qualcosa...lo sai...non avresti più nulla, IO non avrei più la sua mano a trattenermi il braccio. Lo capisci questo?
Dura...è questo che pensi di me. Non lo so, non credo.
Ma se ti piace pensalo. E ricordati che ancora non sai cosa sarebbe senza quella mano leggera che mi ferma.
Prega che la stretta non si allenti mai. O che tu capisca in tempo.
E non serve neanche minacciarla con l'assegno.
Non ce n'è bisogno. Una tigre sa sempre come portare cibo al cucciolo. Ricordatelo. Io sono qui, adesso. E ti tengo d'occhio.
Massacro
Ai putti del centro estivo piaceva un sacco giocare a Massacro.
Uno sta in mezzo, bendato, e gli altri in cerchio lo massacrano di gavettoni. Il gioco è che dopo tot massacrate se riesci a schivarne una chi ha sbagliato va in mezzo.
Marco adorava farci andare me, in mezzo, per prima. Divertentissimo. Per lui e i piccoletti.
Io mal sopporto l'idea di starmene nel buio aspettandomi acqua gelata addosso da ogni direzione, sperando muovendomi a caso di schivare il prima possibile la bomba bagnata.
Quindi mi scuserai se non ho più voglia di giocare te, alla tua personale versione del gioco.
Io bendata e tesa, che non so da che parte arriverà il dolore questa volta e tu che all'improvviso arrivi e mi pugnali.
Io mi sono stancata, ho voglia di riposarmi. Trova altri compagni di gioco. Grazie.
Uno sta in mezzo, bendato, e gli altri in cerchio lo massacrano di gavettoni. Il gioco è che dopo tot massacrate se riesci a schivarne una chi ha sbagliato va in mezzo.
Marco adorava farci andare me, in mezzo, per prima. Divertentissimo. Per lui e i piccoletti.
Io mal sopporto l'idea di starmene nel buio aspettandomi acqua gelata addosso da ogni direzione, sperando muovendomi a caso di schivare il prima possibile la bomba bagnata.
Quindi mi scuserai se non ho più voglia di giocare te, alla tua personale versione del gioco.
Io bendata e tesa, che non so da che parte arriverà il dolore questa volta e tu che all'improvviso arrivi e mi pugnali.
Io mi sono stancata, ho voglia di riposarmi. Trova altri compagni di gioco. Grazie.
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