mercoledì 6 settembre 2006

Mi manca chiunque

già solo per questa frasettina sul retro della copertina, "La scopa del sistema" meritava. poi ha meritato nel tempo una seconda lettura. grandioso Wallace.
Stasera penso che abbia ragione. mi manca chiunque. O forse nessuno. Non so. forse soffro solo l'ultima afa prima delle foglie secche. Forse quando dico qualcuno...come Saverio cerco solo la mia Astrid...o forse non esiste.
Se potessi tornare indietro di un paio d'ore, per lo meno mi sentirei meno idiota. E potrei continuare a credere..ad altro. Ingannarmi pensando non è vero, in fondo non so. So. E' che mi piace troppo danzare sui rasoi, forse. ...
I hurt myself today to see if I still feel...
Forse ha ragione chi mi dice che è colpa mia..questo continuo scompenso tra ciò che c'è e ciò che manca e vorrei.
Perfetto. E ora che lo so...il passo successivo qual è? io conosco solo quelli che continuo a danzare da tempo...non ne ho ancora trovati altri che durassero. Forse sono proprio io il mio problema.
Come sono sempre stata. Nonostante tutto...incuriosisco.
C'è sempre qualcuno che si avvicina...non dura ma c'è sempre, fin'ora.
Una solitudine strana...con molta gente intorno. nessuno che vede, tutti che osservano.
what have I become? my sweetest friend...everyone I know goes away in the end.
Forse è meglio se non mi guardo allo specchio.
Mi hanno detto che ho uno sguardo che scende dentro. Ogni volta che provo con me stessa però ...mi spiace ma soffro di vertigini e vorrei solo finire lì.
Ma alla fine...non c'è nessun altro in vista, in realtà. sarà meglio che impari a farmi compagnia un po' meglio.

event horizon

Un orizzonte degli eventi è sostanzialmente una previsione della relatività generale che fenomenologicamente dovrebbe dare luogo ad un "confine" tale che tanto la materia, quanto la luce non lo possano attraversare. Ciò che può succedere in prossimità di un orizzonte degli eventi non è facilmente prevedibile in termini della sola relatività, ma richiederebbe una complessa modellizzazione della materia, che può dare luogo a fenomeni diversi. Da un punto di vista osservativo le evidenze riguardanti fenomeni di orizzonte sono relativamente scarse ed indirette, anche se comunemente si ritiene che l'esistenza di oggetti astrofisici compatti identificabili con buchi neri si possa dare per assodata.
Un orizzonte degli eventi divide lo spaziotempo in regioni causalmente sconnesse, dal momento che esse non possono interagire tramite alcunché.

Affascinante. regioni causalmente sconnesse. E se fossero anche casualmente sconnesse, o anzi..casualmente connesse? come io, me e me stessa ci sentiamo da tempo?

Bella conversazione ieri sera...semplice in fondo...a dire con stupore "tu mi ascolti..davvero...", e la solita conclusione sarà stato il vino la stanchezza il relax sarà stata la sera il buio sarà stato il telefono la passeggiata il cibo sarà stato che non sei vicina che sei lontana che non ci sei sarà stato questo a farmi parlare così e non si ripeterà.
Dicono che è una superficie immaginaria questo orizzonte degli eventi..eppure la sento. Appena intravedo...qualcosa...sfugge...slitta quel tanto perchè siano di nuovo mondi diversi e muti..o urlanti..ma sempre in ritardo l'uno sull'altro a non sentirsi.

lunedì 4 settembre 2006

lamento boliviano

Me quieren agitar
me incitan a gritar
soy como una roca
palabras no me tocan

adentro hay un volcan
que pronto va a estallar
yo quiero estar tranquilo...

Es mi situación una desolación
soy como un lamento, lamento boliviano
que un día empezo y no va a terminar
y a nadie hace daño...

...pietre e bastoni possono rompermi le ossa, ma non c'è parola che farmi male possa! Vero Chuck?
E perchè invece non è affatto così?
Le parole sono la mia linfa e il mio veleno. E' inutile negarlo..

domenica 3 settembre 2006

non chiedere

Dalle colline si vedevano le stelle. tantissime, da tanto non le vedevo così. Una notte luminosa. Rilassarsi...guardare..riconosco sempre solo il carro, ma è la mia piccola soddisfazione vedere che c'è...
Silenzio, stelle, quasi freddo...parole. Il tempo passa troppo in fretta, in quest'alternanza di meraviglia e disillusione che mi lascia stremata.
Vorrei lasciarmi cadere...due braccia aperte per me, ad accogliermi. Per un po'...acciambellarmi in un abbraccio.
In silenzio, per favore. Le parole lasciamole per un'altra volta. Le conosco a memoria, come ritornelli stanchi che dicono sempre: non chiedere non chiedere non chiedere. E poi: anche se lo so che non chiedi, lo so che non chiedi . E poi: continua così, a non chiedere, per favore. Per favore.
Scrollo le spalle. "dammi quello che vuoi, io quel posso"... parole in prestito a dire quello che ho sempre fatto, senza spostarmi mai di tanto...eppure..ancora...a volerne nuova conferma sempre, a dire: non chiedere non chiedere non chiedere, ricordati di non chiedere.
Silenzio per favore. Vorrei solo vedere le stelle. Stella cadente. Desiderio espresso in fretta...che sia possibile, per una volta...non dover ri-siglare sempre lo stesso accordo? Perchè sempre quelle mani avanti, a proteggere da una caduta mai sfiorata? non chiedere non chiedere non chiedere lo so non chiedi ma non chiedere eh? non farlo non farlo non farlo, dì che non lo farai, non farlo.

venerdì 1 settembre 2006

quoi...

Ci sono i momenti perfetti. Perfetti a modo loro...come una margherita in mezzo al sangue, come il tramonto durante un naufragio...mai come l'apostrofo rosa del poeta...
Sto ancora rigirando le scene nella mia testa, pensando come e quando e cosa...è vero? E' vero. E adesso? E adesso...
Si può tenere in mano questa perla spinosa. Si può? non so..ci sto provando.
E c'è chi aspetta a braccia conserte e dice fai decidi vai vieni prendi togli ma tu sempre tu solo tu mentre io aspetto.

Quoi
d'notre amour fou n'resterait que des cendres
moi
j'aim'rais qu'la terr's'arrête pour descendre
toi
tu m'dis qu tu n'vaux pas la cord'pour te pendre
c't à laisser ou à prendre- joie
et douleur c'est ce que l'amour engendre
sois
au-mois conscient que mon cœur peut se fendre
soit
dit en passant j'ai beaucoup à apprendre
si j'ai bien su te comprendre
- amour cruel
comme un duel
dos à dos et sans merci
tu as le choix des armes
ou celui des larmes

lunedì 28 agosto 2006

mare

Forse l'ultimo bagno della stagione (nonchè il terzo in totale).
Vento nuvole e spiaggia quasi nuda.
Ma l'acqua era bassa e piacevole...granchiolini avventurosi che zampettavano leggeri sulle mie caviglie.
Fine estate...
Chissà se l'uva dell'autunno sarà buona.

giovedì 24 agosto 2006

passerà anche questa stazione...

E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
poi scuse accuse e scuse senza ritorno
e ora viaggi vivi ridi o sei perduta
col tuo ordine discreto dentro il cuore

ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all'Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore

ma dove dov'è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole

ma dove dov'è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.

Il problema è che a quanto pare importa...e ogni stazione...è dolorosa...ma ci sono voci come questa che sono balsamo sulle ferite. Passerà passerà...ma sì....e domani...

mercoledì 23 agosto 2006

psicosi delle 4.48

"Sono triste
Sento che il futuro è senza speranza e le cose non possono migliorare
Sono stufa e insoddisfatta di tutto
Sono un fallimento completo come persona
Sono colpevole, vengo punita
Vorrei uccidermi
Prima riuscivo a piangere ora sono oltre le lacrime
Ho perso interesse negli altri
Non riesco a prendere decisioni
Non riesco a mangiare
Non riesco a dormire
Non riesco a pensare
Non riesco a vincere il senso di solitudine, di paura, di disgusto
Sono grassa
Non riesco a scrivere
Mio fratello muore, il mio amante muore, sono io che li uccido Galoppo verso la morte
Ho terrore dei medicinali
Non riesco a fare l'amore
Non riesco a scopare
Non riesco a stare sola
Non riesco a stare con gli altri
Ho i fianchi troppo grandi
I miei genitali non mi piacciono
Alle 4 e 48 quando la disperazione mi fa visita mi impiccherò al suono del respiro del mio amante
Io non voglio morire
Mi sono depressa così tanto al pensiero della mia mortalità che ho deciso di suicidarmi
Io non voglio vivere
Sono gelosa del mio amante addormentato e desidero ardentemente quel suo stato di incoscienza indotto
Quando si sveglia lui invidierà la mia notte insonne di pensieri e discorsi non impastati dai farmaci
Ho deciso di consegnarmi alla morte quest'anno
Alcuni diranno che questa è autocommiserazione
(sono fortunati a non sapere quanto è vera)
Altri capiranno solo la sofferenza
Sta diventando la mia normalità
......"

E così via, cara Sarah.
oggi mi sento particolarmente in sintonia con te.
Altre volte preferisco tirare sassate al gabbiano che mi diceva che il corpo non è altro che un grumo di pensiero, perchè o mi prende in giro o io proprio i grumi non li so sciogliere perchè il pensiero è ancora peggio. Manca l'aria, o ce n'è troppa.
E' possibile sentirsi costretti e contemporaneamente desiderare delle mura, dei confini?
C'è qualcosa di sbagliato, qualcosa manca e qualcosa è di troppo.
Se si potesse veramente sciogliere il grumo.
C'era quella storia...quella del principe a cui la strega aveva fatto un nodo nel cuore...e lui non ricordava più il nome dell'amata, o il proprio...ricordi di bambina...e qualcuno...forse di nuovo l'amata, la principessa buona, toccandogli il petto scioglieva il nodo ghiacciato. Questa immagine mi è rimasta, il tocco che scioglie i nodi, che libera e aiuta.
Io non sono capace. Le 4.48 per me di solito arrivano, non so perchè, alle 2.30. Quasi un appuntamento galante col buio.
sono stanca.

venerdì 11 agosto 2006

alone you breathe

You were never one for waiting
Still I always thought you'd wait for me
And have you from your dreams awakened
And from where you are what do you see

Which of us is now in exile
Which in need of amnesty
Are you now but an illusion
In my mind alone you breathe

You believed in things that I will never know
You were out there drowning but it never showed
Till inside a rainswept night you just let go
....


Ogni volta che la ascolto mi manchi e lo penso fortissimo e piango e magari sono in macchina e lo so che è pericoloso...

Tomorrow and after
You tell me what am I to do...
Gotta get back
Gotta get back
Gotta get back
What am I to do

Mi manchi tantissimo.
E sono passati già o solo 4 anni. E non mi hai neanche visto laureata. Ci penso tanto sai... E avrei voluto...ti avrei messo in testa l'alloro.. Però c'ero, prima, ti ricordi vero che c'ero? Fino all'ultimo. Sempre. E ho anche chiamato la banda, dopo, la sentivi l'ho fatto...
E arrivavo di corsa appena chiamavi, o chiamavano i vicini...si sentono delle urla...forse è caduta..venga qualcuno...
Lo sai vero? e adesso io cosa devo fare???? mi manchi...
Mi hai sempre minacciato con gli occhi che ti ridevano..e poi verrò..verrò a tirarti per i piedi, di notte...cazzo...vieni per favore...ti giuro che non mi spavento, o se mi spavento poi mi passa ma tu vieni che mi manchi.
ti prego dai una sera una mattina una notte quando vuoi.
ieri ho visto una stella cadente...esaudisci il desiderio dai ...dai...per favore....mi manchi...tanto.

domenica 6 agosto 2006

by this river

Here we are stuck by this river
You and I underneath a sky
That's ever falling down down down
Ever falling down

Through the day as if on an ocean
Waiting here always failing to remember
Why we came came came
I wonder why we came

You talk to me as if from a distance
And I reply with impressions chosen
From another time time time
From another time.

Il problema è questo vetro tra noi, questa barriera trasparente e sottile che se la ride dei miei..tuoi..tentativi di andare oltre.
Non so tu...ma io sono piena di graffi e schegge...e se non valesse più la pena leccarsi le ferite?

mercoledì 2 agosto 2006

P.R. (per ricordo)

Per Ricordo

...Ho vissuto il terrorismo, stragi rosse e stragi nere,
aeroplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni.
Ho visto gladiatori sorridere in diretta,
i pestaggi dei nazisti della nuova destra.
Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze
e anarchici distratti cadere giù dalle finestre...
MCR



2 AGOSTO 1980

Ricordare ricordare ricordare. sempre.




Se qui c'è la metà del mio cuore, dottore,
l'altra metà sta in Cina
nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.
E poi ogni mattina, dottore,
ogni mattina all'alba
il mio cuore lo fucilano in Grecia.
E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno
quando gli ultimi passi si allontanano
dall'infermeria
il mio cuore se ne va, dottore,
se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.
E poi sono dieci anni, dottore,
che non ho niente in mano da offrire al mio popolo
niente altro che una mela
una mela rossa, il mio cuore.

E' per tutto questo, dottore,
e non per l'arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,
che ho quest'angina pectoris.
Guardo la notte attraverso le sbarre
e malgrado tutti questi muri
che mi pesano sul petto
il mio cuore batte con la stella più lontana.

N. HIkMET

venerdì 28 luglio 2006

J. Marias

Non ho voluto sapere, ma ho saputo che una delle bambine, quando non era più una bambina ed era da poco tornata dal suo viaggio di nozze, entrò nel bagno, si mise davanti allo specchio, si aprì la camicetta, si tolse il reggiseno e si cercò il cuore con la bocca della pistola del padre, il quale si trovava in sala da pranzo in compagnia di parte della famiglia e di tre ospiti. Quando si udì lo sparo, più o meno cinque minuti dopo che la bambina si era allontanata da tavola, il padre non si alzò subito, ma rimase per qualche secondo paralizzato e a bocca aperta, senza osare masticare nè ingoiare e meno che mai sputare il boccone nel piatto; e quando finalmente si alzò e corse verso il bagno, quelli che lo avevano seguito videro che mentre scopriva il corpo insanguinato della figlia e si metteva le mani nei capelli continuava a spostare il boccone di carne da una parte all'altra della bocca, ancora incerto su cosa farne. Aveva il tovagliolo in mano, e lo mollò solo dopo un bel pezzo quando si accorse del reggiseno scaraventato sul bidè, e allora lo coprì con la salvietta che teneva o stringeva nella mano e che le sue labbra avevano macchiato, come se provasse più vergogna alla vista di quel capo intimo che a quella del corpo riverso e seminudo con cui l'indumento era stato a contatto fino a poco prima: lo stesso corpo che era stato seduto a tavola, che aveva attraversato il corridoio e si era poi fermato davanti allo specchio. Prima ancora, con un gesto automatico, il padre aveva chiuso il rubinetto del lavandino, quello dell'acqua fredda, che era quasi completamente aperto. QUando si era fermata davanti allo specchio, e si era poi aperta la camicetta per togliersi il reggiseno e cercare il cuore, la figlia aveva pianto, poiché, riversa lì sul pavimento freddo dell'enorme bagno, aveva gli occhi pieni di lacrime che non si erano viste durante il pranzo né potevano essere spuntate dopo che era caduta a terra senza vita.
Contrariamente alle sue abitudini, e a quelle di tutti, non aveva messo il chiavistello alla porta, cosa che spinse il padre a immaginare (ma per un attimo e quasi senza pensarci, fintanto che deglutiva) che forse, mentre piangeva, la figlia aveva atteso o sperato che qualcuno aprisse la porta e le impedisse di fare quel che aveva fatto, non con la forza, ma con la sola presenza, scorgendo la sua nudità mentre era ancora in vita, o mettendole una mano sulla spalla. Ma nessuno (tranne lei, proprio perchè non era più una bambina) era andato in bagno durante il pranzo.

martedì 18 luglio 2006

"Quel che rimane a galla, quel che resta della bufera ce lo portiamo dietro con noi sino a casa, compreso il salvagente del ricordo che, tutt’altro che leggero, fa si non ci si allontani mai troppo dalla propria storia."

Grazie Paolo.
Per me che pendolo tra estremi, strappi sanguinolenti e ricuciture strette....trovare così, all'improvviso, qualcosa che mi entra nella testa e di cui penso "vero...vero...avrei voluto sentire io queste stesse parole".
Sono un'idrovora di parole...da sempre....mi piace scoprire che qualcun altro ha espresso i miei pensieri..meglio di come avrei fatto io.
E per quanto mi riguarda...i naufragi e le bufere sono qualcosa di inevitabile, necessario anche. come i ricordi. Con un occhio all'orizzonte e un braccio intorno al salvagente...cercando di capire...dove sia casa...cosa sia casa...

giovedì 13 luglio 2006

sssaino

- Ragazzi forza, prendete su lo zaino e andiamo..hey...lo zainoooo...-
- Ma che..sei straniera?-
-?!?!?!-
- Ma sì..cos'è lo SSSSSAINO? lo ZZZaino si dice..-
- eh va bhe lo zaino sì-
- ZZZ, ZZZaino, non SSSAINO, dai!!!-

Che ridere, straniera di 140 km, ecco svelato il mistero.
E poi diciamo integriamoci, mediamoci con le diverse culture. In fondo non siamo poi così diversi, no, bimbi? E loro ti guardano, occhioni spalancati e testoline inclinate...curiosi. E io che ho i loro colori, la loro lingua.... io salto all'occhio già solo per una parlata così..come dire, vagamente diversa,...per quella cadenza, anzi cadenSa, che mi fa subito riconoscere. Ma sarà? Risate, insieme ai bambini. Di cuore e di gola. E a chiedere "maestra maestra...ci dici "pizza"? daiiiii dici pisssssssa...."
E sabato un tuffo nelle origini, a ritemprare e curare questa SSSS che ho sempre odiato e che ora mi scopro a coccolare, e a sorriderci sopra.
Quasi un marchio, pensavo, e ora invece una cosa mia, un filo di ragno con una città vicina ma lontana.
...zaino...pizza...zuzzurellone....e via ridendo, ad libitum.

venerdì 7 luglio 2006

pioggia

Perché è la perdita la misura dell'amore?
Non piove da tre mesi. Gli alberi scavano sonde sottoterra, inviano radici di riserva nel suolo arido, radici che aprono come fossero rasoi ogni vena gonfia d'acqua.
I grappoli si sono appassiti sulle viti. Ciò che dovrebbe essere turgido e sodo, resistente al tatto per aprirsi in bocca, è spugnoso e piagato. Quest'anno non avrò il piacere di rigirare gli acini bluastri fra indice e pollice e di impregnarmi di muschio il palmo della mano. Perfino le vespe sdegnano quelle esili gocce marroni. Perfino le vespe, quest'anno. Non è stato sempre così.

Jeanette Winterson - Scritto sul corpo

Per piovere piove, qui. Un sacco. L'umidità si taglia a fette, pioggia dal cielo, vapore afoso dalla terra.
Non manca di sicuro la pioggia. che cosa allora?....saperlo...ma comunque, non è stato sempre così.
Forse è questo che fa spalancare gli occhi e la bocca a forma di ooooooh tristemente stupita. Non è stato sempre così.