martedì 14 luglio 2009

please kill me

Sarebbe di molto gradito se ora qualcuno gentilmente mi sparasse.
Il posto migliore è la fronte, in mezzo agli occhi.
Cortesemente chiederei di evitare il cuore, il quale al momento non è in condizioni di essere bersagliato, in quanto è rimasto impigliato nella cintura di sicurezza di una macchina.

Sono una contraddizione. Lo so. Vorrei smettere di sentire, completamente.
Eppure, al contempo, non sono mai stata così grata per aver sentito così tanto.
Altri la chiamerebbero Sindrome di Stoccolma in versione coniglia.

Tutto qua.
Please kill me (quanto avevano ragione i Ramones)

martedì 7 luglio 2009

Il Bel Paese

Calls grow within G8 to expel Italy as summit plans descend into chaos

For another country to organise the sherpa calls is just unprecedented. It's a nuclear option," said one senior G8 member state official. "The Italians have been just awful. There have been no processes and no planning."
(...)

"This is a gigantic fudge," Gowan said. "The Italians have no ideas and have decided that best thing to do is to spread the agenda extremely thinly to obscure the fact that didn't really have an agenda."

Silvio Berlusconi has come in for harsh criticism for delivering only 3% of development aid promises made four years ago, and for planning cuts of more than 50% in Italy's overseas aid budget.

http://www.guardian.co.uk/world/2009/jul/06/g8-considers-expelling-italy


le famose 25 cose (in promessa a F.)

F. che hai promesso che leggerai, in onore di S. e delle sue sante ideone.
Non che non avessi di meglio da fare, tipo dormire, lo so, ma una promessa è debito.
L'orario non è dei più astuti, ma forse per il genere di elenco che vado a fare, è meglio non essere del tutto lucida.
La giornata di oggi sembrava non concludersi mai, a ripensarci ora che è l'una ed è finita...porco giuda ladro...sono riuscita veramente...roba che darmi pugni in testa da sola è poco.
Anche se il digiuno dicono sia purificatore, unito al calo di pressione su di me ha avuto un effetto quasi allucinatorio...complici i discorsi incasinati che solo due donne innamorate (non tra di loro in questo caso) possono fare, ho rischiato di vedere non solo la Madonna, ma anche il coro dei beati e qualche cherubino, a un certo punto.
Concludiamo con F. che mi chiama, dopo un paio di mesi di silenzio, ripetendo come un mantra "cazzo cazzo cazzo..oh cazzo cazzo cazzo..oh..." perchè lo ha chiamato S., che da qualche mese cerca di dimenticare, filosoficamente, a colpi di sangiovese.
"oh cazzo cazzo cazzo...oh cazzo cazzo cazzo..aiutami..cosa le dico adesso io?"
E via di nuovo di discorsi. più che altro via di orecchio liquefatto e stordito.
Con lettura finale delle 25 cose di S., che lui ha amabilmente scovato per leggermele e glorificarmi la soavità e la leggiadria della beneamata.
Finchè tra un "oh cazzo" e l'altro, la richiestona: dai dai dai...scrivilo dai.
Vengo a leggere, se lo scrivi. Dai. L'ha fatto anche S., su dai.
Secondo me, gli afflati di sangiovese, sono arrivati fin qui.
Se no non mi ci metterei.

1. da bambina sognavo di diventare correttrice di bozze

2. ho una microfrattura mai sistemata alla mano sinistra

3. ho sempre desiderato una di quelle enormi scatole di pastelli con tutte le sfumature immaginabili

4. amo gli animali

5. odio i "perchè sì" "perchè no"

6. mi fanno schifo le cavallette (vanno al di là della mia nozione di animali...)

7. metto la menta tritata nel minestrone d'inverno

8. suon(av)o malissimo la chitarra

9. sono una pessima attrice

10. pare che sia una cuoca discreta

11. conservo gelosamente l'autografo di Francesco Guccini

12. conservo le lettere anche di 20 anni fa

13. non mangio il melone

14. di notte girando per casa spesso tiro ginocchiate contro oggetti sporgenti non identificati

15. scrivo, scrivo, scrivo

16. ho letto 3 volte Guerra e Pace

17. non ho mai visto Titanic

18. il mio primo, e più amato, fumetto è stato Lupo Alberto

19. a volte, tipo ora, vorrei solo spegnere il cervello e diventare un ficus benjamin, che sicuramente farei meno danno

20. vorrei poter tornare indietro nel tempo, ogni tanto, e mordermi la lingua

21. adoro la cipolla

22. so essere testarda

23. non ho mai avuto il motorino

24. non sopporto il ritornello "ah ma lo diconi/fanno tutti"

25. sono atea.

lunedì 6 luglio 2009

At work!!!


Mattinata pseudo produttiva.
Finito (?) il ppt.
Ora ci buttiamo con slancio su "childhood abuse and current interpersonal conflict" o "maternal-son incest, consequences and therapy"?
La scelta è ardua.
Al momento mi riposo un secondo con le zampe sul tavolo. (vedasi..autoscatto :-) )


e intanto ascolto i miei vecchi Gem boy..."Scusa posso leccare un po', ho visto che hai un gelato sei sicura proprio no? Non intendevo il gelato. Tiramisù la banana con il bacio son gusti da provare..."




p.s. pensa te le acrobazie della vita. Mi son sempre sentita dire "sei troppo pessimista..." e invece ora, a quanto pare, sembro la nipote scema di Tonino Guerra, rispetto a qualcun altro.

domenica 5 luglio 2009

Josè S.

Suponho que no princípio dos princípios, antes de havermos inventado a fala, que é, como sabemos, a suprema criadora de incertezas, não nos atormentaria nenhuma dúvida séria sobre quem éramos e sobre a nossa relação pessoal e colectiva com o lugar em que nos encontrávamos. O mundo, obviamente, só podia ser o que os nossos olhos viam em cada momento, e também, como informação complementar não menos importante, aquilo que os restantes sentidos – o ouvido, o tacto, o olfacto, o gosto – conseguissem perceber dele. Nessa hora inicial, o mundo foi pura aparência e pura superfície.(...)
Hoje, porém, embora sabedores de que desde o último dos vírus até ao universo, não somos mais do que organizações de átomos e que no interior deles, além da massa que lhes é própria, ainda sobra espaço para o vácuo (o compacto absoluto não existe, tudo é penetrável), continuamos, tal como o haviam feito os nossos antepassados das cavernas, a apreender, identificar e reconhecer o mundo segundo a aparência com que se nos apresenta.

http://caderno.josesaramago.org/

A suprema criadora de incertezas.
Come sempre Josè S. è un grandioso ourives das palavras. Mai definizione fu più precisa.
Quale pervertimento dell'animo umano, ci ha portati a questo?
A creare un linguaggio comune che non è comune, ma che ci ostiniamo a definire tale.
Crearlo, renderlo fondamentale, neanche volessimo davvero comunicare in maniera sempre più esatta..quando poi, in realtà, non facciamo altro che identificare e riconoscere il mondo secondo l'apparenza con cui ci si presenta.
Le parole sono fonte di malintesi, lo ripeteva la mia adorata volpe.
E così via, con tutto quel che ne consegue.
Ma soprattutto, noi andiamo oltre: abbiamo le parole, i dizionari, sinonimi, contrari, perifrasi.
Abbiamo una combinazione infinita di suoni e lettere dell'alfabeto.
Eppure, continuiamo a fermarci all'apparenza, nella maggior parte dei casi.
E l'apparenza, se non è quella giusta, è sufficiente a farci escludere scartare chiudere fuori eliminare sparire dimenticare.
Che ironia...tanto sforzo per distinguerci dagli animali...per comunicare in modo più elevato..e poi ci fermiamo sempre e comunque al colore delle piume o alla grandezza delle corna.
C'è davvero di che vantarsi.
Non posso che rifarmi alle parole di Nanni, confermando che cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone.

sabato 4 luglio 2009

presunzione?

Forse mi sbaglierò.
Dopotutto io ho un'esperienza molto più breve, col soggetto in qeustione, di quella che hai tu.
Ma non sono d'accordo lo stesso.
E vorrei poter aver la presunzione di poter fare qualcosa anche io per. Un giorno.
Magari. Almeno un po'.
Perchè sono miope, certo, ma quello che ho visto coi miei occhi lo so.
E anche quello che ho percepito, che ho sentito dentro.
E non era una questione di etanolo, glicerolo, lieviti e glucosio.
O forse sì, e allora mi sto sbagliando.
Comunque sia...questo è ciò che farò per qualche giorno.
I'll just ...until...

Posso farti una domanda..?

Posso?
...

E poi mi ci vogliono due ore per arrivare a farla, la domanda.
Ma quanto è bello poi ricevere QUELLA risposta.
Da te.
Voglio dire...non mi interessava saperlo in generale, ma se tu con me.
tu. con me.
E ora sono felice.
grazie.
Se tu potessi vedere le stelline nei miei occhi....

venerdì 3 luglio 2009

think it over

Le parole sono importanti.
Ma i fatti, beh, i fatti anche.
Le parole generano spesso malintesi.
I fatti?
vediamo.
Quando faccio giocare i miei corsisti, a un certo punto uso l'esempio della carezza.
Prendo un corsista, lo porto davanti agli altri, e parlando gli tocco leggermente il viso.
E chiedo "chi siamo?"
Amanti, madre e figlio, amici, colleghi, ha una briciola, lo accarezzi, lo pulisci,gli senti la temperatura.
di tutto.
I gesti sono fatti? credo di si.
ma sono sempre un linguaggio.
Verbale paraverbale non verbale.
Ogni linguaggio può essere fonte di malintesi.
Cosa fare allora?
Tentativi.
I miei migliori tentativi.
Con la volontà migliore, con la disponibilità più trasparente a creare in qualche modo un linguaggio condiviso.
C'è una canzone bellissima di Lou, che dice
"Because when you ask for someone's heart
you must know that you're smart
smart enough to care for it..
"
Tutto questo è vero. Molto.
Quando si chiede qualcosa di così importante, quando ci viene offerto qualcosa di così importante, non si può accettare con leggerezza.
Bisogna guardarsi dentro il tempo necessario per rendersi conto di tutto questo.
Chiedersi se ci sentiamo in grado, almeno, di provarci davvero.
Bisogna avere cautela.
Per esperienza so che i più resilienti sono i bambini.
hanno una capacità di recupero estrema, nelle condizioni giuste.
Poi si cresce.
Le esperienze, i dolori, le emozioni, le speranze, le fatiche.
Più si è vissuto, più se ne portano i segni, gioie e ferite insieme.
I cuccioli sono fiduciosi, ingenui. Offrite calore e latte a un cucciolo e vi seguirà ovunque.
Provate ad addomesticare un animale adulto, che ha conosciuto il calore della tana e il freddo della strada.
Bisogna avere cautela. Avere cura.
Crescendo si sviluppa l'istinto, ma anche la diffidenza.
E contemporaneamente, però, la stanchezza. Il corpo e la mente acquisiscono una forma propria, non sono più così pronti a rigenerarsi dopo le cadute.
Questo va ricordato. Bisogna avere cautela, pensarci su.
Guardarsi gli occhi, guardarsi le mani.
Il mio sguardo castano e le mie piccole mani, si sentono pronti.
Si sentono, forse, consapevoli.
Mi domando cosa, come.
Mi domando quasi tutto, sono una foresta di interrogativi.
Mi sento così maldestra, così piccola a volte, così imbranata.
Il mio meglio, sarà abbastanza?
Am I smart enough to care for it?
Per parte mia...avrei tutte le intenzioni di dimostrare che .

giovedì 2 luglio 2009

vita da coniglietti

Trovo certi atteggiamenti molto irritanti. Bah.
Come dire..mi puzzano.
Questa immagine rende l'idea...decisamente.

Yo vuelvo por mis alas, ¡dejame volver!

La poesia la ricordo, ma al momento mi sfugge l'autore. Ho in mente Garcia Lorca, ma la pigrizia di controllare è troppa.
Ieri sera ogni tanto mi tornava in testa, e mi domandavo, oziosa, chi è che l'ha scritta poi?
ma non avevo di certo modo di controllare.
ora che potrei, la pigrizia mi assale.
Sono state 12 lunghe ore, per tacere delle altre 12.
L'aeroporto è grande e pieno di gente. Di tutti i bar, quello ha le poltrone più invitanti, vecchio stile come il salotto buono di un'inglese anzianotta e amante del tè e dei pizzi.
Mi acciambello sulla stoffa bruna, leggiucchiando...e scivolo in un sonno più o meno superficiale.
un'oretta a rendermi conto, alle volte, del passaggio di qualcuno vicino a me, del sedersi e alzarsi delle persone, del cicaleccio.
L'orologio si muove lento. Io e la mia mania di arrivare in anticipo.
Ho ancora 3 ore.
Leggo. Leggo. Leggo.
Il mio inglese si è riattivato, il romanzo comprato ieri è quasi finito, per fortuna ho altri 3 libri ancora intonsi, nello zaino.
All'improvviso mi prende il freddo, sgranchisco le gambe verso il bar dove servono tè e caffè in quantità infinita (bevi finchè ne vuoi, o finchè non ti esplode la vescica, una cosa così).
Evito accuratamente il caffè, ma una marmitta di tè col latte non me la leva nessuno.
Un paio di matrone arrancano per arraffare l'ultimo posto a sedere nell'area recintata (sic, animali in gabbia, guai a portare il bicchiere viola nel settore verde, o la cannuccia rossa dove le hanno gialle), ma per una volta la mia forma gnomica mi aiuta, dribblo la versione britannica di Scilla e Cariddi e mi accascio trionfante.
Ancora troppe ore, spalmate in lunghi minuti. La lettura procede. Ogni tanto mi concedo di osservare i tavoli vicini, inventandomi storielle senza capo nè coda sui personaggi più pittoreschi.
Nonostante la buona volontà e la sete, scopro che c'è un limite alla quantità di tè acquoso che posso ingurgitare in una sola sessione, e una visita al bagno mi rende edotta di una differenza rispetto a altro aeroporto da me visitato.
Lì ricordo che nel bagno degli uomini campeggiava il distributore di preservativi, in quello delle donne...quello di assorbenti.
Qui c'è una variazione sul tema.
Dopo una rapida ispezione risulta che..gli uomini, che monotonia, hanno il distributore di preservativi, le donne assorbenti e, udite udite, tic tac, alla menta e anche a non so che gusto tropicale.
Fiera della mia scoperta di alto valore etnografico, inizio la lunga marcia verso il gate.
Ci manca soltanto che salti fuori qualcuno urlando stentoreo "dead woman walking"..il corridoio sembra non finire mai, e la mia scarsa propensione al volo rende il mio viso più tirato del solito.
La vetrata rimanda occhiaie più rosse che scure, ciocche di capelli sparse, aria stanca.
L'acqua. Ho dimenticato di bere tutta l'acqua.
La poliziotta apre il mio zaino con aria schifata, solleva un calzino fucsia spaiato, rovista tra i libri e i foglietti, acchiappa trionfante la bottiglietta con qualche dito di acqua dentro.
Segue dialogo in inglese che si conclude con me che bevo ogni goccia sotto i suoi occhi. Finisco sempre per fare queste scene, in aeroporto. Sarà di buon auspicio?
c'è tantissima luce, fuori, ancora. A quanto pare voleremo col sole, non male.
Mi accampo davanti al gate, dopotutto manca circa mezzìora all'imbarco..cosa vuoi che sia starmene un po' qui per terra.
Assorta nella lettura...mi accorgo che qualcuno alle mie spalle sta sacramentando in toscano, mentreuna donna bionda esce dalle transenne e si rivolge all'hostess che dovrebbe imbarcarci.
Non sento cosa dice, la vedo di spalle...ma dai suoi movimenti e dalle espressioni della hostess..capisco che si sta lamentando di qualcosa e che la hostes non può farci molto, se non sorridere con l'aria un po' spiritata di cui ha chiuso l'audio al mondo esterno.
Il motivo del contendere scopro essere il ritardo del volo, ci imbarcheranno, pare, circa un'ora dopo.
Arrivo previsto, fusi orari compresi, intorno all'una del mattino.
Cazzo. Così 12 minuti per uscire dall'aeroporto, trovare un taxi, raggiungere la stazione, fare il biglietto, acchiappare il pullman.
Anche perchè se no, il prossimo è verso le 6..non voglio stare 5 ore in stazione!!!!
Imbarcati.
Ci stipiamo come sardine sull'aereo pullman, fitti di putti che piangono urlano o persino cantano.
Un angioletto biondo e paffuto sfugge all'abbraccio materno e caracolla baldanzoso, scalzo e super pannolinato, lungo la passerella.
A parte questi piccoli show, il volo procede, lento e inesorabile, su terra e mare e terra.
Odio volare. Non sono fatta per volare. Voglio atterrare. Mi piacciono gli atterraggi.
Yo no vuelvo POR MI alas, pero dejame volver... decisamente odio volare. non sono fatta per.
Man mano che andiamo il cielo diventa rapidamente buio. Riporto avanti l'orologio, ecco che il tempo passa ma il volo resta lungo, ancora e ancora.
Finalmente, nel buio, le luci sempre più vicine. Sobbalzi sobbalzi sobbalzi...frenata.
L'afa notturna colpisce come un destro allo sterno, togliendo il respiro.
il vantaggio del solo bagaglio a mano è che supero un sacco di persone, nella corsa al fuori. E al taxi.
la fila è selvaggia, assolutamente.
Ho solo 10 minuti, aspetto da 20.
Finalmente il mio, o meglio finalmente acchiappo un autista saltandogli praticamente sul cofano.
Avrà una settantina d'anni, il mio Caron dagli occhi cisposi, e per il breve viaggio mi urla che secondo lui non ci sono pullman, a quest'ora, che dovrò stare in stazione 5.6 ore e non è un bel posto.
Il pullman c'è. Lo aspetto alla piazzola, sempre più sudata nell'umidità immobile.
Dietro di me sale un ragazzo tunisino, lavora in una pizzeria lì in zona, prende tutte le notti questa linea per tornare a casa.
Poi un uomo rasato e tatuato, l'autista gli parla lentamente come fosse un bambino. Lui si altera "sono italiano" . "scusa, ti facevo albanese". Si contrae tutto. Albanese, che brutta parola: come se lo avessero frustato: "sono italiano, io, che albanese...forse dovresti stare attento!!!".
Qualcuno alle sue spalle spinge per salire, viene sospinto avanti.
Un indiano dalla voce acuta discute col controllore sulla validità del suo biglietto.
Passano i minuti.
Il controllore gli dice di farne un altro. L'indiano vuole utilizzare quello.
Il controllore caldeggia l'opzione nuovo biglietto. l'indiano mantiene la posizione.
Continuano a passare i minuti.
L'italiano albanese chiede a un paio di ragazze nere se sono della zona. La più giovane ride e dice che viene dalla Nigeria.
Il pizzaiolo si altera, urla all'indiano di pagare il cazzo di biglietto nuovo che tutti vogliamo andare a dormire.
L'indiano si rassegna. Gli cade una cascata di spiccioli lungo l'autobus buio. Il biglietto viene fatto.
L'aria condizionata è sempre più alta, crollo nel sonno e mi sveglio intirizzita nonostante la giacca col cappuccio tirato sugli occhi.
Siamo arrivati, si scende.
la stazione, alle 3 del mattino,è chiusa.
Qualcuno ci dorme davanti, una giovane coppia fa tenerezza: lui è sdraiato tutto storto, in una specie di cerchio con lei acciambellata dentro.
Un uomo con le bretelle sul torso nudo si trascina in giro chiedendo a tutti "ma che ore sono".
Io, come da copione, devo assolutamente fare pipì, peccato che non ci siano bar aperti.
Alle 4, la Polfer apre i lucchetti, una ventina di facce assonnate si insedia tra i binari, in attesa di andare.
Un'altra ora e mezza di viaggio circa, in un treno particolarmente vecchio e sporco.
la carrozza olezza di vino stantio....che sia lo spirito di nonno venuto a vegliare? Bah, preferirei ti manifestassi in modo più signorile, ma insomma fa lo stesso. nonostante l'odore rancido di vino andato, sonnecchio di nuovo, un'altra ora circa. Prima dell'ultimo cambio di treno.
Sono da poco passate le 6, il sole è sorto su piccole cittadine che sembravano addormentate.
E' l'ultimo sforzo. Sveglia solo per un'oretta ancora, poi doccia e sonno.
Dopo aver espletato un paio di faccende.

martedì 30 giugno 2009

incredibilia

Davvero incredibile come le prospettive cambino.
Dove "abbey brides" significa "club asiatico per soli uomini", qualsiasi stravolgimento del pensiero e' concesso.
Al momento mi accorgo di quanto mi sia cara la vita.
Un'ulteriore epifania, appropriata anch'essa al luogo, in effetti.
Sono vagamente preoccupata per domani.
Ma insomma...forse rispetto al totale disinteresse per me stessa e per il possibile dispiegarsi del destino, un po' di preoccupazione e' sana.
beh. incrociamo le dita. e speriamo di acchiappare tutto cio' che coincide e che va.
Senza troppi intoppi.

feeling like


Al momento mi sento come un culturista, che dopo anni a vantarsi durante le competizioni, anni di foto alle pareti mentre solleva cavalli, barche, donne cannone...
si fa prendere dal colpo della strega mentre porta la spesa su per le scale.
E STENDING OVESCION FOR MI

Alice, what's the matter?

Quando mi sento cosi' mi torna in mente quella canzone.
Cosa succede?
What's the (fucking) matter?
Non lo so.
Ho affrontato situazioni piu ostili, come quando mi sono persa di notte a B. per aver sbagliato autobus. Come quando ad A. mi hanno scambiata per.
E allora? Merdimonio merdimonio merdimonio!!!
Perche un paio di episodi insignificanti mi riduce cosi?
Mi ritrovo come una scema su Ha'Penny bridge, a stringere fortissimo il parapetto mentre tutto turbina intorno e il cuore rimbomba.
",....hey hey...help?....wrong?...hey?"
Che succede. neanche l'inglese capiamo piu?
"I'm ok I'm ok, thank you..." mi allontano dalla ringhiera, deve aver pensato che volessi buttarmi nel Liffey.
La mia faccia nello specchio del bar non e' molto rassiucrante in effetti...sono sudata fradicia anche se qui ci saranno 15 gradi, ho gli occhi piu spalancati del solito, e sicuramente non un bel colorito.
Ma che cazzo.
Sulla fiancata di un autobus il viso triste di una donna, la scritta "I feel unsafe when..." e il resto scorre troppo in fretta nel traffico.
La citta' si prende forse gioco di me???
Do I feel unsafe?
neanche fosse la prima volta.
neanche fosse la citta' peggiore.
Cosa c'e allora? Merdimonio.
Forse il mio istinto aveva ragione: anni che penso di venirci, anni che rimando.
E adesso che sono qui...penso solo che vorrei tornare a casa.
Non mi sono mai sentita cosi' straniera, cosi' fuori posto.
Da anni non reagivo cosi' male ai piccoli inconvenienti di una donna che viaggia da sola. Voglio tornare a casa. Per favore. Voglio le scarpette di Dorothy, batterle e ritrovarmi a casa mia.
Lontano da questa citta che mi inquieta e mi respinge.
Mer-di-mo-nio. Esattamente. E' inutile che cerchi di capire cosa stia borbottando l'italiana piccoletta che non vuole, alle cazzo di 9 del mattino, nessuna cazzo di pinta. Merdimonio.

venerdì 26 giugno 2009

domande (in)consuete

A 15 anni la conoscevo già a memoria.
I sorrisi, se provavo a scriverne una frase, erano a compatire la mia stranezza.
Sono passati altri 15 anni.
Da tempo non la scrivo. Anche se per me nessuna voce sarà mai più cara, anche se ancora posso cantare quasi tutta la discografia.
La ritiro fuori, qui, adesso.
Incurante dei sorrisi o delle smorfie altrui.
E' così che mi sento. Guccini è sempre stato più bravo di me, a descrivermi.



E siamo qui spogli in questa stagione che unisce
tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove,
non so dire se nasce un periodo o finisce,
se dal cielo ora piove o non piove...

Pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene",
a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?"
Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme?
Fuori c'è ancora una città?

Se c'è ancora balliamoci dentro stasera,
con gli amici cantiamo una nuova canzone...
tanti anni e son qui ad aspettar primavera,
tanti anni ed ancora in pallone...

Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te...
Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di noi...

giovedì 25 giugno 2009

cancellature

Avevo scritto tante parole.
Righe ordinate una sull'altra sullo schermo.
Piccoli segnetti neri a dipanare il filo del mio pensiero.
Ma non erano abbastanza.
Opachi, sgraziati. Approssimativi.

E poi c'è da dire che, quando sono nata io, nonna andava in giro a ripetere che ero bruttissima, "così gli dei non saranno invidiosi".
Ecco.
E' tutto bruttissimo, va bene?
Mi avete sentito lassù?