domenica 8 novembre 2009

riciclaggio "geek"

Questa mattina le opzioni erano: studiare un po' di cose, prepararmi per il lavoro di domani, mettere in ordine casa. Sono partita bene, alle 8 la fase uno era già pienamente operativa.
Alle 11 però, in piena fase 3, sono stata folgorata sulla via di Damasco, anzi sulla via del corridoietto di casa mia, dall'idea che finalmente avrei evitato il funesto "dove metto le chiavi di casa per non perderle?", grazie a un oggettucolo chiamato "appendichiavi da parete".
Consideriamo però:
a- che non ho soldi (come mi ha fatto gentilmente sapere l'ultimo estratto conto)
b- che mi piace il riuso degli oggetti
c- che in fondo sono un po' geek dentro (lo dimostrano i miei block notes e portamatite fatti coi floppy)
E così, ecco il mio ultimo nato.
Va perfezionato, al posto di quei gancetti neri giganti devo trovarne di più piccoli, color ferro.
ma per il resto sono soddisfatta.


Materiale occorrente:
- 2 cd non più funzionanti (o funzionanti, ma con inciso sopra Gigi d'Alessio)
- colla per appiccicare tra loro i due cd
- rivettratice + rivetto
- trapano
- gancetti

martedì 3 novembre 2009

info

Eludo le domande.
Ogni volta che mi lascio andare a parlare, poi me ne pento.
non è una questione di fiducia, o di informazioni segrete.
E' che poi, magari,per essere gentili, per fare conversazione, le persone fanno domande.
Ricordano l'unico sterile dettaglio che hai raccontato di te, e domandano.
Ci restano aggrappati, come quei riccetti spinosi che si attaccano al maglione se ti sdrai per terra in questa stagione. Quando non piove, si intende. Altrimenti ti resta solo melma, sul maglione.
Che comunque, rende l'idea della sensazione che mi danno quelle domande.
Sono una vera imbecille a volte. In questo, i soldati, almeno quelli dei film, sono molto meglio.
Solo nome, grado, e numero di matricola.

venerdì 30 ottobre 2009

rivelazione. e dopo settimane, un po' di sensatezza

Certe rivelazioni arrivano all'improvviso.
Me ne sono accorta così, guardandoli quando non mi guardavano, quando non mi pensavano guardante.
E l'ho scoperto, allora.
Che i miei genitori, I MIEI GENITORI...i miei genitori..sono..mortali.
Mio padre, che io credevo eternamente forte. mia madre..che pensavo, dentro di me, eternamente madre protettrice.
invece sono stanchi..invecchiati...mia madre per la malattia, mio padre per il perenne curarsi di lei...
Sono così..fragili.
Ci ho pensato e ripensato, in questi giorni in cui corro tanto e penso troppo.
Ho pensato a cosa fare per loro.
E magari è una stronzata galattica, ma ora che l'ho fatta..sto meglio.
mia madre adora i mercatini di natale, e ogni anno diceva che voleva andarci ma poi non si sa come si rimandava sempre. Un anno erano "lontani" (?), un anno non c'erano i soldi, un anno io ero piccola, un anno era in ospedale mia nonna.
Basta.
Ora ce l'ho fatta.
per una volta che la mia capacità di frugare internet serva a qualcosa.
la stronza in agenzia viaggi mi dice che a Trento non si trova niente, per il periodo di natale, che è tutto pieno.
mi guarda schifata.
Come se le avessi chiesto di organizzarmi un tour pedofilo in Thailandia. Stronza.
Ci vogliono 10 minuti, con la mia connessione pleistocenica, per reperire un grazioso hotel, dove la gentilissima operatrice mi detta al telefono gli estremi per il bonifico (non ho la carta di credito, sorry).
Mi sono svenata, un terzo del mio stipendio per due notti con colazione inclusa, ma mi rendo anche conto che se avessi uno stipendio normale non avrei nemmeno speso molto.
Sembra un gran bel posto. Centrale, facile da raggiungere, vicino a tutto.
E io guardo e riguardo il sito. E le camere. E il ristorante. E i mercatini. E tutto quanto.
E per la prima volta, in settimane, sento di aver fatto qualcosa di sensato.

mercoledì 28 ottobre 2009

elenchi (quel che volevo essere)

Da bambina, volevo diventare:
1) una bibliotecaria: vivere in mezzo ai libri, e poca gente intorno.
2) una correttrice di bozze: leggere per lavoro? vivere nel lisciare e sistemare la prosa altrui? wow ( e poi leggevo e rileggevo il romanzo di Leavitt dove la madre del protagonista fa questo lavoro, e amo tanto quel romanzo)
3) una criminologa: poi sono cresciuta e il signor John Douglas è diventato il mio mito, per cui...era nell'aria
4) una buona madre: volevo avere figli, semplicemente
5) una scrittrice: e torna, ancora, l'ossessione per le parole.

domenica 25 ottobre 2009

perle

Ricordo una vecchia striscia di Garfield.
Il suo padrone lo guardava ed esclamava: "Garfield..sei una perla. E sai come si formano le perle nelle ostriche?", mentre il gatto lo guardava gongolando.
Nella vignetta successiva il padrone conclude gridando: " ...attraverso un'irritazione costante!!!!!!"
Ecco.
Poi c'era il compianto Nietzsche, che parlava di caos e stelle danzanti.
Io, per come sono in questi giorni, dovrei esser ricca di perle danzanti.

Sento sulla pelle i vestiti come carta vetrata, i pensieri acuminati cozzano contro il cranio causandomi eterni mal di testa, e di notte le palpebre si ammutinano troppo spesso, lasciandomi a occhi spalancati.
Certo è che le parole sono importanti.
"stella danzante" e "perla" sono molto più poetiche di "esaurimento" e "ulcera".

mercoledì 21 ottobre 2009

agli sgoccioli


Parecchio tempo fa l'avevo già selezionata, questa foto.
perchè rappresentava in modo sintetico ed efficace la sensazione che provavo.
Ad oggi, non ho trovato un'immagine migliore. O forse, semplicemente, non ho cambiato stato d'animo.
Non so. Come che sia, eccomi.

domenica 11 ottobre 2009

con amore.

Ci ho messo diversi minuti a toglierti il telefono dalle mani.
Eppure vedevo le tue labbra contrarsi, il tuo viso arrossarsi, sentivo la tua voce salire di tono, e la sua uscire dal telefono così monotona e autocentrata.
Vedevo benissimo quanto ti stavi innervosendo, quanto ti costava parlare, rispiegare per l'ennesima volta la tua situazione.
Dev'essere orribile, essere prigionieri del proprio corpo. Sono sicura che avresti voluto gridare, agitarti, persino sbattere la porta e andartene.
Ma non lo puoi più fare. Una breve passeggiata ti stanca, se hai la mano impegnata sei già ferma lì, non puoi fare nessun altro gesto che reggere il telefono.
E io ci ho messo minuti, a fare il gesto che avrei dovuto fare subito.
Portarti via il telefono, poggiarmelo all'orecchio e poi interrompere, con voce pacata di rasoio, quel fiume torbido di parole.
avrei dovuto farlo prima. avrei dovuto farlo subito. Proteggerti, ora che sei fragile.
perchè non riesco a farlo? Lo so, non sono infallibile.
Eppure mi arrabbio con me stessa, vorrei essere scattante, una leonessa, per te, a volte.
L'altra parte di me, invece, vorrebbe ancora essere il tuo cucciolo. Vorrebbe vederti forte, sentirti come quando ero piccola e tu sapevi risolvere tutto.
E così ci metto minuti, ci metto tempo, a fare il gesto da adulta, ad alzarmi in piedi e, con tutta la delicatezza del mondo, sì, ma comunque in maniera inequivocabile, sostituirmi a te.
E' come ammetterlo nuovamente. Che i nostri ruoli, inesorabilmente, slittano e si ribaltano.
Mi viene da piangere, quando ti vedo all'improvviso mentre tu non mi stai guardando, e ho la sensazione, per un attimo, di cogliere come devi sentirti.
Mi sembra di vederti urlare dentro di te, imprigionata in quel guscio che non ti obbedisce come vorresti, e vorrei essere una di quelle guaritrici dei romanzi, e far sparire tutto.
In parte anche per egoismo, per averti di nuovo intera, per poter essere di nuovo io, almeno per un attimo, quella piccola e fragile.
A momenti sembri quella di prima, per un attimo, e io mi cullo nell'illusione di avere ancora tante pagine bianche da scriere. Poi l'immagine si sbriciola e all'improvviso vedo il tempo che si accanisce e sento la sabbia delle clessidre scorrere, e ci sono troppe cose che vorrei darti prima che sia troppo tardi.

venerdì 9 ottobre 2009

elenchi (uomini)

I 5 uomini che più hanno segnato, o segnano, la mia vita:

1. il mio babbo, che mi vede bella anche con queste occhiaie
2. Lorenzo S., con cui 14 mq sembrarono una reggia
3. Paolo, luminosissima e letale meteora nella mia vita
4. Sigmund F., che interpretò sogni, analizò la psicopatologia della vita quotidiana e così via
5. Francesco G., che tanti anni fa in concerto col fiaschetto di vino cantava di locomotive e di incontri e di domande consuete

il casino con l'auto intorno.

Qualcuno, con tutte le buone intenzioni del mondo, mi dirà che sbaglio.C
Che a te, semplicemente, non ci devo più pensare.
Ma che farci?
oggi guidando acchiappo l'auricolare per rispondere al telefono...e mi accorgo che è imbrigliato intorno a una serie di oggetti e oggettini.
E così, quando mi fermo, guardo meglio.
Bottigliette vuote, depliant del supermercato, libri, una giacca, oggettucoli inutili, e così via.
la mia macchina sembra di nuovo uno spaccato del mio cervello: di tutto, di più, e tutto questo nel casino più totale.
ti ho pensato.
L'unica volta in vita mia che mi sono lanciata nelle grandi pulizie del mio potente mezzo è stato un giorno che aspettavo la tua venuta.
Lo feci volentieri, assolutamente molto volentieri.
Era come una specie di regalo per te, un farti vedere che facevo queste piccole (enormi) cose per te.
Povera macchinina, ha sperimentato quel breve momento di gloria e splendore e ora è di nuovo un casino.
Tu eri riuscito a darmi davvero tante energie, davvero tanta voglia di fare, di essere, di vivere.
Te la sei portata via, con gli interessi, in quella lunga calda giornata di luglio.
Eppure, a volte, il mio cervello ha una piccola scintilla e ti penso.
Oggi poi, ho guardato quella specie di suk in miniatura che è la mia auto, e ho pensato che, forse, avrei dovuto pulirla un po'. Poi sono scesa. Non ho tolto nemmeno i depliant che infestano i sedili dietro.

domenica 4 ottobre 2009

Elenchi (libri)

Io, generatore antropomorfo di entropia, rido sempre quando F., con gli occhi azzurri luccicanti di esaltazione, mi spiega quanto sia libidinoso per lui stilare elenchi di cose da fare. E poi, via via che sono fatte, cancellarli voce per voce con il pennarello rosso.
Io non ho questo tipo di pulsione. Però anche a me piacciono gli elenchi.
Nel caos che mi caratterizza, a volte per capire dove inizio e finisco, da dove vengo e dove credo di andare, mi trovo a fare elenchi.
Scandisco la mia vita così, coi libri che ho letto, con gli uomini più o meno stronzi che (ho) incontr(at)o, con le conversazioni stile "le ultime parole famose", con le canzoni che ascolt(av)o in loop...e così via.
A volte, oziosamente elencando, scopro cose di me che avevo dimenticato. O mai notato.
Quando poi, al cinema, il mio Nanni, interprete di Caos calmo, elenca tra sè e sè per fuggire alla realtà, ho sentito quella fitta di simpatia che ti (quantomeno mi) prende a volte per persone sconosciute che non rivedrai mai più, ma che fanno o dicono qualcosa che.
Niente di originale, in effetti, Hornby docet, per dirne uno.

Libri preferiti (5 sono pochi. 10 anche, ma almeno sono il doppio). In ordine sparso.
1. La morte è un affare solitario. R. Bradbury (che non si trova più in libreria, che scandalo)
2. Il giovane Holden, J.D. Salinger
3. Nessundove, N. Gaiman
4. Pragmatica della comunicazione umana, P. Watzlawick
5. Mindhunter, J. Douglas
6. Lolita, V. Nabokov
7. La cognizione del dolore, C. E. Gadda
8. Citarsi addosso, W. Allen
9. La colazione dei campioni, K. Vonnegut
10. Chiedi alla polvere, J. Fante

sabato 3 ottobre 2009

...but if I ever leave this world alive...


If I ever leave this world alive
I'll thank for all the things you did in my life
If I ever leave this world alive
I'll come back down and sit beside your
Feet tonight
Wherever I am you'll always be
More than just a memory
If I ever leave this world alive

If I ever leave this world alive
I'll take on all the sadness
That I left behind
If I ever leave this world alive
The madness that you feel will soon subside
So in a word don't shed a tear
I'll be here when it all gets weird
If I ever leave this world alive

So when in doubt just call my name
Just before you go insane
If I ever leave this world alive
Hey I may never leave this world alive
But if I ever leave this world alive
....


Un giorno magari la canticchierò a qualcuno.
Un giorno magari canticchierò per qualcuno.Un giorno.
Mi piacerebbe, un giorno, sì, davvero lo vorrei, davvero, canticchiare,un giorno, per qualcuno che stringerò tra le braccia, un qualcuno piccolo e tiepido, un qualcuno che a occhi spalancati mi guardi come se io fossi tutto il mondo e che si nutra di me e che cresca intorno a me chiamandomi "mamma".
Che pensieri, che pensieri.
A scriverli, poi, si sa, diventano veri.
Scripta manent, anche se non inchiostrati ma solo digitati, questi scripta.
Ma niente meglio del web per archiviare ad libitum le parole di chiunque, anche se ora premessi l'icona del bidoncino, per cancellare tutto e far finta di non averlo mai nemmeno pensato.

Oggi, camminando verso l'auto:
-non ho mai avuto paura della morte..ma a volte ci penso ultimamente...non è la mia morte che mi spaventa, ma quello che lascio. Penso che vorrei morire quando avrò almeno messo un po' di cose a posto..sai, con tre figli, almeno vederli più grandi e sistemati...
- io ho la paura opposta credo...
-?!?!
- ho paura di non lasciare niente. Se continuo così...morirò...e non lascerò niente di niente..tutto quello che ero sparirà con me.

Non avrei mai pensato di dire qualcosa di così intimo a te. La nostra intimità, la nostra confidenza, ha confini precisi e fortificati. Ma i miei pensieri a volte forzano il blocco, che vuoi che ti dica.
Forse è questa maledetta influenza, maiala per quanto non suina, che mi indebolisce e mi rende loquace.
Non so.
Ma è vero, che ho paura. Di non arrivare mai a canticchiare per nessuno un po' di celtic punk.

martedì 29 settembre 2009

cercando un po' di pace

La mia Annie non esiste, ma non importa.
Qualcosa in questa canzone dolce mi rlassa.
E così stasera la si ascolta, prima di dormire.
E la lascio qui in auspicio che la ascolti anche G., che fatica a prendere sonno, e che mi supporta e sopporta in questo periodo difficile. Augurandoti, sottovoce che non ci sentano gli dei, che arrivi almeno la tua, di Annie.

emosssssione

E finalmente oggi ho fatto quel benedetto intervento.
Emozionante vedere quel centinaio di facce, block notes spianati e penna in mano.
Stranissimo parlare e vederli prendere appunti.
Stranissimo starmene in università davanti a un microfono, a parlare.
Ma gratificante. Un sacco. Anche l'applauso finale quando sono andata via.
E' stato...bello.
Ora spero solo che qualcosa di quello che ho detto rimanga come traccia in qualche testa.
Comunque sia...è andata. Olè!

domenica 27 settembre 2009

Ammissione

Ho spento tutte le luci, tanto l'azzurro del monitor è più che sufficiente.
Non ho bisogno di guardare la tastiera quando scrivo, non più.
Tenere le mani sui tasti aiuta, mi distrae dal mettermele tra i capelli a cercare di soffocare pensieri che non voglio avere.
Ammetto di avere un problema. In questo momento. Sì.
I criteri di un buon clinico per diagnosticare un disagio sono la pervasività del disturbo, il fattore tempo, oltre al malessere percepito.
La cosa che mi preoccupa qui è la pervasività.
Quali aree della mia vita sono al momento danneggiate se non ancora compromesse?

Il lato sentimentale è una merda, a voler essere onesti.
Ho perso le ultime risorse di fiducia e amore verso qualcuno che al momento ha ben altro da fare che pensare a me. Decisamente, ben altro.
Al momento quella che si autodefinisce la mia migliore amica mi dice che sono cinica e irriconoscibile, e chi mi conosce meno mi trova "spenta".
Non riesco ad accettare che qualcuno possa veramente interessarsi a me, sono terrorizzata che si ripeta quello che è "appena" (oh sì il tempo è soggettivo) accaduto: che qualcuno demolisca tutti i miei muri difensivi, mi illuda che non ne avrò più bisogno, che sia una buona idea fidarmi di lui, e poi si accorga che non ero quel che desiderava.
E così..che faccio? Tiro fuori tutto il mio sarcasmo e tutta la mia capacità di scandalizzare e infastidire.
"spiacere è il mio piacere", non faccio altro che mettere alla prova chiunque provi ad avvicinarsi, finchè non si stanca e se ne va una volta per tutte, comprovando la mia teoria che non mi volesse davvero bene.
E sono bravissima in questo. Mettetemi alla prova.
Dimostratemi un qualche interesse. Provate a dare un'opinione su qualcosa che mi riguardi. Chiedetemi di aprirmi a voi anche solo per discutere dei miei gusti di gelato preferiti.


Il lato familiare o affettivo in generale...beh...qui sono il solito asso di briscola io.
L'unico che non riesco a fregare è babbo, che con i suoi lunghi silenzi in disparte non crede ai miei teatrini e senza parere, quando mamma non sente, mi dice: "...sei più terrea del solito..." e mi dice che un giorno starò bene.
Per il resto sono sempre io, sono il jolly. Sono brusca e buffa e non mi preoccupo mai. Giusto? ecco.
Mamma dice che a me non succederà mai di star male perchè non mi importa mai di niente.
Sono secoli che non parlo con lei se non per brevi minuti, soprattutto al telefono, dove è, per forza di cose, più facile non guardarsi negli occhi e tagliare corto.

Il lato lavorativo? Il lato lavorativo sta andando a puttane insieme a tutto il resto.
Da un lato viaggiamo rigogliosi nell'oceano del mobbing, i miei sonni notturni di 6-7 ore sono un ricordo nostalgico, mentre ogni notte mi sveglia l'ansia, o le facce sognate negli incubi.
Ogni mattina mi alzo e vado là, tesa come una corda di violino e torno a casa con la testa che mi scoppia e un sapore acido in bocca.
Dall'altro, la stanchezza, le preoccupazioni, e la tristezza...influiscono sulla mia capacità di stare a galla. Dò il mio meglio, certo. Ma per quanto tempo?

La salute...la salute al momento è meglio di questa estate, anche se non è buona cosa questa stanchezza perenne, questo color grigio diffuso, e lo so che certi stati mentali influiscono anche sul corpo, ma oltre a saperlo non so che fare.
Il mal di gola è perenne in questi giorni, e i crampi, che non dovevano esserci più, tornano, alle volte.
Sono aumentati i giramenti di testa e i dolori alla cervicale. Lazzaretto, a me.

Mi domando da dove sia partito il tumore che ha sparso metastasi su tutta la mia vita...da quale punto di me. Da dove è iniziata la mia cancrena.
Sono i crampi? Sono le parole di altri? E' la paura di non farcela? E' la stanchezza?
Non lo so, non lo so, non lo so quale sia la cosa che mi fa scoppiare a piangere in questi giorni, all'improvviso.
Può capitare di sera, o di mattina, o a cena, o mentre dormo.
O anche, perchè no, mentre scrivo al computer al buio cercando di non pensare, una domenica sera come tante.
E' un problema. Sì. Lo ammetto.
Sulla pervasività, in effetti, non ci sono più dubbi. E nemmeno sul malessere percepito.
Che fare...puntiamo sul fattore tempo? C'è da dire che, al momento, nemmeno lui gioca a mio favore.
Fine. Tolgo le mani dalla tastiera. Le rimetto sul viso. Almeno per un po'.

sabato 26 settembre 2009

un momento

Stamattina sembra essere finalmente autunno davvero.
Dietro le tende chiare vedo un brandello di cielo grigio di nuvole pigre, e l'aria non si è ancora scaldata, lo sento dal freddo della cucina dove ho dimenticato la finestra aperta.
Ho tirato fuori i vecchi pantaloni neri della tuta, orfani ormai da 10 anni della loro felpa, ho raccolto i capelli col fazzolettone rosso e per scaldare i piedini ho riesumato le mie fondamentali pantofole a forma di coniglio (e di che altro se no?).
Gesti e vestiti familiari per riappropriarmi dei miei stessi contorni, per ritrovare me stessa in questo momento di perdita dei confini, degli appigli e dei traguardi.
In questo momento mi sento quasi integra, non è ancora piombata su di me la realtà a disgregarmi in un'accozzaglia confusa di fallimenti.
Resto immobile, respiro piano per non disturbare questa sensazione e farla durare il più possibile.